Alvaro Vitali, il ritorno con Verdone. Da Fellini ai reality, la carriera del “Pierino” dimenticato
di Alfonso PastiSettantaquattro anni e ancora il cappello di Pierino, la maschera triste di un comico d’antan, e dire che per almeno un ventennio ha vissuto nell’aura del divo, strattonato da orde di ragazzi di cui era diventato l’idolo per quell’attitudine a guardare dal buco della serratura mentre, al di là della porta, Edwige Fenech o Gloria Guida si attardavano sotto la doccia. Ci voleva Carlo Verdone per restituire Alvaro Vitali a un set, un po’ come fu con Pupi Avati e Carlo Delle Piane, il maestro sensibile che scorge un’altra possibilità per l’attore dimenticato, perfino schernito per un passato cinematografico non nobile. Lo rivedremo, dunque, nella quarta stagione di Vita da Carlo che Verdone sta girando in questi giorni a Roma.
«Quando abbiamo annunciato che Alvaro Vitali sarebbe stato tra le guest star di Vita da Carlo 4 – spiega l’attore e regista - sui social mi hanno scritto “hai fatto bene, poverino”. Ma io non l'ho preso perché “poverino”: per me, o funzioni o non funzioni. E lui funzionava». In realtà «era stato già scelto per la seconda stagione, ma non l'ha potuto più fare perché non stava bene». Per i nuovi episodi, aggiunge Verdone, «siamo riusciti a trovare il ruolo giusto: interpreta un sogno che diventa un incubo, perché in realtà rappresenta la paura di non lavorare più». E confessa l’emozione provata dopo aver letto un messaggio di Vitali: «Mi ha ringraziato dicendomi che l'atmosfera della scena lo ha riportato nel mondo di Fellini».
Perché è lì che tutto è cominciato, in quel Teatro 5 di Cinecittà (quello, sì, iconico) dove un giovanissimo Vitali sbarcò per caso al cospetto del maestro che si infatuò di quel ragazzetto romano un po’ sbruffone e pronto a tutto, la faccia un po’ cubista e l’indole da entertainer di strada. Con Fellini esordisce nel ‘69 in Satyricon, lo richiama per I clowns (1971), Roma (1972), Amarcord (1973). Quella con il maestro avrebbe potuto essere una carriera di pregio ma bisognava avere pazienza. E allora, dopo una fase in cui viene scelto, per piccoli ruoli, da altri maestri (Magni, Monicelli, Risi, Steno) Vitali cede al richiamo del guadagno facile e della visibilità, e da quel La liceale del ‘75 in poi è tutto un macinare dottoresse ai distretti militari, insegnanti sotto al letto, infermiere, professoresse che seducono gli studenti e soldatesse alle grandi manovre.
I film con Vitali vengono sfornati a raffica, una ruota del criceto che lo rende uno dei volti più popolari della commedia sexy fino al trionfo di Pierino contro tutti, di Marino Girolami, 1981, incassi stratosferici e l’idolatria per il ragazzo un po’ storto che ormai comincia a farsi grande. Di film in cui interpreta l’eroe delle barzellette sboccacciate ne girerà almeno altri tre, sarà Gian Burrasca e Giggi er bullo, sarà cult con Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento.
Ma la stagione della commedia scollacciata dura poco, con essa si esaurisce anche la fortuna dell’attore, un flop quel Pierino torna a scuola con cui Mariano Laurenti tenta, invano, il rilancio. Un decennio di oblio, lo ri-scova Striscia la notizia che intravede una somiglianza con Jean Todt e Antonio Ricci lo affianca, in tuta rosso Ferrari, a Dario Ballantini. Tenta ancora con la tv nel 2006, con il reality La fattoria, ma deve lasciare per motivi di salute.
Da allora se ne sono perse le tracce, eccezion fatta per qualche ospitata nei programmi tv del pomeriggio in cui lamentava le difficoltà economiche e la disattenzione, nei suoi confronti, da parte del mondo dello spettacolo, il cruccio di non essere mai stato cercato da Lino Banfi, al cui fianco aveva lavorato più volte nel periodo d’oro. Passati gli anni, qualcuno lo ha finalmente pensato. Grazie a Verdone, torna da incubo per realizzare un sogno.