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Isabella Rossellini: “Una nomination agli Oscar mi farebbe felice ma per Natale vorrei due pecore”

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La passione per gli animali, gli inizi come attrice, gli amori. L’attrice, che interpreta il ruolo di una suora nel film “Conclave”, ripercorre le tappe della sua carriera
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LUCERNA – Otto minuti da Oscar. Per la precisione, 7 minuti e cinquantatré secondi. Isabella Rossellini, tra indiscrezioni e scommesse in rete, dovrebbe ricevere a 72 anni la prima candidatura per il film Conclave di Edgar Berger (in sala il 19 dicembre). Sorella Agnès è l’unico ruolo femminile nella folla di vescovi – Ralph Fiennes, Stanley Tucci, un fantastico Sergio Castellitto - segregati in Vaticano per decidere la fumata bianca, un nuovo papa, tra intrighi, tradimenti, colpi di scena. Nei fiumi di parole degli uomini, suor Agnès spicca con i suoi sguardi e i suoi silenzi. Nella voce dell’attrice, che stasera sarà premiata alla carriera agli European Film Award di Lucerna, c’è un autoironico entusiasmo. Una manciata di minuti la metteranno in corsa per gli Oscar da non protagonista? “Sarebbe bellissimo. Ma bisogna aspettare l’annuncio di gennaio (il 17, ndr.). E comunque ci sono stati attori candidati con ruoli più corti del mio”.
Come è entrata in Conclave?
“Il romanzo di Robert …

LUCERNA – Otto minuti da Oscar. Per la precisione, 7 minuti e cinquantatré secondi. Isabella Rossellini, tra indiscrezioni e scommesse in rete, dovrebbe ricevere a 72 anni la prima candidatura per il film Conclave di Edgar Berger (in sala il 19 dicembre). Sorella Agnès è l’unico ruolo femminile nella folla di vescovi – Ralph Fiennes, Stanley Tucci, un fantastico Sergio Castellitto - segregati in Vaticano per decidere la fumata bianca, un nuovo papa, tra intrighi, tradimenti, colpi di scena. Nei fiumi di parole degli uomini, suor Agnès spicca con i suoi sguardi e i suoi silenzi. Nella voce dell’attrice, che stasera sarà premiata alla carriera agli European Film Award di Lucerna, c’è un autoironico entusiasmo. Una manciata di minuti la metteranno in corsa per gli Oscar da non protagonista? “Sarebbe bellissimo. Ma bisogna aspettare l’annuncio di gennaio (il 17, ndr.). E comunque ci sono stati attori candidati con ruoli più corti del mio”.
Come è entrata in Conclave?
“Il romanzo di Robert Harris era stupendo, il film è ancora più thriller, Berger si è ispirato a Tutti gli uomini del presidente, lo abbiamo rivisto: voleva che le discussioni tra i vescovi avessero la stessa tensione. Berger cercava “un personaggio che non parla mai, mi serve la tua presenza carismatica”. Agnès si ritrova nella lotta di potere per il nuovo Papa, non vota ma da osservatrice ha un’autorità maggiore. L’ho immaginata come un’ombra sempre presente, silenziosa e potente. Mi sono ispirata alle suore della scuola d’infanzia. La Chiesa dà alle donne un ruolo subordinato, invece loro erano forti, avevano scelto le loro vite”.


Conclave abbraccia l’idea di un futuro più inclusivo in Vaticano.
“Al centro del film c’è il dubbio. Come dice Ralph Fiennes, la certezza porta a essere intolleranti e arroganti, il dubbio porta ad ascoltare, all'unità, a una specie di santità. Mi fa pensare al libro di Luciano De Crescenzo, Il dubbio, che ho riletto come ispirazione per Conclave. Luciano era così spiritoso…parla male del punto esclamativo, come affermazione assoluta, e benissimo del punto interrogativo, la chiave della bontà. Il film finisce sul dubbio su un tema forte nella società, quello del gender. Non prende una posizione, lascia il dubbio che forse dovremmo ascoltare”.
Le suore a scuola erano severe?
“Le mie erano buone. Da piccola ero malata e non ero brava, erano affettuose. A una suora che mi piaceva tanto chiesi se la sua famiglia fosse contenta, rispose “no, mamma ha tanto pianto, voleva diventare nonna. Ma io sentivo la chiamata”. Mia madre diceva che anche per lei era stato così con il cinema. Mi colpiva la forza di lei, di loro, la capacità di determinare il proprio destino”.
La sua vocazione?
“Gli animali. Il cinema e la moda mi piacevano, li ho fatti, ma non erano la mia vocazione. L’ho capito quando sono diventato etologa. Credo di averlo desiderato fin da piccola, ma non sapevo come riuscirci. C’erano pochi corsi e non pensavo di poterlo diventare. Sono andata all’Accademia di costume e moda, ho lavorato con mio padre e Marcellina de Marchis mi ha dato i primi lavori”.


