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‘M. Il figlio del secolo’, uno spettacolo popolare e una grande lezione di Storia

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Nella serie Sky, presentata alla Mostra del cinema di Venezia, Luca Marinelli conduce il gioco con il volto di Mussolini. Attore strepitoso, e grandi momenti di cinema. Per ribadire che il fascismo è stata una tragedia. E che il suo capo era un criminale
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Luca Marinelli ci guarda. E con lui, sembra che ci guardi Benito Mussolini. E' quella tecnica di scrittura che in teatro si definisce "a parte": le battute che un attore pronuncia rivolgendosi al pubblico, rompendo la quarta parete, cercando complicità; e la convenzione teatrale prevede che gli altri attori in scena non sentano. E' un discorso fra noi e un personaggio, un solo personaggio. In questo caso, il duce.

'M. Il figlio del secolo', la serie a Venezia 81. Luca Marinelli: "Mussolini cercava il pubblico come fanno i politici di oggi sui social"


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Il regista Joe Wright e gli sceneggiatori Stefano Bises e Davide Serino, sicuramente di concerto con l'autore del romanzo M. Il figlio del secolo Antonio Scurati, hanno giocato una scommessa difficilissima. E l'hanno vi…

Luca Marinelli ci guarda. E con lui, sembra che ci guardi Benito Mussolini. E' quella tecnica di scrittura che in teatro si definisce "a parte": le battute che un attore pronuncia rivolgendosi al pubblico, rompendo la quarta parete, cercando complicità; e la convenzione teatrale prevede che gli altri attori in scena non sentano. E' un discorso fra noi e un personaggio, un solo personaggio. In questo caso, il duce.

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Il regista Joe Wright e gli sceneggiatori Stefano Bises e Davide Serino, sicuramente di concerto con l'autore del romanzo M. Il figlio del secolo Antonio Scurati, hanno giocato una scommessa difficilissima. E l'hanno vinta: la serie targata Sky, presentata a Venezia, è di fatto un lungo film potente, spettacolare, avvincente. La scommessa è, come dicevamo, "far parlare" Mussolini: è lui a raccontarci se stesso, a commentare ciò che succede, spesso con il senno di poi, come se sapesse già come andrà a finire.

Ma. C'è un "ma" enorme, grosso come Villa Torlonia. Il Mussolini interpretato da Marinelli crede di sapere come andrà a finire. E' convinto di stravincere. Dopo il discorso con il quale sfida il Parlamento, in seguito all'assassinio di Matteotti, attende la reazione dei parlamentari, che non c'è; allora si rivolge in macchina, cioè a noi, e con aria strafottente e una credibilissima "zeta" romagnola dice "silenzio", come a dire: tacciono, li ho fregati, li ho in pugno. E' il finale della serie, che per il momento si ferma lì, a quel 3 gennaio del 1925. Ed è un grande momento di cinema, in cui Marinelli è strepitoso.

Luca Marinelli a Venezia con il regista Joe Wright (ansa)

Vedendo in successione tutte le puntate, siamo stati ogni tanto sfiorati dal dubbio che M. sia non un film "su" Mussolini ma un film "di" Mussolini, visto che è sempre lui - con il volto di Marinelli - a condurre il gioco. Ma come accade quando c'è una scrittura efficace e una regia in totale controllo, è lo stile a determinare il contenuto. Marinelli gigioneggia - volutamente - e attraverso la chiave del grottesco "smonta" Mussolini. Permettiamoci un paragone ingombrante: è come Alex / Malcolm McDowell in Arancia meccanica. Nel capolavoro di Stanley Kubrick Alex racconta la propria storia, e si descrive come un bravo ragazzo: ma le fanfaronate che dice, e il tono anti-realistico con il quale McDowell (altro attore sovrumano, sia chiaro) le recita ci fanno capire che mente, che è un delinquente.

Il cast di 'M. Il figlio del secolo' alla Mostra del cinema (agf)

Crediamo sia altrettanto chiaro che seguendo l'autoesaltazione del duce in M., contraddetta anche dalla precisione della ricostruzione e - si spera - dalla consapevolezza storica dello spettatore, si percepisca che il fascismo è stata una tragedia e che il suo capo era un criminale. M. è una sana lezione di Storia in forma di spettacolo popolare.

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