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Luca Marinelli a Berlino, dall’oscurità di M alla tenerezza di “Paternal leave”

Al festival tedesco l’attore accompagna il film debutto della Alissa Jung, in cui interpreta un padre che ritrova un rapporto con la figlia adolescente che aveva abbandonato
3 minuti di lettura

Luca Marinelli chiude la porta al suo personaggio più oscuro, M, per abbracciare la tenerezza di Paternal Leave, film debutto alla regia della moglie, l’attrice tedesca Alissa Jung.


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Un film delicato e toccante, presentato alla Berlinale nella sezione Generation e in uscita in primavera in Italia con Vision Distribution.

Il film racconta la storia di una quindicenne tedesca, July Grabenhenrich, che non ha mai conosciuto il padre e decide di andarlo a incontrare in Italia. Lo trova su una spiaggia deserta della costa riminese – siamo in inverno – tra vento freddo e vuoto umano. L’uomo sta cercando di ricostruire il legame con la sua ultima, giovane compagna e la loro figlioletta, deciso questa volta a non sottrarsi alla paternità.

Paternità in congedo

Alissa Jung spiega la genesi del film: “Volevo esplorare il rapporto genitore-figlia in modo profondo e mi sono chiesta: perché un genitore non vuole conoscere il proprio figlio? Nella realtà esistono situazioni simili. Sei anni fa sono partita da queste due domande e poi è nata la storia.” Sulle ricerche fatte per il film, la regista racconta: “Ho incontrato persone che sono state abbandonate, che parlano. Invece i padri che se ne sono andati non vogliono farlo: nessuna testimonianza diretta. Ho visto documentari bellissimi e toccanti. Una cosa che accomunava tutte le storie era il senso di colpa dei figli, come se credessero di avere fatto qualcosa di sbagliato. Da lì è nata la mia voglia di raccontare una storia in cui si capisce che non è mai colpa dei bambini.”

(reuters)

Alissa e Luca

Marinelli sorride e racconta che “il provino l’ho fatto all’insaputa” Alissa conferma: “Gli ho detto di venire a sostenere il provino di Juli. All’inizio non pensavo a lui, ma quando ho trovato il luogo in Italia mi sono detta: perché non chiedere a Luca? È uno dei migliori attori in circolazione.”A proposito della loro sintonia Marinelli aggiunge: “Vediamo il mondo allo stesso modo, abbiamo gli stessi gusti. Se piace a lei, piace a me; se piace a me, forse anche a lei. È un atto di fiducia che si fa con un regista, magari solo per un incontro, ma stavolta è stato facile e naturale. Siamo stati molto professionali. Non mi ha sorpreso: so che donna ho accanto e sapevo che avremmo raggiunto grandi altezze. Sapevo che mi avrebbe portato a fare qualcosa di nuovo. Abbiamo litigato? Sì, una volta.Grazie a Marinelli, Alissa ha conosciuto il cinema italiano: “Quello bellissimo degli anni Sessanta e anche i film più recenti. Mi piacciono Pietro Marcello, Alice Rohrwacher, Jonas Carpignano. In Italia c’è una vita artistica interessante, una bella cultura. Come attrice, sono abbastanza concentrata sui miei progetti da regista, sto scrivendo una nuova storia. Recitare è bellissimo con la persona giusta, lo farei volentieri.”

Mussolini e le polemiche su M - Il figlio del secolo

A proposito delle polemiche legate a M - Il figlio del secolo e ad alcune sue dichiarazioni, Marinelli dice: “Ho già parlato troppo.” Teme che l’ombra lunga di Mussolini possa oscurare questo piccolo film delicato, girato dopo la conclusione dell’avventura con Joe Wright. “Per noi è importante essere concentrati su questo momento così bello e importante. M è stata l’esperienza precedente a questa, per me artisticamente meravigliosa. Se ci sarà la possibilità di continuare con Joe, sarò lì. Ringrazio tutte le persone che hanno visto il film e capito che tipo di progetto fosse. E anche chi si è sentito chiamato in causa, perché sa quanto sia importante essere presenti oggi, nella nostra comunità, nella nostra storia, nel lasciarci alle spalle orrori che ci portiamo avanti dal passato.”

'M. Il figlio del secolo', il dialogo in esclusiva tra Antonio Scurati e Luca Marinelli: "Il nostro Mussolini sordido e brutale, un fascino che inganna ancora oggi"

Italia, Berlino e Hollywood

Diviso tra l’Italia, dove lavora spesso, Berlino, dove vive, e gli ingaggi hollywoodiani – tra cui il secondo capitolo del kolossal The Old Guard con Charlize Theron – Marinelli riflette: “Sono curioso per natura. Ho la fortuna di lavorare in Italia su progetti meravigliosi, a volte nazionali, altre internazionali, come Le otto montagne, Trust e M. Pur essendo nel mio paese, mi trovo spesso a collaborare con persone provenienti da altrove. Mi piacerebbe lavorare ovunque, proprio per questa curiosità e per condividere il mestiere con chiunque lo ami.”

(ansa)

Paternità e fragilità secondo Marinelli

Marinelli racconta il suo personaggio, un padre che non è mai voluto crescere: “Nel film si incontrano due persone che stanno vivendo un momento simile, ma una ha il diritto di esserci – la giovane Leo – mentre l’altra, il padre, è arrivata in ritardo rispetto alle tappe che avrebbe dovuto compiere. L’arrivo di Leo è un dono: è come se gli mettesse davanti uno specchio per fargli vedere chi ha di fronte. Attraverso questa giovane donna e il suo spirito rivoluzionario, si spera che lui possa cogliere questa occasione.” Sulla paternità, tema oggi in grande cambiamento, dice: “Siamo ancora fortemente vittime di un sistema patriarcale, e nessuno ne ha mai tratto beneficio. Io seguo con interesse le grandi rivoluzioni in corso e ho fiducia nel futuro. Facendo questo film e vivendo la mia vita con la mia famiglia, capisco quanto sia importante ascoltare e imparare dai propri figli, che sono molto più connessi al presente di quanto possiamo esserlo noi. Noi abbiamo più esperienza, ma loro vivono il presente. La svolta per il mio personaggio arriva quando inizia ad ascoltare la figlia".

Marinelli riflette sulla fragilità del suo personaggio: “Questo film ci mette di fronte a quanto la vita sia stratificata: ci sono tante difficoltà, ma anche tante meraviglie. La fragilità appartiene a tutti, ma la differenza sta nelle risposte che diamo. Paolo, il mio personaggio, leggendo la sceneggiatura, sceglie di fuggire. Ma questa fuga non aiuta né lui né le persone attorno, che hanno paura delle sue bugie, dei suoi atteggiamenti. Tutti possiamo ritrovarci in situazioni simili, ma è la nostra risposta a fare la differenza. Non bisogna fuggire da sé stessi.”

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