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Cinema da salvare, viaggio nelle città: sale in svendita ed esempi virtuosi

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Dopo gli appelli del mondo del cinema e della cultura, da Palermo a Milano fioccano i movimenti cittadini e le iniziative imprenditoriali per scongiurare la chiusura dei locali storici dedicati alla settima arte
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Settimane di proteste, appelli. Dall’attore e regista Carlo Verdone alla produttrice Federica Lucisano all’architetto e senatore a vita Renzo Piano il mondo del cinema si è mobilitato per evitare che una norma regionale potesse aprire le porte alla trasformazione delle sale in supermarket o altri grandi negozi. La Regione Lazio, infatti, stava per approvare una legge che avrebbe dato il via al cambio di destinazione d’uso totale sia per i cinema chiusi da anni (che a Roma sono una quarantina), sia per quelli aperti. La denuncia da parte del mondo del grande schermo è stata netta: in questo modo, qualunque grande fondo avrebbe potuto comprare sale ancora attive, chiuderle e aspettare i dieci anni di tempo previsti per procedere con la trasformazione.

Settimane di proteste, appelli. Dall’attore e regista Carlo Verdone alla produttrice Federica Lucisano all’architetto e senatore a vita Renzo Piano il mondo del cinema si è mobilitato per evitare che una norma regionale potesse aprire le porte alla trasformazione delle sale in supermarket o altri grandi negozi. La Regione Lazio, infatti, stava per approvare una legge che avrebbe dato il via al cambio di destinazione d’uso totale sia per i cinema chiusi da anni (che a Roma sono una quarantina), sia per quelli aperti. La denuncia da parte del mondo del grande schermo è stata netta: in questo modo, qualunque grande fondo avrebbe potuto comprare sale ancora attive, chiuderle e aspettare i dieci anni di tempo previsti per procedere con la trasformazione.


Questa battaglia per tutelare i cinema ancora aperti è stata vinta proprio in questi giorni: la Regione Lazio ha deciso di stralciare questa norma dopo il confronto con i rappresentanti degli esercenti (Anec) e dell’industria cinematografica (Anica). Con cui, però, non ha trovato l’accordo sui cinema chiusi: al momento la Regione vuole che i cinema già chiusi alla fine del 2024 possano essere trasformati del tutto se sono passati sette anni.Se questa partita non è ancora chiusa, si è invece concluso nel migliore dei modi l’acquisto del cinema Fiamma, storica sala chiusa nel 2017, che sarà gestita da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, direttori artistici della kermesse Alice nella Città. Il Fiamma, che si trova nel centro di Roma vicino via Veneto, non solo proietterà film, ma diventerà un polo culturale definito dai gestori “audace”. (Marina de Ghantuz Cubbe)

L'ingresso dell'ex cinema Al Politeama di Palermo 

Palermo: sale in ripresa

di Irene Carmina

Dopo la crisi post-Covid che ha portato alla chiusura di tre sale cinematografiche, l’Igiea Lido, il Politeama, e, per problemi contrattuali, l’Arlecchino, a Palermo e provincia resistono 21 cinema, di cui 12 nel capoluogo e 9 tra Cefalù, Termini Imerese, Bagheria, Partinico, Polizzi Generosa e Petralia Sottana. Sono in tutto 42 gli schermi in città, 15 quelli in periferia, con Partinico che guida la classifica dei piccoli centri con 5 schermi, seguita da Termini Imerese (4 schermi e 2 sale). La pandemia ha pesato come un macigno sui conti del Politeama multisala, il cinema che riuniva i vecchi Nazionale e Abc, con una superficie di 1.200 metri quadrati, aperto nel 1924 dalla famiglia Biondo, oggi trasformato in McDonald’s. Stessa sorte è toccata all’Igea Lido: al posto del cinema, c’è una discoteca. Titoli di coda anche sull’Arlecchino, ma stavolta non c’entra il Covid: la saracinesca si è chiusa per motivi contrattuali. E se il cinema Fiamma, sempre a Palermo, è stato trasformato in una palestra, a Polizzi Generosa quest’estate è arrivato un finanziamento di 250mila euro per aprire il Cristallo che ha richiamato anche Martin Scorsese e Giuseppe Tornatore. Archiviati gli anni dell’emergenza sanitaria, il cinema a Palermo è in ripresa e il merito di questa boccata d’ossigeno, per Andrea Peria, esercente e presidente Anec Palermo, è del tax credit e delle misure di sostegno alle sale approvate dal governo. Sono incoraggianti anche i dati relativi alle presenze e agli incassi del 2024: +8,13% al botteghino e +7,29% di spettatori a Palermo e provincia.

Il cinema Splendor di Bari a rischio chiusura 

Bari: una situazione sconfortante

di Antonella W.Gaeta

La situazione delle sale cinematografiche a Bari è sconfortante, allineata con quella del resto delle città italiane. Molte quelle storiche che sono già diventate palazzi come accaduto ad Armenise, Odeon, Ambasciatori, Impero negli ultimi 10 anni. Non programmano più regolarmente sale storiche come il Nuovo Palazzo, l’Esedra e l’Abc (tra le prime sale d’essai italiane a essere fondata) apre ormai solo per iniziative scolastiche e festival. L’anno scorso ha chiuso il multicinema Ciaky, 9 sale per 1300 posti, che verrà presto trasformato in uffici regionali. E sono a rischio chiusura anche Splendor e Piccolo, ovvero monosale di prossimità e di comunità. Le proteste hanno riguardato essenzialmente movimenti cittadini per scongiurare la chiusura dell’Armenise e dell’Abc.

