Spettacoli

Paolo Genovese sfida se stesso: “In Perfetti sconosciuti sono entrato negli smartphone, ora cerco nella mente i sentimenti di coppia”

Edoardo Leo e PIlar Fogliati sono i protagonisti di "FolleMente". Gli altri attori interpretano le loro emozioni
Edoardo Leo e PIlar Fogliati sono i protagonisti di "FolleMente". Gli altri attori interpretano le loro emozioni 

Visita esclusiva sul set di “FolleMente”, la nuova commedia corale del regista di uno dei film di maggiore successo degli ultimi anni. Cast all-star, ma solo due sono i protagonisti. Gli altri? Tutte emozioni

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Nove anni, perché Paolo Genovese fosse pronto alla grande scommessa. Una commedia in grado di sfidare Perfetti sconosciuti, il film fenomeno che si è moltiplicato nel mondo, traslato in lingue e culture diverse, trasformato in opera teatrale attualmente in scena a Broadway. FolleMente è prodotto da Lotus e Rai Cinema (in collaborazione con Disney) e mentre le riprese sono in corso, è già fissata la data d’uscita straordinariamente ravvicinata: il 20 febbraio con 01, ancora in zona innamorati ma dopo l’onda d’urto sanremese. Nel set a Capannelle (Roma) è ricostruito un pezzo di Testaccio, appartamento e cortile, un open space vintage, caldo e avvolgente. Dentro, otto coppie, uomini e donne stranamente assonanti, preparano una cena canticchiando, ciascuno per suo conto, Somebody to love dei Queen, la macchina da presa si muove tra loro, in sintonia con il brano che risuona in scena e, davanti al monitor, Genovese ricorda a sé stesso il suo “passato da clipparolo musicale”.

Il regista Paolo Genovese
Il regista Paolo Genovese 

Dopo un caffè nella zona catering apparecchiata in stile Halloween, Genovese racconta: “L’idea di FolleMente è andare a esplorare un rapporto di coppia, non solo in quel che avviene nella vita normale ma entrando nelle teste dei protagonisti, muovendoci tra i non detti, le pulsioni, i pensieri. Tutto ciò che ci frulla nella mente prima di diventare azione, parola. Tutti abbiamo molte personalità, io le rappresento fisicamente. Oltre ai due protagonisti, Edoardo Leo e Pilar Fogliati, ci sono quattro attori per ciascuno dei due che ne rappresentano fisicamente le patti istintiva, folle, romantica, razionale”. Mentre parliamo, le “emozioni incarnate” si muovono intorno, bevendo caffè e chiacchierando prima della scena. Claudio Santamaria si chiama Eros, è la voce del gruppo e con un microfono in mano è chiaramente nel suo, “avessi sbagliato mestiere?”, scherza l’indimenticato Rino Gaetano televisivo. Il suo contraltare è Emanuela Fanelli, “Trilli” ironica e sensuale, “mi tocca cantare, e pensare che suono così bene il basso…”. La bassista è invece Maria Chiara Giannetta, Scheggia, in versione dark, capelli intrecciati con i chiodi, “non abbraccio nessuno per paura di far del male, conosco la chitarra, per il basso chiedo lezioni a Emanuela”. Il suo contraltare Rocco Papaleo, Valium, di lei dice “questa ragazza è bravissima”, ma sulla performance rivale delle donne sentenzia: “non sono organizzate”. Claudia Pandolfi, Alfa e Marco Giallini, il Professore, rappresentano l’elemento razionale, suonano entrambi la batteria: “Il senso del ritmo non mi manca, quanto al canto punto sulle corde basse, alla Tina Pica”, dice lei. Maurizio Lastrico e Vittoria Puccini, Romeo e Giulietta, i romantici, parlano poco e sorridono molto, felici di stare sul set.

