Ora che la notevole serie M. Il figlio del secolo, ispirata al romanzo di Antonio Scurati, è finalmente visibile su Sky (per ora, i primi due episodi) può essere interessante andare a scoprire i vari ritratti cinematografici di Benito Mussolini che hanno preceduto l’impressionante interpretazione di Luca Marinelli. È un modo per scoprire che in realtà i film su Mussolini non sono tantissimi, ma che la presenza del duce si insinua anche in opere nelle quali non compare…
Mussolini secondo… Mussolini
Il primo Mussolini cinematografico non è interpretato da un attore. È lui, in prima persona. Il regime fascista capisce immediatamente l’importanza del cinema. Ma non solo. Capisce una cosa ancora più importante: che il cinema di finzione dev’essere prima di tutto intrattenimento, deve regalare ai cittadini evasione e divertimento. Di qui le commedie rosa, i telefoni bianchi, i drammi in costume. I film del ventennio che celebrano le imprese del fascismo sono relativamente pochi, e spesso lo fanno in modo indiretto: se si devono cantare le imprese coloniali dell’Italia si realizza Scipione l’Africano (Carmine Gallone, 1937), non un film sulla guerra di Etiopia. La propaganda è demandata all’attualità, ai cinegiornali proiettati nei cinema prima e dopo i film: lì, Mussolini è la “star”. Non a caso uno dei primi provvedimenti del fascismo in campo culturale è la creazione dell’Istituto Luce, che Mussolini istituisce come “ente morale di diritto pubblico” con un regio decreto-legge del 5 novembre 1925, a sostituire quella che prima (dal 1924) si chiamava Società anonima L.U.C.E. Non vi stupiscano i puntini: “Luce” non è un sostantivo per rendere omaggio alla materia prima del cinema, la luce appunto, ma un acronimo che sta per “L'unione cinematografica educativa”. E attraverso i cinegiornali il fascismo “educa” gli italiani al culto del duce.
Mussolini secondo l’America
Deriva direttamente dal Luce, e dai suoi filmati, un film documentario del 1933 che però non è italiano bensì americano, ed è destinato agli spettatori americani (e non solo italoamericani). Si intitola Mussolini Speaks, “Mussolini parla”, è diretto dallo scrittore statunitense Lowell Thomas e comprende, oltre a spezzoni di discorsi del duce, alcune riprese della marcia su Roma. Nel film Mussolini veniva definito “un moderno Cesare”. Fu prodotto e distribuito dalla Columbia, una delle majors di Hollywood (la stessa che aveva sotto contratto il paisà Frank Capra…). Lo volle fortemente Harry Cohn, il boss della Columbia, uno dei produttori “storici” di Hollywood. Come molti americani Cohn era un “fan” di Mussolini: ne apprezzava l’anticomunismo, i modi spicci, l’apparente efficienza e la feroce disinvoltura negli affari. Come quasi tutti i vecchi produttori hollywoodiani (Mayer, Goldwyn, Warner, Lasky, Zukor) Cohn era ebreo e dopo le leggi razziali del ’38 fece di tutto per far sparire il documentario o comunque per cancellarne la memoria.
Mussolini secondo Blasetti
Come abbiamo detto, il cinema del ventennio non realizza film “su” Mussolini, a differenza di quanto accade ad esempio in Unione Sovietica dove uno degli altri “grandi dittatori” del ‘900, Iosif Stalin, aveva addirittura un attore di fiducia – Michail Gelovani, georgiano come lui, più bello e più aitante di lui – che lo interpretava in film di propaganda come Il giuramento, La caduta di Berlino e L’indimenticabile 1919 (tutti diretti da Michail Ciaureli, altro georgiano). Il film più importante sulla nascita del fascismo, Vecchia guardia di Alessandro Blasetti (1934), racconta il fenomeno dello squadrismo e descrive il fascismo come un fenomeno rurale, provinciale, nato “dal basso”: fra i personaggi non c’è Mussolini e paradossalmente Blasetti mette in scena una marcia su Roma “senza duce”… rispettando la realtà storica, perché come si vede anche in M. quel giorno il duce, a Roma, non c’era. Nello stesso anno, il ’34, Blasetti realizza anche 1860, un film sull’impresa dei Mille che sarebbe interessante mettere a confronto, in questi giorni, con L’abbaglio di Roberto Andò. Per creare un parallelo fra Garibaldi e Mussolini, Blasetti sceglie di mostrare pochissimo il primo, e mai il secondo: nel finale alcune vecchie camicie rosse, ormai centenarie, assistono a una parata di camicie nere. Per il pubblico degli anni 30 il messaggio era fin troppo chiaro.
Mussolini secondo Lizzani
In uno dei suoi film più belli, Il processo di Verona (1963), Carlo Lizzani fa tesoro della lezione di Blasetti, che giustamente considerava un maestro. Il film è una sorta di tragedia elisabettiana imperniata sul personaggio di Edda Ciano, magnificamente interpretata da Silvana Mangano. La figlia del duce, sposata con Galeazzo Ciano, tenta disperatamente di salvare il marito che nel gennaio del ’44 è sotto processo per alto tradimento assieme agli altri firmatari del famoso “ordine del giorno Grandi” che esautorò il duce nel luglio del ’43. Ciano è Frank Wolff, Vivi Gioi è donna Rachele, grandi attori di teatro – Ivo Garrani, Giorgio De Lullo, Andrea Checchi – interpretano i gerarchi. Mussolini non si vede mai, ma ovviamente aleggia su tutto il film.
