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‘Madame Clicquot’, un’occasione sprecata: il film che non racconta la storia di una battaglia coraggiosa. La recensione

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La storia della fondazione dell’impero delle “bollicine” lascia troppo in secondo piano le difficoltà di una donna imprenditrice in un mondo di uomini
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Negli ultimi anni vanno di moda le biografie aziendali, soprattutto quelle riguardanti le grosse marche di automobili. Madame Clicquot, coproduzione tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, ci riporta all'epoca delle guerre napoleoniche per raccontarci la fondazione dell'impero dello champagne e la vita della donna che lo governò: Barbe-Nicole Clicquot Pousandin, rimasta vedova a ventisette anni e decisa a portare avanti l'azienda di famiglia.

Il suocero vorrebbe vendere il vigneto; invece Barbe-Nicole chiede e ottiene tempo per sperimentare nuove tecniche di vinificazione, trasformando l'azienda vinicola indebitata in un modello per tutte le cantine del mondo. Non mancano le difficoltà, dovute anche agli embarghi che vietavano di esportare i prodotti ai nemici della Francia.

La ricostruzione d'epoca è curata e la direttrice della fotografia, la francese Caroline Champetier, fa bene il suo lavoro. Ciò che lascia insodd…

Negli ultimi anni vanno di moda le biografie aziendali, soprattutto quelle riguardanti le grosse marche di automobili. Madame Clicquot, coproduzione tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, ci riporta all'epoca delle guerre napoleoniche per raccontarci la fondazione dell'impero dello champagne e la vita della donna che lo governò: Barbe-Nicole Clicquot Pousandin, rimasta vedova a ventisette anni e decisa a portare avanti l'azienda di famiglia.

Il suocero vorrebbe vendere il vigneto; invece Barbe-Nicole chiede e ottiene tempo per sperimentare nuove tecniche di vinificazione, trasformando l'azienda vinicola indebitata in un modello per tutte le cantine del mondo. Non mancano le difficoltà, dovute anche agli embarghi che vietavano di esportare i prodotti ai nemici della Francia.

La ricostruzione d'epoca è curata e la direttrice della fotografia, la francese Caroline Champetier, fa bene il suo lavoro. Ciò che lascia insoddisfatti è il mix (troppo) cosmopolita del tutto, come accade spesso nelle coproduzioni internazionali. Tratta dal libro (scritto in inglese da un cittadino americano e pubblicato a New York) dello storico ed esperto di vino Tilar J. Mazzeo, la sceneggiatura ne è un adattamento di routine, che abusa dei flashback sui sei anni di matrimonio tra la protagonista e il marito François. Restano invece in secondo piano, rispetto alle difficoltà di realizzazione dello champagne ideale, le pulsioni dell'illuminismo che traversavano la Francia in quegli anni.

Ma soprattutto ci si sarebbe aspettati qualcosa di più di vaghe allusioni sulle difficoltà della vedovella a controbattere i pregiudizi dell'epoca circa il ruolo delle donne. Mostrando come Barbe-Nicole fosse costretta a battersi su due fronti: per imporre il suo vino e la sua logica femminile in un ambiente di uomini che non ammettevano la presenza delle donne nella sfera pubblica, nella politica e negli affari.

Madame Cliquot

Regia di Thomas Napper

Voto: due stelle su cinque

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