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“Emilia Pérez”, il film che vola sulle ali di Karla Sofía Gascón. La recensione di Alberto Crespi

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Premiato a Cannes e ai Golden Globe, e il lizza per gli Oscar, esce in sala il “narco-trans-musical-thriller” nato da un’idea folgorante del regista Jacques Audiard
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Jacques Audiard, regista di film notevoli e fra loro diversissimi, racconta di aver scritto il copione di Emilia Pérez pensando a un’opera lirica. Poi la storia si è fatta film, ma la musica è rimasta. Dovendo definirlo in termini di genere, parleremmo di un narco-trans-musical-thriller: ci sono canzoni e balli, ma anche suspense e sparatorie, e soprattutto c’è la folgorante idea da cui tutto nasce. E poiché viene enunciata a inizio film, ed è evidente anche dai trailer, ci sentiamo autorizzati a raccontarvela.

Rita, giovane avvocata di Città del Messico (Zoe Saldana), viene contattata per un lavoro molto sui generis: la vuole assumere il ferocissimo Manitas del Monte (Karla Sofía Gascón), un boss del narcotraffico che ha deciso di cambiare sesso. La cosa va gestita fra mille cautele: il boss non vuole solo diventare donna, ma anche inscenare la propria morte in modo che la moglie Jessi (Selena Gomez) e i figli non sappiano mai nulla. Rita accetta. Tutto questo, ripetiamo, nei pr…

Jacques Audiard, regista di film notevoli e fra loro diversissimi, racconta di aver scritto il copione di Emilia Pérez pensando a un’opera lirica. Poi la storia si è fatta film, ma la musica è rimasta. Dovendo definirlo in termini di genere, parleremmo di un narco-trans-musical-thriller: ci sono canzoni e balli, ma anche suspense e sparatorie, e soprattutto c’è la folgorante idea da cui tutto nasce. E poiché viene enunciata a inizio film, ed è evidente anche dai trailer, ci sentiamo autorizzati a raccontarvela.

Rita, giovane avvocata di Città del Messico (Zoe Saldana), viene contattata per un lavoro molto sui generis: la vuole assumere il ferocissimo Manitas del Monte (Karla Sofía Gascón), un boss del narcotraffico che ha deciso di cambiare sesso. La cosa va gestita fra mille cautele: il boss non vuole solo diventare donna, ma anche inscenare la propria morte in modo che la moglie Jessi (Selena Gomez) e i figli non sappiano mai nulla. Rita accetta. Tutto questo, ripetiamo, nei primi venti minuti. Poi succede di tutto, e questo “tutto” lo scoprirete al cinema.

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Presentato a Cannes dove avrebbe meritato la Palma d’oro, recentemente premiato ai Golden Globe, in lizza per l’Oscar, Emilia Pérez è, per chi scrive, il film del 2024. La struttura del musical e la scelta di ricostruire il Messico in studio, in Francia, lo rendono un esempio oggi rarissimo di cinema-cinema, paragonabile alle opere più visionarie girate in Messico e a Hollywood negli anni ’40 e ’50. All’epoca, un film così l’avrebbero diretto Vincente Minnelli o Emilio Fernández.

Il cast femminile — alle citate va aggiunta la messicana Adriana Paz — è strepitoso, ma è ovvio che l’attrice trans Karla Sofía Gascón si porti via il film sulle ali di un’interpretazione che non ha eguali. Imperdibile.

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