Francesco Gheghi: “Racconto la violenza domestica nei panni di Luigi Celeste. Ma per i fan sono ancora il ragazzo che insegue i dinosauri”
di Arianna FinosFrancesco Gheghi, ventun anni, una filmografia blasonata e il premio da miglior attore di Orizzonti all’ultima Mostra di Venezia con Familia, l’intenso film di Francesco Costabile in sala con Medusa. L’attore sarà anche protagonista di A mani nude di Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann, presentato alla Festa di Roma.
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In Familia Gheghi incarna Luigi Celeste, che uccise il padre violento per difendere la famiglia, scontò il carcere e trovò la rinascita attraverso il libro sulla sua storia, Non sarà sempre così.
Francesco, che viaggio è stato per lei, Familia?
“Un viaggio importantissimo, molto formativo, molto profondo. È stata un'esperienza che sicuramente mi porto nel cuore in un momento molto importante della mia vita. Un film che mi lascia dei sentimenti profondi e delle forti consapevolezze”.
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Racconta una storia vera, un ragazzino che cresce nella violenza e che poi abbraccia un gruppo di estrema destra, all'insegna della violenza.
“Sì, Gigi è stato un bambino a cui è stato tolto il privilegio di essere tale. E quando cresci in un luogo violento, questo te lo porti nella vita, perché la violenza genera violenza. Gigi ha trovato in questo gruppo di estrema destra un luogo dove potersi riconoscere, dove poter esprimere tutta la sua rabbia”.
Come si è rapportato con Luigi Celeste?
“Per prima cosa ho letto il libro, e già dalla prima pagina è chiaro quel che leggerai. Noi vediamo queste storie sempre un po’ come se fossero dei film, storie lontane. Non entriamo in empatia, anche per autodifesa, per non farci coinvolgere troppo. Ho potuto parlare tanto con Gigi Celeste, mi ha raccontato tanto. Ma ho imparato anche dal suo modo di parlare, dal tono e dal vigore rivivevi la rabbia che c’era all’origine”.
Un ruolo che le ha fatto vincere il premio come migliore attore della sezione Orizzonti.
"È stato un sogno, vivere uno di quei discorsi che ti fai nella doccia, almeno io facevo. Sicuramente non serviva il premio. Però è chiaro che fa piacere”.
Lei ha cominciato presto e attraversato già una lunga filmografia. Si percepisce la sua fame di recitazione. Prima diceva che questo è un momento particolare per lei: perché?
“Ho appena attraversato un momento difficile. Provenivo da due progetti che mi avevano formato molto, ma che ho vissuto in modo complicato, cercando di mettere tutto di me in questo lavoro di attore non ho goduto al meglio la mia innocenza, la spensieratezza della mia età. Mario Martone mi ha chiamato per fare Romeo in Romeo e Giulietta al Piccolo di Milano, quindi era una responsabilità importante: trentadue repliche, trentamila spettatori, Romeo, Shakespeare. E poi Mauro Mancini mi ha chiamato per A mani nude con Alessandro Gassmann, film complicatissimo, tratto da un libro di Paola Barbato. Anche questa è stata un’esperienza che mi ha formato. Oggi penso a me stesso in quel momento con molta dolcezza, perché mi rivedo in un momento proprio difficile. In quel periodo poi ho perso mio nonno, che per me era una figura quasi genitoriale, la prima persona cara che è venuta a mancare. È stata la prima vera situazione difficile”.
A mani nude ha richiesto anche una preparazione fisica impegnativa.
“Sì per questo film ho preso dieci chili in due mesi e mezzo, interpreto un lottatore clandestino. Cinque pasti al giorno, allenamenti cinque volte a settimana, una preparazione di tre mesi e un lavoro da quaranta pose. È stata tosta”.
Malgrado questo ha trovato il modo anche di girare da regista un cortometraggio.
“Sì, La buona condotta. È un corto che scrissi quando ero più piccolo, e che nasce come un sogno. L’ho girato nella cucina di mio nonno. È il racconto di una famiglia e di una ragazza che all'apparenza sembra dolce, innocua, ma che confessa ai genitori di aver fatto un atto estremo, tragico. I genitori si ritrovano a combattere questo dualismo, tra la moralità e l'immoralità. Questo il tema”.
E ora cosa sta facendo?
“Attendo”.
Si riposa?
“In realtà no, nel senso che io amo questo mestiere, per me lavorare è un piacere. Quindi sto aspettando qualcosa che mi interessi, qualcosa su cui possa mettere le mani”.
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Il momento professionale più bello e quello peggiore?
“Il provino di Piove di Paolo Strippoli è stato un momento importante, un provino e un film che mi hanno colpito molto. Per la prima volta ho trovato un regista che parlava al cento per cento la mia lingua. Mi sono riconosciuto in un'altra persona che non faceva il mio mestiere. Provini brutti ce ne sono stati, ma per cose che vanno oltre il mio mestiere, che è recitare”.
Per quale film la fermano per strada?
“Per Mio fratello insegue i dinosauri, un film straordinario in tutto e per tutto. Che puntava a quattro, cinquecento mila euro al botteghino e poi ha fatto 4 milioni. Un film che tutt'oggi esce in Giappone, e per cui mi fermano. È successo subito dopo il premio a Orizzonti, è venuto un signore con la figlia, ‘ma tu sei…’ sì - ho risposto - sono l’attore che ha vinto. E loro invece ‘tu sei l’attore che ha fatto Mio fratello insegue dinosauri’. Mi ha fatto piacere, mi farà sempre piacere”.
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