Mikey Madison è Anora: “Raccontare con onestà la vita delle sex worker mi ha insegnato molto. Sul set di Tarantino ho pianto di gioia”
di Chiara UgoliniEsile ma piena di energia, un passato da cavallerizza ma la decisione, presa da adolescente, di abbandonare le gare equestri per il cinema, alcuni ruoli in film horror come Scream o quella della ragazza di Charles Manson per Quentin Tarantino in C’era una volta… a Hollywood’.
Mikey Madison, 25 anni, ha trovato il ruolo della vita grazie al regista Sean Baker che l’ha voluta nel ruolo di Anora, detta Ani, nel film omonimo che ha vinto la Palma d’oro a Cannes.
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In Anora, dal 7 novembre in sala distribuito da Universal, Ani è una ventitreenne spregiudicata, esperta di lapdance e lontanissima dal cliché della prostituta sfruttata, conosce i suoi diritti sindacali (anche se non li ha) e le sue unghie a farfalla sono pronte a graffiare. È una sex worker e ha tutte le carte per fare la sua strada. Quando una sera un cliente chiede una ragazza che parli russo (“mia nonna emigrata in America non ha mai…
Esile ma piena di energia, un passato da cavallerizza ma la decisione, presa da adolescente, di abbandonare le gare equestri per il cinema, alcuni ruoli in film horror come Scream o quella della ragazza di Charles Manson per Quentin Tarantino in C’era una volta… a Hollywood’.
Mikey Madison, 25 anni, ha trovato il ruolo della vita grazie al regista Sean Baker che l’ha voluta nel ruolo di Anora, detta Ani, nel film omonimo che ha vinto la Palma d’oro a Cannes.
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In Anora, dal 7 novembre in sala distribuito da Universal, Ani è una ventitreenne spregiudicata, esperta di lapdance e lontanissima dal cliché della prostituta sfruttata, conosce i suoi diritti sindacali (anche se non li ha) e le sue unghie a farfalla sono pronte a graffiare. È una sex worker e ha tutte le carte per fare la sua strada. Quando una sera un cliente chiede una ragazza che parli russo (“mia nonna emigrata in America non ha mai imparato l’inglese”) conosce Vanya, di un paio di anni più giovane, figlio di un oligarca, una villa col garage pieno di motori nella Little Odessa di Coney Island. Potrebbe essere una nuova Pretty Woman ma invece è una commedia rocambolesca realistica e a tratti surreali quando Ani, il giovane russo e il gruppo di amici arriva a Las Vegas.
A Cannes, nella serata di premiazione Sean Baker ha dedicato la Palma d’oro a tre donne: sua madre, sua moglie e lei. Che ricordo ha della serata?
"È stato un bellissimo discorso, è stata una fortuna per me partecipare a un film con un regista così incredibile e un personaggio meraviglioso come Anora. È stato molto importante per me quello che ha detto”.
Il ricordo più forte di quella sera, la festa dopo?
"In realtà molto di più essere in platea e sentire Greta Gerwig dire il titolo del nostro film come vincitore della Palma d’oro. Se devo essere onesta io non sono molto festaiola, il party dopo non è chissà quale ricordo… mi facevano male i piedi ma è stata una serata meravigliosa”.
È stato un lungo viaggio per diventare Ani. Il primo incontro con Sean Baker come è andato?
"Ci siamo visti per un caffè e mi ha parlato del progetto e mi ha detto che se io avessi accettato avrebbe scritto la parte su di me. Da lì abbiamo collaborato molto mentre lui scriveva la sceneggiatura, scambiandoci idee, nel frattempo io cominciavo le mie ricerche e poi sul set mi ha dato la libertà di creare il personaggio da zero e per fortuna avevamo una visione simile su chi fosse Ani".
Cosa ha imparato sul mondo del sesso a pagamento parlando con le ragazze che ha incontrato per prepararsi?
"Ho imparato tutto, è stato vitale per il personaggio e per la storia, per raccontarlo in modo accurato e onesto. Ci hanno fatto da consulenti, hanno esperienze simili al mio personaggio, sono donne incredibili che si sono aperte con noi per raccontare con realismo la loro vita. Parlare da donna a donna di tutto questo è stato fantastico".
È ancora in contatto con loro, hanno visto il film?
"Certo tutte hanno visto il film, la mia insegnante di danza ha visto il film come pure la nostra consulente capo Andrea Werhun (la cui autobiografia è stata di ispirazione per il film, ndr) che finalmente ho incontrato di persona. Alcune di queste donne poi erano nel film come comparse, l’hanno visto e ne sono rimaste molto contente. Onestamente le reazioni che abbiamo avuto al film da parte della comunità delle sex worker è stato molto importante per noi”.
