La scuola dentro gli studios, che odiava, il primo bacio dato a una settimana solo di distanza da quello cinematografico, la mamma e la tutrice che la seguivano ovunque, persino alla caffetteria del set.
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E poi i mariti, Conrad "Nicky" Hilton Jr. ereditiero e manesco, il marito- padre, vent’anni più vecchio, Michael Wilding, il produttore Mike Todd morto in un incidente aereo, Richard Burton… Sei mariti, in tutto, due Oscar, un’ottantina di film.
Elizabeth Taylor l'ultima diva - Clip 2
Si intitola Elizabeth Taylor: l’ultima diva, il documentario di Nanette Burstein (già candidata all’Oscar per il doc sui pugili On the ropes e autrice del ritratto cinematografico di Hillary Clinton) che arriva su Sky e Now il 27 dicembre. Un regalo di Natale posticipato per i fan del grande cinema e della diva dagli occhi magnetici ("Il colore dei miei occhi? Azzurro scuro. Viola? No, quella è un’invenzione dei giornalisti” dice candidamente). Sì perché ciò che rende prezioso il film, che andrebbe visto in originale, al di là del tanto materiale di archivio, è la voce di Liz.
Settanta ore di audio intimo recentemente ritrovato (una lunghissima intervista con il giornalista americano Richard Meryman del 1964 – all’apice della fama – e un’altra del 1985 con Dominick Dunne), conversazioni sincere, riflessioni, racconti, dietro le quinte che rivelano una donna in contrasto con la sua immagine pubblica, desiderosa di rispetto e libertà d'azione. Racconti pieni di aneddoti, come quando l’Osservatore romano la mise alla gogna definendo le sue varie storie “vagabondaggio erotico”, il set italiano di Cleopatra e le sue lacrime vere a Cinecittà, il rapporto burrascoso col suo due volte marito Richard Burton, gli Oscar. Il primo per Venere in visone che ritirò con un filo di voce per la polmonite che l’aveva tenuta in ospedale per mesi ("Per il quarto anno di fila ero stata nominata all’Oscar, quell’anno l’ho vinto grazie alla tracheotomia” racconta con autoironia), il secondo per Chi ha paura di Virginia Woolf?, nel '66, set che condivideva con Burton tra litigi furibondi, grandi sbronze e passione.
Il documentario HBO è un viaggio che va a fondo nella personalità complessa di un’ex attrice bambina, che svela le ipocrisie della macchina dello spettacolo. Sono soprattutto i racconti dell’adolescenza quelli che colpiscono: “Quando ero alla Metro Goldwyn Mayer ero molto giovane, quelli del servizio stampa suggerirono che uscissi con qualcuno – racconta – Era tutto una pura invenzione, le uscite insieme erano caste, ci baciavamo sulle guance, ecco quanto era seria la cosa”.
A 18 anni il suo primo matrimonio: “Ero innamorata dell’amore, ero infatuata dell’amore, interpretavo ruoli estremamente romantici ed ero così ingenua. Quando ho conosciuto Hilton ero vergine non solo fisicamente, non ero pronta ad essere un’adulta, ero stata coccolata e protetta. Le conseguenze sono state che ho commesso errori terribili”. Errori che ha pagato a caro prezzo, la depressione, i problemi di salute, la chirurgia estetica, le diete drastiche, la dipendenza da farmaci e alcol. Solo alla fine della sua vita, terminata a 79 anni, il 23 marzo del 2011, ha trovato pace grazie alla Elizabeth Taylor Aids Foundation. Negli anni aveva avuto tanti amici omosessuali (da Roddy McDowall a Montgomery Clift) e aveva perso persone care come l’amico fraterno Rock Hudson. Di lei ha detto Elton John: “Ha alzato la sua voce quando nessuno era pronto a farlo e si è opposta all’Aids. Questa è la sua vera eredità”.