Quali i set con suo padre?
“Blaise Pascal, Sant’Agostino. Poi mi sono spostata in America con mamma, che doveva studiare inglese. Sono diventata l'assistente di Gianni Minà, ho lavorato per Renzo Arbore a L'altra domenica. Bruce Weber mi ha visto, ha chiesto di fotografarmi, ho detto sì perché era simpatico, non pensavo a una carriera di modella, che è diventata enorme. Poi ho fatto l’attrice. Ma nel fare l’etologa, girare i miei filmini, ho trovato la vocazione. Avrei voluto farlo prima, non avevo il coraggio”.
Sua madre Ingrid Bergman interpretò la suora in Le campane di Santa Maria, e diventò immagine pop di Andy Warhol.
“È vero. Quel film diventò un classico natalizio sulle tv americane. È spiritoso, pieno di charme, ma oggi si vede meno. Lo streaming ha cambiato le abitudini. Mi chiedo quali saranno i nuovi classici, oggi manca la visione collettiva, l’evento”.
Che ricordi ha alla cerimonia degli Oscar?
“Andai con Martin Scorsese per Toro scatenato, e più di una volta per mia madre, con David Lynch per Blu Velvet. Quella di Toro scatenato fu un’edizione molto difficile, perché spararono al presidente Reagan, l’assassino era innamorato di Jodie Foster. La cerimonia fu sospesa e spostata al giorno dopo perché la polizia facesse i controlli di sicurezza. Fu un momento molto drammatico”.
Stasera le consegnano l’Efa alla carriera ai premi del cinema europeo.
“Stanotte ho sognato che mi chiamavano: ‘scusa abbiamo sbagliato’. Rispondevo: ‘ma certo, è ragionevole’. In realtà sono contenta ma sorpresa, tre premi alla carriera in due anni, quando durante la carriera non me ne hanno dati mai. Forse compiuti i settanta pensano “prima che muoia” …ma La chimera di Alice e Conclave hanno ripresentato il mio lavoro di attrice”.
Se dovesse scegliere tre film suoi?
“Per il successo Velluto blu e La morte ti fa bella: alla scorsa parata di New York c’era un carro tematico dedicato a questo film. E poi The innocent con John Schlesinger”.
Film italiani in cui si è divertita?
“Nel Papocchio ridevamo da matti. Ma non mi sentivo attrice, come per Il prato con i Taviani. Mamma diceva “devi lavorare con i fratelli, incontrare il loro talento. Loro, come tuo padre, lavorano con i non attori, non devi essere una professionista. Ma io temevo la stampa. Avevamo ragione tutte e due, il set fu straordinario, ma le critiche furono talmente brutali che per anni smisi di fare l’attrice. Poi fu Avedon a convincermi a riprovarci”.
Nel suo film debutto, Nina del ’76, interpretava una suora.
“Ero una comparsa. Mamma era contenta perché giravano a Roma e poteva stare con noi. La regia era di Vincent Minnelli con la figlia Liza Minnelli. Mamma interpretava la contessa Sanziani, ispirata a una donna eccentrica. Finiva investita da una macchina e moriva in ospedale, assistita da una suora. Voleva tentarmi con la recitazione. Fu divertente stare con lei e vestirmi da suora. Ma i produttori avevano invitato mille giornalisti e paparazzi: quella parte lì non era piacevole, essere esposti più del necessario mi intimidiva”.
Il suo rapporto con la spiritualità e con la fede?
“Nonna e zia religiose, i miei genitori agnostici. Papà ha fatto tanti film con riferimenti alla Chiesa cattolica. Il tema della religione gli interessava più dal punto di vista filosofico. Io, come lui, non vado a messa, ma sono rispettosa. Ho un fratello ateo che urla e strilla. Io no”.


ll rapporto con il Natale?
“I miei genitori hanno divorziato che avevo tre anni. I Natali con mamma li facevamo a Parigi, in campagna a Parigi, seguendo la tradizione svedese, cene con cibo difficilissimo da trovare a Parigi…piatti meravigliose e tantissime candele”.
Una Vigilia speciale?
“Quando ero sposata con Martin Scorsese. Eravamo a Roma, andammo alla messa di mezzanotte. Lui è molto religioso e restò incantato da San Pietro, la cappella Sistina… eravamo spiritualmente esaltati dall’esperienza. Tornati a casa ci siamo accorti che gli avevano rubato il portafogli”.
Scorsese lavora a un altro film sulla vita di Gesù?
“L’altra sera, cenando insieme, mi ha parlato di una serie sulle vite dei santi. Meravigliose e surreali”.
Ha mantenuto un ottimo rapporto con gli uomini che ha amato?
“Con Martin siamo rimasti amici, ci vediamo per qualche cena durante l’anno. David (Lynch) vive più rinchiuso a Los Angeles, ma quando sono lì lo vado sempre a trovare”.
Che regalo vorrebbe per Natale?
“Mi piacerebbe potermi regalare due pecore di una razza rara per il mio gregge”.

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