A venticinque anni Lily-Rose Depp esce dall’ombra dei suoi genitori grazie a un ruolo oscuro ed estremo che la consacra nuova “scream queen”, regina dell’horror. Nel Nosferatu di Robert Eggers (in sala l’1 gennaio con Universal) è Ellen, la giovane perseguitata, attratta, maledetta dal terrificante vampiro infatuato di lei. «Nella versione popolare incarna la malattia, la morte e il sesso in modo vile, brutale e spietato. Questo è il vampiro che volevo riesumare per un pubblico moderno», dice l’autore, che consegna un film disturbante di cui l’attrice è il centro assoluto.
"Nosferatu", il vampiro è tornato - Il trailer
Al provino ha impressionato il regista fino alle alle lacrime.
«L’audizione era su Zoom, difficile se devi fare una grande scena emotiva. Ero molto nervosa. Sapevo che l’aspetto fisico del personaggio era fondamentale, volevo mostrargli fino dove ero dispo…
A venticinque anni Lily-Rose Depp esce dall’ombra dei suoi genitori grazie a un ruolo oscuro ed estremo che la consacra nuova “scream queen”, regina dell’horror. Nel Nosferatu di Robert Eggers (in sala l’1 gennaio con Universal) è Ellen, la giovane perseguitata, attratta, maledetta dal terrificante vampiro infatuato di lei. «Nella versione popolare incarna la malattia, la morte e il sesso in modo vile, brutale e spietato. Questo è il vampiro che volevo riesumare per un pubblico moderno», dice l’autore, che consegna un film disturbante di cui l’attrice è il centro assoluto.
"Nosferatu", il vampiro è tornato - Il trailer
Al provino ha impressionato il regista fino alle alle lacrime.
«L’audizione era su Zoom, difficile se devi fare una grande scena emotiva. Ero molto nervosa. Sapevo che l’aspetto fisico del personaggio era fondamentale, volevo mostrargli fino dove ero disposta ad andare fisicamente. Ci sono provini che fai con filosofia, stavolta avevo il fuoco sotto il culo, volevo impressionarlo: lascia che ti dimostri che sono pronta a impazzire. Mi sono trasformata in qualcosa di demoniaco, ultraterreno, libero da ogni autocoscienza».
La rotazione degli occhi, i movimenti del corpo sono reali, eppure sembrano effetti speciali.
«Mi sono preparata con Marie-Gabrielle Rotie, una specialista del teatro-danza giapponese butoh, qualcosa di trascendente».
Ellen prova in ugual misura terrore e desiderio.
«Del legame tra Ellen e Nosferatu fa paura il fatto che anche lei è attratta. E questo è molto più spaventoso dell’avere una forza demoniaca che ti insegue. Racconto l’oscurità che abbiamo dentro di noi e quanto di questo siamo disposti ad accettare di noi stessi. La connessione palpabile tra desiderio e oscurità, desiderio e morte».
Come nel film di Murnau del 1922 e quello di Herzog del ‘79 la protagonista è Ellen. Vittima non solo di Nosferatu ma della società dell’epoca.
«Robert ha scelto deliberatamente il punto di vista di Ellen, in un momento storico in cui per le donne non c’era altro spazio che essere una buona moglie e una buona madre, entrambe ben educate. Non c’era spazio per una donna in lotta contro la malattia mentale. Ellen è complessa, tormentata dal desiderio di essere “normale”, con un marito e una vita ordinaria. Ma c’è un’oscurità che vive dentro di lei e in quel momento storico è ancora più difficile accettarsi e perdonarsi».
Il suo ricordo più spaventoso?
«Il film che mi ha terrorizzato di più nella vita è Edward Mani di forbice. Avevo tre anni, era troppo presto. Non per la storia in sé, ma perché c’era mio padre nel film e io pensavo che fosse tutto reale. C’è un momento in cui lo colpiscono e io ho pensato che fosse reale, che papà fosse davvero in pericolo e sono andata fuori di testa. Non sono riuscita a rivederlo mai più, quel film mi ha traumatizzato».
"Nosferatu", il vampiro è tornato - Il trailer
Oggi cosa la spaventa?
«Sento che, con l’età che passa, tutto mi spaventa, anche le cose piccole. Da bambina adoravo le montagne russe, ora non riesco a salirci. Mi spaventano tante cose, il destino che incombe, la morte. Da ragazzino ti senti invincibile, poi d’improvviso ti scopri fragile come il resto del mondo».
È cresciuta sotto i riflettori, timidissima. Oggi è una leonessa.
«La ringrazio per averlo detto. Ho imparato le regole del gioco. Ho iniziato a quindici anni, nella mia testa ero una bambina. Non è facile crescere davanti al pubblico, figlia di due grandi artisti. Devi dimostrare chi sei. Vedo certe mie interviste vecchie e penso “perché dicevo queste cose?”. I film sono capsule del tempo, fotografie di momenti diversi, li vedi e pensi a quanto sei cresciuta e dove sei riuscita ad arrivare».