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“The substance”, il segreto dell'eterna giovinezza è nell’autoironia di Demi Moore

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Al cinema il body-horror di Coraline Fargeat. La recensione di Roberto Nepoti
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Nella vecchia Hollywood era uso che le attrici celebri (Bette Davis, Joan Crawford), superata l’età per le parti romantiche, si riciclassero nel cinema di paura. Ora tocca alla sessantenne Demi Moore, protagonista di The substance, mix di commedia nera e body horror presentato in concorso a Cannes, dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura. Il film della francese Coraline Fargeat è la rielaborazione di un mito che ha nutrito letteratura, cinema e pittura, da Il ritratto di Dorian Gray a Francis Bacon, da Eva contro Eva a Viale del tramonto: l’illusione dell’eterna giovinezza.

Un prologo ritraccia la carriera di Elisabeth Sparkle, star decaduta e vedette di una trasmissione di aerobica licenziata dai capi a motivo dell’età. Ferita e demoralizzata, la donna si lascia tentare da una misteriosa sostanza, che le modifica il Dna trasformandola in Sue, versione di se stessa più giovane e più bella. Il contrasto tra…

Nella vecchia Hollywood era uso che le attrici celebri (Bette Davis, Joan Crawford), superata l’età per le parti romantiche, si riciclassero nel cinema di paura. Ora tocca alla sessantenne Demi Moore, protagonista di The substance, mix di commedia nera e body horror presentato in concorso a Cannes, dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura. Il film della francese Coraline Fargeat è la rielaborazione di un mito che ha nutrito letteratura, cinema e pittura, da Il ritratto di Dorian Gray a Francis Bacon, da Eva contro Eva a Viale del tramonto: l’illusione dell’eterna giovinezza.

Un prologo ritraccia la carriera di Elisabeth Sparkle, star decaduta e vedette di una trasmissione di aerobica licenziata dai capi a motivo dell’età. Ferita e demoralizzata, la donna si lascia tentare da una misteriosa sostanza, che le modifica il Dna trasformandola in Sue, versione di se stessa più giovane e più bella. Il contrasto tra le due darà risultati raccapriccianti.

Con un inizio nei toni della satira sul mondo dello spettacolo, The substance si trasforma via via in una sinfonia dell’orrore corporeo, come nel cinema di Cronenberg o di Yuzna. Sotto l’apparente semplicità della trama, l’horror della regista francese non evoca solo la sua devozione per gli archetipi e il cinema di exploitation del passato, ma esplicita tutta l’angoscia esistenziale di oggi per l’eterna giovinezza e la follia di voler sfidare l’ineluttabilità del tempo che passa.

Tornata a una parte da protagonista, Demi Moore merita i complimenti per l’autoironia di cui dà prova. La regia deborda di audacie in stile (tutto corte focali deformanti), fino a stordire chi guarda. Ma cede, qualche volta, alla tentazione dell’effetto per l’effetto.

The substance

Regia di Coraline Fargeat

Voto: tre stelle e mezza su 5

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