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‘Vittoria’: con una storia così potente finalmente si torna a piangere al cinema

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Visti da Natalia / Nel film prodotto da Nanni Moretti, in questi giorni in sala, recita la vera coppia protagonista della vicenda. Una figlia fortissimamente voluta, arrivata da lontano e da amare per sempre
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Marilena detta Jasmine ha un negozio di parrucchiera a Torre Annunziata e porta i capelli corti, biondi e allarmanti del suo mestiere. È sposata con il falegname Gennaro, ha tre figli maschi e una idea fissa: sogna con cocciutaggine il padre, nella realtà defunto, con una bambina che — nel sogno — si stacca da lui e corre verso di lei. È la bambina che ha desiderato e non ha avuto, e adesso ne è ossessionata. Non pensa neppure a metterla al mondo, la vuole e basta: che la faccia qualcuna, perché la voglia di darle la vita non ce l’ha, ma quella di darle molto amore sì. E che sia una bambina vera, non importa da dove venga, una bambina con la quale soddisfare la nuova e diversa voglia della maternità. È la trama di un film? Sì, è un film col titolo Vittoria e la sua storia sarebbe piccina se i suoi registi, Alessandro Cassigoli, 46 anni, e Casey Kauffman, 42, non raccontassero la realtà: Marilena Amato detta Jasmine e il marito Gennaro Scarica, una vera parrucchiera e un vero falegname…

Marilena detta Jasmine ha un negozio di parrucchiera a Torre Annunziata e porta i capelli corti, biondi e allarmanti del suo mestiere. È sposata con il falegname Gennaro, ha tre figli maschi e una idea fissa: sogna con cocciutaggine il padre, nella realtà defunto, con una bambina che — nel sogno — si stacca da lui e corre verso di lei. È la bambina che ha desiderato e non ha avuto, e adesso ne è ossessionata. Non pensa neppure a metterla al mondo, la vuole e basta: che la faccia qualcuna, perché la voglia di darle la vita non ce l’ha, ma quella di darle molto amore sì. E che sia una bambina vera, non importa da dove venga, una bambina con la quale soddisfare la nuova e diversa voglia della maternità. È la trama di un film? Sì, è un film col titolo Vittoria e la sua storia sarebbe piccina se i suoi registi, Alessandro Cassigoli, 46 anni, e Casey Kauffman, 42, non raccontassero la realtà: Marilena Amato detta Jasmine e il marito Gennaro Scarica, una vera parrucchiera e un vero falegname, travolti dalla cocciutaggine della signora, sognano di trovarla questa bambina, e finiscono per trovarla in Bielorussia.

Dice Cassigoli: «Un giorno la signora Amato mi ha raccontato la storia di Vittoria, la bambina adottata da lei e dal marito sei anni fa con grande gioia, e per me e il mio collega americano, che abbiamo sempre fatto documentari, ci è venuta questa idea, farne un film con i veri protagonisti, trasformare in finzione la realtà». Nanni Moretti aveva visto il documentario precedente, Californie, sulla vita dai 9 ai 14 anni, a Torre Annunziata, di una ragazza marocchina, Jasmina, ed è diventato produttore di Vittoria, il primo vero film dei due registi.

I registi Casey Kauffman e Alessandro Cassigoli 

Un tempo, quando il cinema pareva avesse chissà quale futuro, le grandi teste come quella di Edgar Morin si erano inventate il loro pretenzioso “cinema verità” (“Si tratta di fare un cinema verità che superi l’opposizione fra cinema romanzesco e cinema documentaristico...”). Poi anche il regista Mimmo Calopresti ne ha parlato a lungo, ma non ricordo di aver visto qualcosa di concreto. Tutti la verità col cinema la vorrebbero, ma adesso non è proprio il caso. Metti che si voglia fare un cinema vero con due guerre terribili in corso, o il cinema reale che racconti di un assassinio con i veri protagonisti. Per quanto già piacciano molto le cronache orribili, insensate, è chiaro che, almeno oggi, il cinema verità non si può fare.

Ma con Vittoria, un grande film fatto con pochi mezzi, dove la realtà, nella sua illimitata semplicità, è commovente e davvero reale, la protagonista che porta con sé la sua ansia riesce ad attribuire alla realtà la forma di cui lei ha bisogno. E il modo di rivivere se stessa ne fa una bravissima, incredibile protagonista: vengono in mente certi film soprattutto italiani in cui, pur di avere una bella che non sa parlare, accettano ragazze che proprio non ce la fanno.

Jasmine va dalla donna che le fa le carte per sapere se quella bambina che sogna arriverà da qualche parte. Tra le signore del negozio e il figlio grande cui insegna a tagliare i capelli, Jasmine indaga perché il suo desiderio si fa opprimente, e Gennaro un po’ ci sta perché ama la moglie, e un figlio non sa che dire e l’altro teme che l’eventuale nuova bambina potrebbe rubargli i giochi. C’è molto amore in quella casa, Jasmine è la più testarda, Gennaro vorrebbe farla felice. I nonni hanno già detto che una bambina adottata se l’aspettano, Jasmine non vuole più aspettare. Per fortuna c’è la Bielorussia dove una bambina gliela possono dare più velocemente, pur con qualche difficoltà.

Io non so perché le persone del film siano così brave, così intense, così vere. E capita qui quel che al cinema non succede più: far fatica a trattenere le lacrime. La direttrice dell’orfanotrofio in Bielorussia e una interprete aspettano la coppia per far loro incontrare la bambina, una piccina di 5 anni, con i capelli biondi, ben vestita, che non parla per l’emozione, le danno una penna perché scriva e disegni davanti a loro. Gennaro l’afferra per confortarla nella sua confusione e Jasmine la prende, la stringe come la bambina che adesso c’è, e non la lasceranno mai. E qui Gennaro Scarica, con la bella faccia intimidita, dimostra di essere un vero attore: e Jasmine prende la bambina tra le braccia e l’accarezza, l’accarezza, l’accarezza.

Vittoria partirà con loro per l’Italia, vivrà a Torre Annunziata con la sua nuova famiglia come raccontano le immagini, questa volta reali, in coda al film. Ha tredici anni, ride insieme a Jasmine, davanti c’è la vita che la aspetta. Forse Vittoria adesso è felice. Certe storie, si sa, a volte finiscono bene.

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