Dopo il successo de La stranezza, Roberto Andò ha riunito Toni Servillo e Ficarra & Picone affrontando questa volta il Risorgimento. Con L’abbaglio (in sala il 16 gennaio con 01), il cineasta alza il tiro: «Non solo la riesumazione di un episodio meno noto della storia di Garibaldi in Sicilia, ma un racconto che svela le contraddizioni di quel momento: compromessi, patti anche scellerati, ciò che rese quella rivoluzione incompiuta, con ripercussioni sul presente».
Vincenzo Orsini guidò la finta colonna di soldati che attirò l’esercito borbonico nell’interno, consentendo a Garibaldi di conquistare una Palermo sguarnita. «Il 1860 è l’anno del Gattopardo, lo sguardo è quello del principe di Lampedusa. Orsini è un anti-Gattopardo: un aristocratico che crede nella democrazia e vuole la giustizia sociale. È un uomo del dubbio, che osserva tutto con il disincanto di chi s’accorge che a soffrire so…
Dopo il successo de La stranezza, Roberto Andò ha riunito Toni Servillo e Ficarra & Picone affrontando questa volta il Risorgimento. Con L’abbaglio (in sala il 16 gennaio con 01), il cineasta alza il tiro: «Non solo la riesumazione di un episodio meno noto della storia di Garibaldi in Sicilia, ma un racconto che svela le contraddizioni di quel momento: compromessi, patti anche scellerati, ciò che rese quella rivoluzione incompiuta, con ripercussioni sul presente».
Vincenzo Orsini guidò la finta colonna di soldati che attirò l’esercito borbonico nell’interno, consentendo a Garibaldi di conquistare una Palermo sguarnita. «Il 1860 è l’anno del Gattopardo, lo sguardo è quello del principe di Lampedusa. Orsini è un anti-Gattopardo: un aristocratico che crede nella democrazia e vuole la giustizia sociale. È un uomo del dubbio, che osserva tutto con il disincanto di chi s’accorge che a soffrire sono sempre gli ultimi». La sua vicenda si intreccia con due personaggi di finzione, un contadino e un illusionista, Ficarra e Picone, che si uniscono ai Mille per tornare in Sicilia: «Portano uno spessore umano autentico, quello della gente comune che non vuole essere eroica».
Andò ragiona sulle conseguenze di quella rivoluzione mancata: «L’idea che si debba convivere e negoziare con la mafia, che non si possa eliminarla, è stata fatale. E mediare con classi dirigenti retrive, per far passare una rivoluzione, accettando un patto che ha bloccato il Sud, soprattutto. Ancora oggi ci sono fenomeni come i neoborbonici, espressione dell’ignoranza che vuole dire la sua, inventando una storia mai esistita».
Il Risorgimento non è un periodo storico amato a scuola e frequentato dal cinema. «Troppo spesso la storia rimane astratta: Mazzini, Garibaldi, grandi nomi, ma lontani. Ho restituito dimensione umana a quelle vicende, perché le nuove generazioni possano ritrovarvi un riflesso del loro presente». Un richiamo al risveglio, all’impegno dei giovani che oggi hanno l’età di quei garibaldini? «Spero che il film trasmetta questa febbre di azione, di contribuire, di spendersi per qualcosa di comune. Se c’è un mondo di giovani che ha qualcosa da dire, è ora che faccia sentire la propria voce».
Ragionando sul concetto di patria, molto evocato di questi tempi, Andò precisa: «La patria di cui parla Orsini è quella vera: un luogo in cui coltivi un’unità di intenti dedicata a migliorare la condizione umana. Abbattendo distanze tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri. Oggi, invece, c’è un’idea ideologica tornata nel vocabolario, grazie anche a questo governo. Una patria richiamata a un precedente storico, ma non credo si pensi al Risorgimento di Orsini. Però qualcosa si ritrova, mi fa piacere sottolinearlo, quando Giorgia Meloni usa il suo prestigio internazionale per riportare una cittadina italiana, Cecilia Sala, a casa: c’è solo da dire “brava”. Lì si percepisce un’idea di patria, come si sentiva durante i funerali di Falcone e Borsellino a Palermo: vibrazioni che riportano a quell’epoca».
La stessa squadra potrebbe ritrovarsi in un terzo film? «Non per ripetere uno schema ma per evolversi. Affrontando un’idea più azzardata. Toni, Salvo e Valentino, sono pronti a sperimentare. Si è capito che hanno una taratura di grandi attori e possono andare anche oltre».