Il regista con il cast di "FolleMente": da sinistra, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Claudio Santamaria, Marco Giallini, Maurizio Lastrico, Maria Chiara Giannetta; sedute accanto al regista, Claudia Pandolfi e Emanuela Fanelli
Il regista con il cast di "FolleMente": da sinistra, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Claudio Santamaria, Marco Giallini, Maurizio Lastrico, Maria Chiara Giannetta; sedute accanto al regista, Claudia Pandolfi e Emanuela Fanelli 

Quando nasce “FolleMente”?

“Il germe risale a vent’anni fa, uno spot che facemmo con Luca Miniero per la Rai in cui si diceva “in ogni abbonato ce ne sono tanti e noi cerchiamo di raccontarli tutti”. E li mettevano alle prese con tante voci nella testa. Esempio, davanti a un cornetto: “Lo mangio”, il primo pensiero. Ma c’è l’altra voce che dice “ma stiamo ingrassando”, “domani andiamo in palestra”, “prima andiamo in palestra e poi lo mangiamo”. Alla fine lui dice solo: “Un caffè”. Ho sempre pensato che sarebbe bello raccontare quello che succede prima della parola. Quattro anni fa con Paolo Costella e poi con le altre sceneggiatrici Lucia Calamaro, Flaminia Grassi, Isabella Villar, abbiamo trovato la chiave di racconto”.

Tra le scene divertenti dell’animato “Inside out” c’è quella in cui entrano in campo le “menti” di padre e madre che reagiscono in modo molto diverso alla stessa situazione. Come avete pensato di dribblare agli stereotipi?

“Entriamo in un territorio assolutamente minato. Noi sceneggiatori abbiamo discusso molto, ci siamo imposti di non farci limitare dal famigerato politicamente corretto, che è una nuova forma di censura. Il cinema, l’arte, la scrittura, devono smuovere, far riflettere e per farlo non deve fare limiti. Altro è invece parlare di un'evoluzione della cultura, dei costumi, il giusto superamento di antiche e sbagliate concezioni. E credo che tocchi alla coscienza di ognuno di noi adattarle al proprio lavoro. Soprattutto conta il contesto – il Parlamento, l’ufficio, il teatro - che cambia la rilevanza e il senso di una frase. Detto ciò, siamo certi che questo film avrà delle polemiche, è lo sport nazionale. Abbiamo preso in giro il genere maschile e quello femminile in egual modo, esaltato pregi e debolezze, secondo la visione in sceneggiatura. Tra discussioni accese, e la cosa divertente è che sulle situazioni più delicate, spinte, curiose, sesso, maschilismo, femminismo, gli schieramenti erano trasversali”.

Avete anche consultato psicologi?

“In questo caso no, mi è successo per esempio con Il primo giorno della mia vita, che affrontava il tema del suicidio. Stavolta abbiamo letto tanto, cercando di ispirarci e per poi semplificare anche a teorie psicoanalitiche più famose, dal Super Io all'autocoscienza, alle zone grigie. Ma voleva essere un punto di vista più personale possibile. Trovo un parallelismo con Perfetti sconosciuti: lì raccontavamo le coppie entrando nel loro cellulare, stavolta entriamo nella mente: due posti inviolabili dove puoi trovare cose inaspettate. Per questo ci siamo lasciati andare a qualunque tipo di elucubrazione, situazione, paura, ansia”.

“Perfetti sconosciuti” era una commedia dal retrogusto amaro, sarcastico, feroce.

“Gli ingredienti sono quelli, dai tempi della commedia all’italiana. Li attualizzi, dai un tuo punto di vista. Sono questi gli ingredienti indispensabili. Altrimenti non è commedia ma film comico, esci dal cinema e ti sei fatto venti risate. La commedia ha una maggiore stratificazione, oltre alla risata c'è una critica, un racconto della società, dei nostri vizi, delle nostre virtù, dei nostri punti deboli. Il tentativo è quello”.

