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Guillaume Canet: “Vi racconto le occasioni dell’amore e le tentazioni del set”

Guillaume Canet: “Vi racconto le occasioni dell’amore e le tentazioni del set”

Intervista all’attore e regista francese, protagonista con Alba Rorwhacher del film più romantico delle feste, “Le occasioni dell’amore” di Stephan Brizé

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Guillaume Canet, attore e regista nonché marito di Marion Cotillard, uno degli uomini più affascinanti di Francia, ci regala, insieme ad Alba Rohrwacher, una bellissima storia d’amore sul grande schermo per le feste di fine anno. Le occasioni dell’amore (titolo originale Hors-Saison, "Fuori stagione") è firmato da Stéphane Brizé e racconta di un attore famoso che sceglie di ritirarsi in una località costiera in pieno inverno per riflettere sul suo lavoro e sulla sua esistenza. Torna in contatto con una donna che ha molto amato e lasciato, oggi sposata con un altro, interpretata da Alba Rohrwacher. Tra ironia, malinconia e tanta passione tra gli amanti ritrovati, il film riflette sulle occasioni della vita, le scelte e le solitudini. Il film è uscito in sala con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection. L’incontro con Guillaume Canet è avvenuto a Parigi, in occasione dei Rendez-Vous del cinema francese.

Il protagonista vorrebbe vivere un momento di anonimato, ma la sua popolarità lo costringe a gestire momenti imbarazzanti, come una foto nella spa con l’estetista. A lei, quante volte nella vita capita che qualcuno le chieda una foto o un selfie in un momento non appropriato?

“Moltissime volte. Ricordo situazioni in cui qualcuno si avvicinava per chiedere una foto proprio nei momenti peggiori, quando magari avevo bisogno di un po’ di privacy. Uno degli episodi più significativi è stato anni fa. Ero con i miei figli, stavamo pranzando in un ristorante, un momento di intimità familiare, e una donna si è avvicinata per chiedermi un selfie. I bambini erano esausti, era la fine di una giornata impegnativa, e io ho spiegato gentilmente che non era il momento giusto. Ma la donna ha insistito. Mio figlio, che all’epoca aveva otto o nove anni, le ha detto: ‘Non vedi che è un momento privato di famiglia?’. Nonostante ciò, ha scattato comunque la foto. Mio figlio è scoppiato in lacrime, visibilmente turbato. È stato un momento difficile, ma penso che la donna, vedendo la reazione, abbia capito di aver esagerato.”

Con i cellulari è tutto più complicato.

“Decisamente. Un tempo, con gli autografi, c’era uno scambio più umano. La persona si avvicinava, ti parlava, ti diceva che apprezzava il tuo lavoro. Ora invece vogliono solo una foto, e nemmeno una foto di te: vogliono una foto con te, ma tutta centrata su di loro. A volte capita che scattino senza neppure includerti nell’inquadratura! È divertente e assurdo al tempo stesso.”

Esperienze autobiografiche, come quella del selfie, finiscono nel suo lavoro?

“Non in senso stretto, ma capita di trarre ispirazione da episodi vissuti. Ad esempio, in questo film interpreto un attore, ma non si tratta di me. È una rappresentazione più generale di esperienze che tanti attori vivono, situazioni che conosco bene. Questo rende il ruolo più autentico, anche se non è autobiografico.”

Questo film esplora anche il tema delle scelte nella vita.

“Assolutamente. Non riguarda solo il trovare la persona giusta, ma anche il riflettere sulle decisioni prese nella vita. A volte ci rendiamo conto solo dopo anni degli errori o del dolore che abbiamo causato ad altri. È importante fermarsi, riflettere e imparare dai propri sbagli. È questo che rende la vita interessante.”

Parliamo della co-protagonista, Alba Rohrwacher: com’è stato lavorare con lei?

“Meraviglioso. È un’attrice straordinaria, molto presente e naturale. Il nostro regista ha un metodo di lavoro particolare: non ci dà il copione completo, ma solo indicazioni generali sulla scena. Questo crea una spontaneità unica, che lei ha saputo interpretare benissimo. Tra una ripresa e l’altra ci siamo divertiti molto, il che ha reso l’esperienza ancora più piacevole.”

Oggi si parla molto di coordinatori dell’intimità sul set. Cosa ne pensa?

“Penso sia una grande innovazione. Prima me ne occupavo personalmente, parlavo con l’attrice per capire come affrontare le scene più delicate. Ora, con un coordinatore, c’è una figura esterna che gestisce tutto, ed è un sollievo per tutti. Mi sento più libero di concentrarmi sulla recitazione.”

Hai mai avuto il timore che le scene d’amore sul set potessero creare tensioni nella vita personale?

“È un rischio. Quando passi mesi a lavorare a stretto contatto con una persona, può nascere una certa attrazione. Ma è importante ricordarsi che è solo lavoro. Certo, può essere complicato per un partner vedere certe scene, ma è parte della professione, e bisogna imparare a gestirlo. Io sono sposato con un’attrice famosa e ci sono stati momenti delicati. Ad esempio, ricordo una anteprima in cui eravamo insieme: ero lì per sostenerla, orgoglioso del suo lavoro, e però poi ti trovi davanti a una scena di sesso con lei e devi guardarla insieme alle cinquecento persone che sono nella sala. Con il tempo impari a non lasciare che questi momenti influenzino la vita reale, ma non è mai completamente facile.”

Ha mai attraversato una crisi professionale?

“Sì, è successo. Ero stanco del sistema, delle persone che usavano la mia immagine senza la mia approvazione, dicendo cose su di me che non corrispondevano alla realtà. Questo mi ha portato a scrivere un film, Look Inward, in cui giocavo con la mia immagine in modo ironico. È stato un modo per riprendermi il controllo, per usare io stesso la mia immagine come volevo.”

Sta lavorando a nuovi progetti come regista?

“Sì, sto scrivendo un nuovo film. È qualcosa di molto personale, che mi sta entusiasmando. Dopo esperienze più legate a grandi produzioni (vedi Asterix ndr.), è bello tornare a un progetto che sento completamente mio.”

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