Il verdetto di Venezia 81 è un risarcimento per altri trionfi solo sfiorati
di Alberto CrespiLuchino Visconti vinse l’unico Leone d’oro della sua carriera con Vaghe stelle dell’Orsa. Nessuno avrebbe il coraggio di sostenere che si tratti del suo capolavoro. Càpita: i grandi registi hanno carriere lunghe, partecipano ai grandi festival, corteggiano i premi e a volte non li raggiungono mai. Poi, come per una sorta di sbilenca magia, vincono con un film “minore”.
La stanza accanto (in originale The room next door), primo film in lingua inglese dello spagnolo Pedro Almodóvar, non è assolutamente il suo miglior film: non ha la forza dirompente dei primi lavori di Pedro, che scompigliarono un cinema iberico appena uscito da anni e anni di dittatura; non ha la perfezione drammaturgica di capolavori come Parla con lei o Tutto su mia madre; soprattutto non ha, minimamente, quel miracoloso mix di melodramma e ironia che contraddistingue i migliori film di Pedro, come il divertentissimo Donne sul…
Luchino Visconti vinse l’unico Leone d’oro della sua carriera con Vaghe stelle dell’Orsa. Nessuno avrebbe il coraggio di sostenere che si tratti del suo capolavoro. Càpita: i grandi registi hanno carriere lunghe, partecipano ai grandi festival, corteggiano i premi e a volte non li raggiungono mai. Poi, come per una sorta di sbilenca magia, vincono con un film “minore”.
La stanza accanto (in originale The room next door), primo film in lingua inglese dello spagnolo Pedro Almodóvar, non è assolutamente il suo miglior film: non ha la forza dirompente dei primi lavori di Pedro, che scompigliarono un cinema iberico appena uscito da anni e anni di dittatura; non ha la perfezione drammaturgica di capolavori come Parla con lei o Tutto su mia madre; soprattutto non ha, minimamente, quel miracoloso mix di melodramma e ironia che contraddistingue i migliori film di Pedro, come il divertentissimo Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Almodóvar ha fatto film molto più belli, ma questo Leone forse lo risarcisce di altri trionfi solo sfiorati.
Non c’è molto da dire sugli altri premi. Il Gran premio della giuria a Vermiglio di Maura Delpero è una sorpresa, un bel riconoscimento per un film bello e personale: e almeno la nutrita pattuglia italiana non torna a casa a mani vuote. Brady Corbet, regista di The brutalist, non sembrava molto soddisfatto del premio alla regia ma si è vendicato con un discorso di ringraziamento lungo quasi quanto il film (3 ore e mezza). Vincent Lindon è un miglior attore degnissimo, Nicole Kidman è una Coppa Volpi inventata per non lasciare Hollywood a mani vuote. Meritava la brasiliana Fernanda Torres, per un film — Sono ancora qui di Walter Salles — che invece ha visto premiata la sceneggiatura. Capriole da giuria. Succede quasi sempre. A Venezia 2025, per chi ci sarà.