Genovese, al centro, con il cast di "Perfetti sconosciuti" sul set del 2016: da sinistra Marco Giallini, Anna Foglietta, Valerio Mastandrea, Kasia Smutniak, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher e, seduto, Giuseppe Battiston
Genovese, al centro, con il cast di "Perfetti sconosciuti" sul set del 2016: da sinistra Marco Giallini, Anna Foglietta, Valerio Mastandrea, Kasia Smutniak, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher e, seduto, Giuseppe Battiston 

Oggi l’identità sessuale si moltiplica, la dicotomia uomo-donna diventa labile, si parla sempre più spesso di lato maschile nelle donne e viceversa.

“Oggi si parla di diversità, secondo me la parola giusta è varietà di generi, che c’è sempre stata. Finalmente abbiamo avuto la forza di dire che non esiste solo il bianco e nero. I due protagonisti sono tendenzialmente eterosessuali, ma al loro interno ci sono situazioni e battute in cui queste sfumature vengono sottolineate e rivendicate. Senza limiti di correttezza, perché come dice uno dei personaggi, nella nostra testa possiamo essere scorretti, prima che intervenga il Super Io, anche con noi stessi, non ci piacciamo. Ma c’è qualcosa di culturale e sociale che ci frena dal tirare fuori alcune cose che abbiamo dentro”.

Lei quando ha scoperto la parte femminile di sé?

“Attraverso i personaggi. Penso alle tre figlie di Tutta colpa di Freud. Mi interessa l’omosessualità, mi era piaciuto lo scambio di identità tra Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston in Perfetti sconosciuti. Anche lì il tema era delicato, oggi mi sarei fatto problemi a raccontare quella situazione, a usare tante volte la parola “frocio”. Quello è un caso lampante di come tutto dipende dal contesto, quella parola scorretta è usata per fare una critica feroce che è stata apprezzata come concetto”.

Quando il personaggio, alla fine sbotta, il pubblico a teatro applaude .

“Perché è una critica liberatoria e veramente di pancia, non ideologica. Il pubblico sfugge dall’ideologia quando è troppo marcata e diventa di maniera. Anche in FolleMente ci sono tante idee di genere che escono dalla pancia, in maniera naturale, che spero non diventino mai ideologiche, ma puro confronto”.

Chissà che pensieri ci saranno dentro l’uomo e la donna che si contendono la presidenza degli Stati Uniti…

“Seguo la campagna con curiosità e spero che Kamala Harris ce la faccia, perché l'atteggiamento estremamente autoritario e le scelte di Trump mi spaventano profondamente”.

Perché ha aspettato tanto per tornare alla commedia?

“E’ il genere più difficile in assoluto, non solo osservazione ma rielaborazione in chiave ironica della realtà. Dopo Perfetti sconosciuti mi hanno proposto tante commedie e ho avuto tante idee, ma non ero pienamente soddisfatto e ho aspettato quella giusta. La commedia è in crisi perché quella media che ha sostenuto gli incassi oggi si vede sulla piattaforma. È un dato di fatto. Si va a vedere una commedia in sala solo se c’è un evento, un cast forte, un’idea molto forte, un’urgenza”.

Come ha scelto gli attori?

“Volevo un cast diverso e trasversale, attori che hanno dimostrato di essere capaci di profondità, credibili nel dramma e nella commedia”.

Aveva il progetto di un documentario sul fenomeno, anche sociologico, di “Perfetti sconosciuti”, che continua ad avere una vita lunga. Che ne è stato?

“Mi piacerebbe, ma non riesco perché il film continua, come il lievito madre, a generare altro. Proprio ora Perfect stranger è in scena a Broadway con un cast importante e il sold out tutte le sere. Mi hanno scritto che ieri c’era De Niro a vederlo ed è uscito entusiasta, anche perché al suo Tribeca il mio film aveva vinto la sceneggiatura. Se avessi fatto il doc avrei perso un pezzo importante. E quindi mi chiedo sempre: qual è il momento?”.

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