'Anora', il film Palma d'oro a Cannes è una commedia rocambolesca su una sex worker
Sono state riprese impegnative: la sfida più grande?
"Difficile scegliere: imparare il russo è stata una bella sfida, prima del film non parlavo nessun’altra lingua oltre la mia, ho lavorato molto anche sull’accento, ho speso tantissime ore sui dialoghi. E poi la preparazione fisica: imparare a ballare come una spogliarellista è qualcosa di molto impegnativo, è sicuramente la cosa fisica più difficile che abbia mai fatto in vita mia, la forza che occorre per ballare sul palo è così tanta che è stata veramente dura”.
E il momento di massima soddisfazione?
"Tutta la fatica che ho fatto però è stata altamente ricompensata. Quando sono arrivata sul set e i capelli, il trucco, le unghie tutto era perfetto e io ho provato una sensazione speciale e ho avuto la sensazione che avremmo fatto qualcosa di speciale e bellissimo”.
Ha contribuito anche alla creazione dell’aspetto esteriore di Ani?
"Enormemente. Ho creato una bacheca sul look del personaggio con dettagli molto specifici sugli abiti, e tutto il resto. Ho scelto io come dovevano essere le unghie, il trucco, i vestiti e ogni pettinatura fin nei più piccoli dettagli. Ci ho perso moltissimo tempo”.
C’è qualcosa di lei che in qualche modo l’è rimasta addosso?
"Onestamente no, ma quello che ho imparato tramite le mie ricerche e la conoscenza della comunità delle sex worker rimarrà sempre con me. Io sono molto grata per questa esperienza e per le amicizie che mi sono fatta. Sarò per sempre un’alleata per quel mondo".
Sean Baker ha detto che sebbene scrivendo il film non avesse pensato per nulla a Pretty woman essendo figlio degli anni Ottanta quel film probabilmente ha avuto un’influenza. Lei, che non è affatto una figlia degli anni Ottanta, ha pensato a Julia Roberts?
"Non vedo il film da almeno dieci anni credo, quindi non è un confronto che avevo nella mia testa. Dopo che gli spettatori però hanno cominciato a vedere il film il paragone è stato un po’ inevitabile”.
Quali sono i film che le hanno fatto venire voglia di recitare?
"I film della mia formazione sono stati quelli di John Hughes come Bella in rosa o Stand by me. Quando ho iniziato a studiare recitazione il mio modello era Jennifer Lawrence, dopo aver visto Un gelido inverno sapevo che volevo fare un film come quello, un cinema indipendente e low budget come quel cinema”.
Qual è stato il momento in cui ha capito che la recitazione poteva essere il suo mestiere?
"A diciannove anni quando sono stata presa nel film di Quentin Tarantino (C’era una volta a Hollywood, ndr). Quello per me è stato il segno definitivo, è stata un’esperienza così bella quel set che mi sono detta ‘è quello che voglio fare tutta la vita’. Quello è stato il momento in cui ho avuto la conferma”.
Cosa ha imparato su quel set?
"Ho imparato tantissimo. È stata un’esperienza incredibile e Quentin è un regista e una persona meravigliosa, gentile e generosa. È qualcuno che se parla con te ti fa sentire la persona più speciale che esiste e lo fa con tutti quelli che sono sul suo set. Per esempio ricordo che abbiamo passato tanto tempo a parlare della ragione per cui lui vuole girare in pellicola, perché è così importante per lui, abbiamo chiacchierato tanto della storia del cinema, ma anche della sua vita. Ero così felice dei giorni sul set che piangevo dalla gioia, per lui sarà stato un po’ strano ma io non potevo trattenermi perché stavo lavorando con il mio eroe".
Lei non ha social media, qualcosa di piuttosto insolito per la sua generazione. Come mai?
"È semplicemente una scelta personale".
Lei viene da una famiglia che non ha a che fare con il cinema. I suoi genitori sono psicologi e ha cinque fratelli, come hanno reagito alla sua decisione di diventare attrice?
"Devo dire che sono di grande sostegno e molto emozionati ogni volta che arriva un nuovo progetto. Mio fratello gemello è venuto con me ad alcuni festival ed è stato molto bello per me, i miei genitori fondamentalmente mi stalkerizzano, mi seguono su Twitter ovunque io sia, magari mia mamma mi manda un messaggio per dirmi ‘stavi bene con quel vestito sul tappeto rosso’ e io ‘mamma ma non ti ho mandato la foto’, ma lei se l’è procurata comunque. È una famiglia fantastica, loro mi hanno sempre detto che avrei dovuto fare qualsiasi cosa che mi avesse reso felice".