Lillo: “Il mio cinema di Natale da bambino? Ho pianto tanto per Il libro della giungla”
di Arianna FinosUn viveur spiantato di mezz’età (Christian De Sica), una discografica furba e sull’orlo del fallimento (Isabella Ferrari) che vuol piazzare la figlia col nipote del viveur, complice il marito succube (Marco Marzocca) e un rockettaro sul viale del tramonto (Pasquale “Lillo” Petrolo) che rischia di firmare un contratto capestro che gli accollerebbe i debiti della discografica. Equivoci e intrecci in Cortina Express, in sala con Medusa, regia di Eros Puglielli, omaggio (riveduto e aggiornato) ai cinepanettoni su sfondo di Cortina, playlist anni 90 e una buona dose di comicità.
Lillo, che film è Cortina Express?
«Uno di quelli che guardavo da bambino. Per me il film di Natale è sempre stato una tradizione, andavamo al cinema in famiglia durante le feste. Erano commedie o cartoni animati che piacevano sia ai bambini che agli adulti. Quando ho letto la sceneggiatura di Cortina Express, l’ho immaginato come uno di quei film che avrei visto con mio padre durante i giorni di Natale. Non l’ho …
Un viveur spiantato di mezz’età (Christian De Sica), una discografica furba e sull’orlo del fallimento (Isabella Ferrari) che vuol piazzare la figlia col nipote del viveur, complice il marito succube (Marco Marzocca) e un rockettaro sul viale del tramonto (Pasquale “Lillo” Petrolo) che rischia di firmare un contratto capestro che gli accollerebbe i debiti della discografica. Equivoci e intrecci in Cortina Express, in sala con Medusa, regia di Eros Puglielli, omaggio (riveduto e aggiornato) ai cinepanettoni su sfondo di Cortina, playlist anni 90 e una buona dose di comicità.
Lillo, che film è Cortina Express?
«Uno di quelli che guardavo da bambino. Per me il film di Natale è sempre stato una tradizione, andavamo al cinema in famiglia durante le feste. Erano commedie o cartoni animati che piacevano sia ai bambini che agli adulti. Quando ho letto la sceneggiatura di Cortina Express, l’ho immaginato come uno di quei film che avrei visto con mio padre durante i giorni di Natale. Non l’ho associato ai cinepanettoni, ma a quel genere di pellicole che uniscono leggerezza e divertimento per tutta la famiglia».
Un ricordo particolare legato a quei momenti con suo padre?
«Quando mi portò a vedere Il libro della giungla. Mi sono divertito tantissimo ma nel finale, quando Mowgli lascia gli amici animali per tornare dagli umani, sono scoppiato a piangere inconsolabile. Mio padre cercava di spiegarmi che era solo un cartone animato, che era tutto disegnato. Ricordo ancora il tragitto verso casa, lui che mi consolava. È rimasto uno dei miei ricordi più cari e quel film, ancora oggi, è il mio preferito della Disney».
Questo film, oltre a essere una commedia, offre anche una fotografia della società di oggi.
«Sì, e molto attuale, soprattutto per quanto riguarda i falsi miti come la popolarità, la ricchezza, l’essere sempre perfetti. È un tema che si collega molto ai social e al modo in cui viviamo la nostra immagine. Il mio personaggio, in particolare, riflette questa smania di apparire, che spesso porta a interpretare il successo come superiorità sugli altri. È una visione che fotografa bene certi aspetti della nostra società».
Nel film ci sono anche figure femminili diverse da quelle dei cinepanettoni anni Ottanta.
«Assolutamente. Ad esempio, c’è mia figlia nel film, una ragazza affascinante che, pur rimanendo colpita dal mito della celebrità, ha solidi principi e ama la famiglia. Poi c’è il personaggio di Isabella, una dark lady con una personalità complessa, esasperata da un marito troppo buono. Sono figure femminili ben costruite, con meccanismi psicologici interessanti, pur trattandosi di un film di puro intrattenimento. È bello vedere questa ricerca nei personaggi femminili».
Lei ha costruito una carriera solida e, con il tempo, è arrivata anche una popolarità travolgente.
«La mia fortuna è che vivo giorno per giorno. Per me è importante svegliarmi felice di fare quello che amo. Il successo ti permette di scegliere progetti che ti piacciono, e questo è il vero lusso. La popolarità ha i suoi pro e contro, ma alla fine credo che la cosa importante sia il rapporto sincero con il pubblico. Io ricevo tanto affetto e familiarità dalle persone, e questo mi rende felice».
Oggi, con le piattaforme streaming, la sfida del cinema è ancora più alta. Come vede il futuro della sala?
«Io sono un uomo da sala. Amo andare al cinema e credo che l’esperienza della sala sia unica. Capisco la comodità delle piattaforme, ma spero che i cinema tornino a riempirsi, perché la chiusura delle sale mi mette ansia. Il nostro film è pensato proprio per far vivere un momento di condivisione in sala, ed è importante sostenere questa dimensione».
Qual è il suo Natale più bello o più avventuroso?
«I miei Natali sono tutt’altro che avventurosi! Da anni li passo in una casetta in Maremma, circondato da amici, buon cibo e vino. Sono molto casalingo, direi».
Cosa vorrebbe regalarsi con il nuovo anno?
«Spero in un anno con almeno un paio di notizie positive. Non chiedo molto, due bastano».
A cosa sta lavorando in questo periodo?
«Dopo le feste inizierò un nuovo film, una commedia ambientata in carcere con tanta musica. È un progetto a cui tengo molto, perché amo la musica e ho sempre voluto fare un film che la mettesse al centro. Sarà una bella sfida».
Che cosa lascerebbe nel “sacco della spazzatura” del 2024?
«La mancanza di umanità che ho visto quest’anno. È stato uno dei periodi più bui sotto questo aspetto».
E cosa vorrebbe trovare invece?
«Umanità e risate. Amo l’intelligenza estrema e la stupidità estrema: sono le due cose che mi fanno ridere di più».
Un regalo d’infanzia che le è rimasto nel cuore?
«Un fortino pieno di dettagli, con miniature e cavalli. Era un regalo costoso e non me lo aspettavo. Ancora oggi vorrei averlo conservato. Dico sempre ai genitori di tenere i giochi più belli dei figli, perché da grandi si pagherebbe oro per riaverli».
I bambini la adorano.
«È una gioia immensa. I bambini sono sinceri, senza sovrastrutture. Se gli piaci, ti adorano con tutto il cuore; altrimenti, non ti considerano. Questo affetto genuino è una delle cose più belle che il mio lavoro mi ha regalato».