Mussolini secondo Rod Steiger
Lizzani mette in scena direttamente il duce in un film successivo, Mussolini ultimo atto (1974). Si racconta la sua cattura e la sua fucilazione da parte dei partigiani. Nella rovente atmosfera del ’74, i neofascisti non gradiscono: il 30 aprile di quell’anno una bomba esplode nel centro di Savona, vicino a una sala cinematografica dove il film è proiettato. Le indagini risalgono all’organizzazione terroristica Ordine nero. Ingenti danni, nessun ferito. Per interpretare il duce Lizzani sceglie l’americano Rod Steiger, che tre anni prima ha girato Giù la testa con Sergio Leone e ha una certa esperienza di personaggi storici, avendo interpretato nientemeno che Napoleone in Waterloo, kolossal italo-americano-sovietico del 1970 prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da Sergej Bondar?uk. Steiger è un attore del metodo, purissimo Actors Studio, già partner di Marlon Brando in Fronte del porto e premio Oscar per La calda notte dell’ispettore Tibbs. Si immerge nel personaggio e la sua adesione psicofisica è impressionante. Infatti, caso unico, replicherà: Steiger interpreta Mussolini anche in Il leone del deserto, film del 1981 diretto dal siriano Mustafa Akkad. Il film è di produzione libica e racconta l’eroica resistenza condotta dal leader senussita Omar Al-Mukhtar contro gli invasori… italiani, condotti dal famigerato criminale di guerra Rodolfo Graziani. È stato proibito in Italia per decenni, fu visto solo in una singola messa in onda su Sky nel 2009; è proiettabile nel nostro Paese solo dal 2024, quando l’associazione Un ponte per ha finalmente ottenuto un visto di censura. Vederlo, per noi italiani, è assai istruttivo.
Mussolini secondo Hoskins, Adorf e Banderas
L’abitudine di far interpretare Mussolini ad attori stranieri, forse meno spaventati dal ruolo, prosegue. In Il delitto Matteotti di Florestano Vancini, ottimo film del 1973, lo interpreta Mario Adorf, svizzero per metà tedesco e per metà italiano. I veri protagonisti del film sono Franco Nero (Matteotti) e Umberto Orsini (il killer Dumini). Nel film tv Io e il duce (Alberto Negrin, 1985) Mussolini è il britannico Bob Hoskins, mentre Susan Sarandon è Edda Ciano e Anthony Hopkins è Galeazzo Ciano. Hoskins è un ottimo attore ma forse è fin troppo rotondetto e simpatico per il ruolo. In un altro prodotto tv, la miniserie Il giovane Mussolini (Gianluigi Calderone, 1993), la parte tocca addirittura ad Antonio Banderas. Decisamente troppo bello. La serie parte dal 1901 e si conclude con la prima guerra mondiale e l’espulsione dal partito socialista, quindi il fascismo, in sostanza, non c’è.
Mussolini secondo Timi (e Bellocchio)
Vincere, diretto nel 2009 da Marco Bellocchio, rimane probabilmente il miglior film del quale Mussolini sia protagonista. Lo interpreta Filippo Timi, ed è una prova straordinaria. Il film è imperniato sul rapporto fra Mussolini e Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), e quindi sul crudele rifiuto del figlio illegittimo Benito Albino, poi rinchiuso in manicomio. Il fascismo – o meglio, il pre-fascismo, perché i due si conobbero nel 1907 e il bimbo nacque nel 1915 – come tragedia familiare, in puro stile Bellocchio. Ma dietro questa storia intima si intravvede la tragedia del secolo, segnata anche da una visione di Il monello di Chaplin: altra storia di figli rifiutati…
Mussolini secondo Fellini
Il film italiano più bello e più vero sugli anni del fascismo è indiscutibilmente Amarcord (1973). Il sommo Federico Fellini mette in scena un fascismo della memoria, descrivendolo come la “malattia infantile” di un popolo, quello italiano, che si è sempre rifiutato di crescere. Giusto, quindi, che nel film Mussolini sia il sogno di un ragazzino: durante una manifestazione di avanguardisti e giovani italiane, uno degli amici del protagonista Titta – Ciccio, di nome e di fatto – sogna che la bella Aldina, di cui è vanamente innamorato, accetti di sposarlo; e che a celebrare il matrimonio sia il faccione di Mussolini realizzato per la parata. Nel sogno di Ciccio, il faccione posticcio parla, con un tono imperioso che diventa inesorabilmente grottesco.
Napaloni secondo Chaplin
La rassegna di Mussolini cinematografici non sarebbe completa senza la strepitosa caratterizzazione di Jack Oakie in Il grande dittatore di Charlie Chaplin (1940). Hitler, nel film, si chiama Adenoid Hynkel, e basterebbe l’invenzione di un nome come Adenoid per dare a Chaplin la patente di genio. A un certo punto Hynkel, che regna sulla Tomania, riceve la visita del dittatore della Batalia, Bonito Napoloni (per la cronaca: nell’originale il personaggio si chiama Benzino Napaloni e il suo paese è la Bacteria). Nessuno si offenda, neanche Luca Marinelli: forse Jack Oakie è il miglior Mussolini di sempre, e persino il più somigliante. In realtà Oakie si chiamava Lewis Delaney Offield e non era minimamente italiano, ma del dittatore catturò sia la fisicità, sia la quasi innata dimensione guittesca. Sicuramente si era studiato i filmati del Luce…