Moana Pozzi è sulla Treccani. La sua voce, scritta da Marco Giusti, inizia con le date di prammatica (nata a Pra’ Palmaro, un quartiere del Ponente genovese, il 27 aprile 1961; morta a 33 anni per un carcinoma epatocellulare, nell’ospedale Hôtel de Dieu di Lione, il 15 settembre 1994 - esattamente trent'anni fa) e poi, prima di un'accuratissima analisi della sua carriera, fornisce un dato inquietante: "Primogenita di Alfredo, ricercatore nucleare, e di Giovannina Alloisio. Il padre, che lavorava nelle centrali nucleari, veniva spostato in giro per il mondo, mentre la madre, casalinga, lo seguiva nel suo lavoro con tutta la famiglia. Moana trascorse quindi l’infanzia da una centrale nucleare all’altra, passando da Genova a Madrid, in Canada, in Brasile". Chissà se queste case al plutonio hanno provocato la sua malattia? Ma chissà se è davvero morta, visto che i suoi funerali furono segreti e nessuno ha mai visto il suo corpo da morta, dopo che in milioni l'avevano visto da viva?
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Moana Pozzi è sulla Treccani. La sua voce, scritta da Marco Giusti, inizia con le date di prammatica (nata a Pra’ Palmaro, un quartiere del Ponente genovese, il 27 aprile 1961; morta a 33 anni per un carcinoma epatocellulare, nell’ospedale Hôtel de Dieu di Lione, il 15 settembre 1994 - esattamente trent'anni fa) e poi, prima di un'accuratissima analisi della sua carriera, fornisce un dato inquietante: "Primogenita di Alfredo, ricercatore nucleare, e di Giovannina Alloisio. Il padre, che lavorava nelle centrali nucleari, veniva spostato in giro per il mondo, mentre la madre, casalinga, lo seguiva nel suo lavoro con tutta la famiglia. Moana trascorse quindi l’infanzia da una centrale nucleare all’altra, passando da Genova a Madrid, in Canada, in Brasile". Chissà se queste case al plutonio hanno provocato la sua malattia? Ma chissà se è davvero morta, visto che i suoi funerali furono segreti e nessuno ha mai visto il suo corpo da morta, dopo che in milioni l'avevano visto da viva?
A distanza di trent'anni, pensare Moana sessantatreenne è un esercizio quasi surreale. Cosa rimane di lei? Chi è, oggi, Moana? Vorremmo partire da un ricordo personale: non di lei - non l'abbiamo mai conosciuta - ma di uno dei pochi registi che le offrirono un ruolo non hard, Piero Vivarelli (1927-2010), grande amico di Riccardo Schicchi che la volle nel film Provocazione. Arrivò il primo giorno sul set senza sapere nulla del film, e chiese: cosa devo fare? Quante penetrazioni, singole o doppie? Quante fellatio? Altre cose? Sembrava avesse il tariffario, diceva Vivarelli; o che presentasse un menu. Quando il regista le disse che si trattava di un film erotico non hard, e che doveva recitare, fu sorpresa, quasi perplessa. E Vivarelli scoprì ben presto che non sapeva "recitare", sapeva fare solo quell'altro lavoro, che con la recitazione non c'entra nulla. E non sarà un caso che nessuna pornostar, nemmeno le americane più belle e famose, abbia mai fatto il salto nel cinema cosiddetto "vero".
Moana non era un'attrice, e oggi non è un'ex attrice. Era diventata un'icona, anche grazie alle sue apparizioni televisive che dimostravano la sua grande intelligenza. Era un corpo con un cervello. Le attrici che vengono chiamate a interpretarla, dalla Violante Placido della serie tv Moana alla Denise Capezza del recente film Diva futura, sanno recitare: ma non hanno nulla di lei, non le somigliano e non scalfiranno mai il suo mito. Lei, se è viva come pensano in tanti, le guarda e sorride.