Se servissero prove concrete del fatto che l’overdose di film italiani alla Mostra di Venezia è dannosa in primis per i film medesimi, potremmo portare l’esempio di Anywhere anytime, unico lungometraggio nazionale selezionato dalla Settimana della Critica. Sbalestrati come eravamo fra i cappellini di Lady Gaga e l’andirivieni di ministri della Cultura, in pochi al Lido abbiamo potuto occuparci di questo film, e a causa del titolo qualcuno avrà pensato che si trattasse di un film straniero. In qualche misura lo è, ma ovviamente nel senso buono del termine: un po’ come Io capitano di Matteo Garrone e le medaglie vinte dagli azzurri alle Olimpiadi di Parigi, Anywhere anytime ci aiuta a ricordare come l’Italia si stia faticosamente e fortunatamente avviando a essere un paese multietnico.
Milad Tangshir, il regista, è nato in Iran nel 1983. Nel suo paese suonava nel gruppo rock degli Ahoora (ci sono loro brani su YouTube, se…
Se servissero prove concrete del fatto che l’overdose di film italiani alla Mostra di Venezia è dannosa in primis per i film medesimi, potremmo portare l’esempio di Anywhere anytime, unico lungometraggio nazionale selezionato dalla Settimana della Critica. Sbalestrati come eravamo fra i cappellini di Lady Gaga e l’andirivieni di ministri della Cultura, in pochi al Lido abbiamo potuto occuparci di questo film, e a causa del titolo qualcuno avrà pensato che si trattasse di un film straniero. In qualche misura lo è, ma ovviamente nel senso buono del termine: un po’ come Io capitano di Matteo Garrone e le medaglie vinte dagli azzurri alle Olimpiadi di Parigi, Anywhere anytime ci aiuta a ricordare come l’Italia si stia faticosamente e fortunatamente avviando a essere un paese multietnico.
Milad Tangshir, il regista, è nato in Iran nel 1983. Nel suo paese suonava nel gruppo rock degli Ahoora (ci sono loro brani su YouTube, se siete interessati), ma quando la musica “occidentale” da quelle parti è diventata tabù è venuto in Italia e ha deciso che il cinema lo affascinava di più. Anywhere anytime ci trasporta nel mondo dei lavoratori extracomunitari di Torino. Il giovane Issa viene dal Senegal, e a inizio film viene cacciato dal mercato di Porta Palazzo perché è senza permesso di lavoro. Grazie all’aiuto di un amico, che gli presta il cellulare e gli regala un’identità, trova un impiego come rider (consegna di cibo a domicilio), ma si ritrova con lo stesso problema del romano Antonio Ricci in un vecchio film che qualcuno di voi ricorderà, Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948): gli rubano la bici e ritrovarla sarà un’odissea.
Il merito principale di Anywhere anytime consiste proprio nel mostrarci come le istanze sociali e le dinamiche emotive del capolavoro di De Sica non siano minimamente cambiate dal dopoguerra a oggi: basta uscire dalla propria comfort zone e vedere come vivono gli “invisibili” che ci circondano nelle nostre belle città. Per il resto il film ha una sceneggiatura molto esile e i debiti nei confronti di Ladri di biciclette sono veramente troppi, ma la freschezza dello sguardo c’è, e i non-attori coinvolti, a cominciare dal protagonista Ibrahima Sambou, sono presenze commoventi. In qualche misura Anywhere anytime è un sequel, è quello che succederà al protagonista di Io capitano una volta sbarcato in Italia: la strada è lunga, e molto faticosa.
Anywhere anytime
Regia di Milad Tangshir
Voto: due stelle e mezza su 5