Spettacoli

Maura Delpero agli Efa con “Vermiglio”: “Dura fare la campagna per gli Oscar senza soldi”

07/09/2024 Biennale di Venezia, 81 Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica, cerimonia di chiusura. Nella foto Maura Delpero, Leone d'Argento, gran premio della giuria
07/09/2024 Biennale di Venezia, 81 Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica, cerimonia di chiusura. Nella foto Maura Delpero, Leone d'Argento, gran premio della giuria 

La regista di Vermiglio da Lucerna denuncia: “L’ex ministro Sangiuliano ha tagliato i fondi”. L’ad di Rai Cinema Del Brocco: “C’è stato un problema burocratico, ma a breve ci sarà il bando”

3 minuti di lettura

LUCERNA – “Dura fare la corsa agli Oscar senza soldi”. Maura Delpero fa una deviazione dal viaggio promozionale americano per gli Efa, gli European film awards, i premi del cinema europeo, unica candidata italiana per il miglior film con Vermiglio. La incontriamo a Lucerna, Svizzera, dove stasera si tiene la cerimonia finale. Ma ovviamente grande è l’attenzione per l’annuncio della shortlist al film internazionale dell’Academy prevista il 17 dicembre. “Sono in piena campagna, nei limiti di quel che possiamo fare perché – racconta la cineasta - vado subito alle cose spinose: la campagna Oscar ha bisogno di molti soldi. E non abbiamo un budget, ancora. È praticamente inesistente, ci affidiamo a Cinecittà e Rai cinema”.


Il motivo della difficoltà, sostiene, è che “a inizio anno l’ex ministro Sangiuliano, in uno degli ultimi atti, ha tolto il fondo speciale del ministero per la campagna degli Oscar. E questo rende tutto difficile, soprattutto quando hai a che fare con dei rivali “mostri”, vai a scontrarti con film sostenuti da Netflix, film da milioni di dollari. È Davide contro Golia. Ma non è la prima volta che succede, anche alla Mostra di Venezia eravamo quelli col budget più piccolo”.
“Ma – insiste Delpero - per gli Oscar contare su un sostegno finanziario fa la differenza. È una questione di numero di proiezioni che puoi organizzare, persone da invitare”.
“In realtà – corregge il tiro l’ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco, raggiunto telefonicamente, c’è stato un problema burocratico: nel caos relativo al tax credit non è stato fatto il bando nel passaggio tra il vecchio e il nuovo ministro. Ma dal ministero mi hanno detto che lo faranno a breve e non vedo problemi in questo senso. Anche per il film di Matteo Garrone Io capitano, candidato lo scorso anno - i soldi non sono stati materialmente dati, spesso il bando viene fatto a posteriori”.


L’accoglienza alle prime proiezioni per i votanti dell’Academy per ora è stata positiva, racconta Delpero: “C’è sempre un’atmosfera bella, il nostro distributore americano è cautamente ottimista”. Lo scorso anno Rai Cinema e Del Brocco organizzarono una campagna per trovare sponsor privati per Io capitano “anche noi ci stiamo muovendo ma tutto questo in genere succede dopo, con il passaggio alla shortlist. – dice Delpero - E comunque le aziende private per le regole dell’Academy chi sponsorizza non ha ritorno diretto in marketing, si tratta sostanzialmente di contributi a fondo perduto”. Per Del Brocco è difficile ripetere quest’anno l’operazione sponsor “ma so che il distributore americano sta facendo un grande lavoro e spero davvero che si possa arrivare alla shortlist”.

Rispetto all’emozione di correre ai premi l’Academy, Delpero sorride: “L’ho sempre sentito come un mondo lontano, Mi emoziona di più il Leone d’oro. La prima volta che abbiamo affrontato l’argomento con il distributore internazionale mi sembrava buffo che ne parlasse. E anche ora. Ma sono passaggi che succedono piano piano, da Venezia a oggi non mi sono mai fermata, giusto per stare un po’ con mia figlia, ho continuamente lavorato e non ho avuto tanto tempo di agitarmi o esaltarmi”. Della sua maternità consumata tra set e premi si è parlato molto in rete “non vedo l’ora che nelle mie interviste si parli solo di linguaggio cinematografico, come con gli uomini. Ma politicamente devo parlarne, finché le cose non cambieranno. Quindi ho una grande speranza che le mie nipoti non perdano più tempo, come me. Ma ancora sono cose che vanno dette, perché son realtà: non ci sono le misure di sostegno, diventa un problema privato, la maternità, la società non se ne assume responsabilità. Le battaglie politiche prendono tempo e io ovviamente nel momento in cui sono chiamata a parlare devo rendermi conto”.
Al fianco, a sostegno del film, si sono schierate grandi registe: “Agnieszka Holland l’ho riabbracciata qui, dopo che mi ha consegnato il Leone a Venezia. Ha detto di essere pronta a sostenermi, abbiamo registrato un colloquio video per la piattaforma degli Oscar, lo stesso ha fatto Alice Rohrwacher con grande generosità”. E in sala tra il pubblico “incontro spesso madri e figlie, che vengono a raccontarmi quanto la storia le riguardi. Tutte noi, nel momento storico in cui è ambientata la storia, passavamo dall’essere la mamma del film alle figlie del film. La madre non mette in discussione mai lo status quo. Alza la voce con il marito solo per difendere il figlio e quello risponde stupito: “Devi essere ancora tutta matta ancora dal parto”. La generazione successiva non è ribelle o rivoluzionaria, ma ha un desiderio di autodeterminazione che si fa strada. La protagonista Lucia nasce come ragazza di campo, lontanissima da noi, e finisce come una donna contemporanea di città che saluta i figli per andare a lavorare e vive nella solitudine della città assoluta. Raccontiamo dove è nato il nostro cammino verso una parità non ancora raggiunta”.
Dalle reazioni che sta avendo nel mondo Vermiglio – che negli Stati Uniti uscirà il 25 dicembre e nelle nostre sale ha incassato quasi due milioni e 400 mila euro – Delpero racconta: “Quella del film non è un’Italia da cartolina, ma una società povera ed emigrante. E’ la storia di un piccolo villaggio, una realtà che racconta chi eravamo noi italiani, ma le vicende sono universali e riguardano anche la vita di tanti villaggi nel mondo. Mi ha fatto tanto piacere in Canada, a Toronto essere accolta e sostenuta dalla comunità dei “trentini nel mondo”. L’Italia del nord è poco raccontata. E se mi accostano al cinema di Ermanno Olmi è perché ci sono tanti film che hanno narrato la mafia, pochi che hanno affrontato il Nord rurale. È stato anche abbastanza difficile trovare attori del nord est, ce ne sono meno”.

I commenti dei lettori