La morte di Mufasa, il re leone padre di Simba, ha tormentato generazioni di ragazzini disneyani: il fratellastro Scar gli ferisce la stampa, lo fa precipitare da un dirupo e travolgere da una mandria di gnu. Il prequel di Barry Jenkins, regista Oscar di Moonlight – Mufasa: il re leone, in sala il 19 dicembre – prende in mano il racconto di formazione del giovane Mufasa, che non è affatto di nobile lignaggio, ma anzi viene separato dalla sua famiglia piccolissimo, deve affiliarsi a un altro branco che lo relega tra le femmine. Diventa amico fraterno di Taka, che solo molto dopo scopriremo essere Scar, e incontra Nala, che diverrà la sua compagna.
Il film si collega al Re leone live-action del 2019, diretto da Jon Favreau, grandi incassi (oltre un miliardo e 600 mila dollari nel mondo), ma minore magia della versione tradizionale animata diretta nel ’94 da Roger Allers e Rob Minkoff. I temi ci sono, la fratellanza, il t…
La morte di Mufasa, il re leone padre di Simba, ha tormentato generazioni di ragazzini disneyani: il fratellastro Scar gli ferisce la stampa, lo fa precipitare da un dirupo e travolgere da una mandria di gnu. Il prequel di Barry Jenkins, regista Oscar di Moonlight – Mufasa: il re leone, in sala il 19 dicembre – prende in mano il racconto di formazione del giovane Mufasa, che non è affatto di nobile lignaggio, ma anzi viene separato dalla sua famiglia piccolissimo, deve affiliarsi a un altro branco che lo relega tra le femmine. Diventa amico fraterno di Taka, che solo molto dopo scopriremo essere Scar, e incontra Nala, che diverrà la sua compagna.
Il film si collega al Re leone live-action del 2019, diretto da Jon Favreau, grandi incassi (oltre un miliardo e 600 mila dollari nel mondo), ma minore magia della versione tradizionale animata diretta nel ’94 da Roger Allers e Rob Minkoff. I temi ci sono, la fratellanza, il tradimento, la reazione al dolore e all’emarginazione, una femminilità che emerge. E c’è anche la colonna sonora firmata da Lin Manuel-Miranda. Abbiamo incontrato il regista Barry Jenkins.
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Lei ha detto che tra le fonti di ispirazione del film c’è Fantasia. E però restano anche echi shakespeariani, anche tragici, della narrazione.
"È stato complicato, trovare un equilibrio, rendere il film coinvolgente per gli adulti ma anche per i bambini. Per me il modo migliore per farlo è stato attraverso i personaggi e cercando di capire cosa fosse appropriato per il linguaggio visivo per sembrare più simile a Fantasia. Ma anche, con linguaggio universale, mettere in scena un padre e un figlio che hanno una conversazione in cui il figlio capisce che il padre gli sta dicendo la cosa sbagliata. Ma poiché te lo dice, tuo padre, devi farla. E andando avanti il linguaggio visivo diventa più intenso, grandi emozioni ma anche grandi numeri musicali che procedono di pari passo”.
Mufasa è un film Disney, ma è anche un film di Barry Jenkins. Cosa è cambiato nella realizzazione di questo film sul fronte umano, artistico, professionale?
“Ho dovuto sovvertire la visione arrogante che avevo dentro di me come artista. Da un punto di vista esterno c'è una tensione tra un film di Barry Jenkins e un film Disney. Ma dentro, beh oggi la gente potrebbe dire che Moonlight è un film di A24 (la casa di produzione specializzata in film art house ndr.) ancor più di un film di Jenkins. Così ho mollato l’ego e mi sono messo al servizio di un film Disney ed era una opportunità meravigliosa. È come uno chef che cucina in un ristorante tre stelle Michelin. Poi va a casa e cucina per i figli senza sforzarsi. Ecco, bisogna essere altrettanto premurosi. Anche perché oggi i bimbi hanno gusti più aggressivi. Se una cosa non ha un buon sapore te lo dicono, non li inganni con qualche espediente fantasioso”.
Quest’anno abbiamo visto tre dei migliori film animati – Il robot selvaggio, Flow e Mufasa, che mettono in scena un pianeta in cui non ci sono esseri umani ma solo animali.
“Bella questione. Quando ho accettato questo lavoro per la prima volta, ho pensato a come si inseriva nel contesto del mio lavoro. Moonlight è un film molto contemporaneo sulla vita dei neri in America. Se la strada potesse parlare, è ambientato negli anni '70 tra i neri in America. Poi ho fatto la miniserie La ferrovia sotterranea, ambientata nel 1800, quando ci sono alcune persone che sono schiavizzate in America, e che hanno e viaggiato dall'Africa verso quella schiavitù. Mufasa è ambientato nel continente africano in un tempo che potrebbe essere la preistoria, o in una esistenza post umana: il mondo è stato rovinato e in qualche modo gli animali hanno imparato a parlare e ora abitano la terra”.
Come fanno a rivivere l'intero ciclo che gli esseri umani hanno attraversato?
Penso che sia una cosa molto interessante da esplorare per il Re Leone. E quindi ha ragione, gli animali abitano la terra nello stesso momento in cui lo facciamo noi. Adoro questo film, questa idea del cerchio della vita che cerca di trovare un modo per far coesistere tutte le tribù, di condividere tutte le risorse. Nel film del 1994, succede una cosa molto interessante che la gente non commenta spesso: quando Scar prende il controllo del territorio, permette alle iene di mangiare in libertà. E mangiano così tanto che tutta la zona diventa sterile. Ci sono lezioni davvero preziose nelle storie di animali che parlano della coesistenza e dell'equilibrio di tutte queste tribù, l'equilibrio della natura, che non è politico. È molto sovversivo, in un certo senso. È un sottotesto, ma c'è”.
"Mufasa: il re leone" il live action su un cucciolo in cerca del suo destino - trailer