Il cinema Metropolitan di Napoli 

Napoli: in salvo lo storico Metropolitan

di Paolo Popoli

La notizia è stata diffusa a inizio 2023: il cinema Metropolitan è in vendita, la proprietà non rinnova il fitto ai gestori. Da allora è scattata una mobilitazione per scongiurare la trasformazione in supermarket, parcheggio o sala bingo dei locali nell’ex rifugio antiaereo di palazzo Cellamare, in via Chiaia, sede dello storico cineteatro da circa ottant’anni. Il presidio culturale è stato difeso con il vincolo di destinazione promosso dall’allora ministro Sangiuliano. La nuova proprietà, il gruppo Pluricom attivo nel fashion e nel retail, ha presentato in Comune l’idea di progetto che salva le sette sale cinematografiche chiuse a gennaio e pronte a riaprire in primavera con la nuova gestione affidata a Lucky Red di Andrea Occhipinti. Ma non sarà solo cinema: oltre agli schermi troveranno spazio un bistrot, artigianato, moda e tutto quanto non sia in contrasto con la destinazione culturale imposta dal vincolo.

Il Nuovo Cinema Odeon di Firenze 

Firenze: vince l’accoppiata cinema e libri

di Elisabetta Berti

La conversione solo parziale della destinazione d'uso è il segreto della sopravvivenza del cinema Odeon, gioiello liberty del centro storico di Firenze che ospitò Wanda Osiris, Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald, ma negli ultimi anni contava cinque spettatori a sera. La casa editrice Giunti l'ha trasformato in un libreria, ma ha mantenuto la galleria e lo schermo per proiezioni solo serali di titoli selezionati. E' stato possibile grazie alla norma “salva cinema” inserita nel 2015 nel regolamento urbanistico del Comune di Firenze: il privato che acquista un cinema ha l'obbligo di mantenere l'attività cinematografica almeno sul 60% della superficie totale. Dieci anni fa il provvedimento arrivava a tamponare un'emorragia di sale storiche che cessavano l'attività, rimpiazzate da appartamenti, supermercati, sale slot, o semplicemente abbandonate. Si calcolano venti cinema chiusi in vent'anni.

Il Modernissimo di Bologna 

Bologna: l’esempio virtuoso del Modernissimo

di Emanuela Giampaoli

Scout, parrocchiani, abitanti del quartiere si sono mobilitati in massa lo scorso anno a Bologna per salvare il cinema parrocchiale Bellinzona dalla chiusura. I frati cappuccini volevano ampliare gli spazi della parrocchia. In pochi giorni sono state raccolte 2000 firme facendo cambiare idea ai religiosi. Ma a fare scuola sotto le torri è soprattutto il Modernissimo, la sala della Cineteca di Bologna rinata lo scorso anno dopo 14 anni di lavori e vincitrice nel 2024 del Biglietto d'oro, il riconoscimento per la monosala con più spettatori in Italia. Tanto che anche Andrea Romeo, patron della casa di distribuzione I Wonder, ha annunciato la volontà di riaprire un'altra sala storica come il Fulgor (dopo aver riaperto Medica, Jolly e Arcobaleno). Resta il caso del Capitol, chiuso dal 2017 e acquistato da Nunzio Colella, imprenditore della moda, che ne vorrebbe fare negozi per i suoi marchi, ma in città vige una norma, detta salva-cinema, che impedisce il cambio di destinazione d'uso per le sale cinematografiche. Colella aveva promesso che avrebbe mantenuto il cinema in parte degli spazi, ma non avendo trovato un accordo con l'amministrazione, la sala è rimasta chiusa (e i negozi non hanno mai aperto).

Il cinema Anteo a Milano 

Milano: la spinta dei cinema d’essai

di Manfredi Lamartina

I cinema a Milano sono ventidue, ma nel corso dei decenni ne sono stati chiusi circa centoquaranta: per ultimo l’Odeon nel 2023. Mancando dei vincoli, molte sale sono state riconvertite, come l’Apple Store al posto dell’Apollo o la palestra Virgin al posto del Maestoso. È un fenomeno che ha riguardato il centro, dove un tempo c’era la cosiddetta Broadway milanese. Ma non tutto è perduto. "Milano ama il cinema – dice Domenico Dinoia, presidente di Agis Lombarda e gestore del Palestrina e del Mexico – e i film d'essai ottengono ottimi risultati. Non vedo all’orizzonte ulteriori chiusure”.

Il cinema Verdi di Genova Sestri Ponente 

Genova: un panorama consolidato

di Alberto Bruzzone

I cinema a Genova centro e nei quartieri, dopo la tempesta della pandemia, non hanno più subito variazioni e il panorama è piuttosto consolidato. Due multiplex e una decina di sale disseminate sul territorio, gran parte delle quali sono guidate dallo stesso gestore. I multiplex sono al Porto Antico (la zona dell’Acquario), con la catena The Space (dieci sale) e presso il centro divertimenti della Fiumara, in zona Sampierdarena, con la catena Uci Cinemas (quattordici sale). Gli schermi del centro città sono quasi interamente gestiti dalla società Circuito Cinema Genova, guidata dagli imprenditori Alessandro Giacobbe ed Elisabetta Costa. Ne fanno parte: Ariston (due schermi), Sivori (due schermi), America (due schermi), Corallo (due schermi), Odeon (due schermi) e City (due schermi). Completano il quadro i cinema indipendenti (il Nickelodeon e il San Paolo che sono legati agli ambienti ecclesiastici), il San Pietro di Quinto (ultimamente rilevato da Giacobbe e Costa), il Verdi di Sestri Ponente (che ha riaperto nelle scorse settimane dopo qualche mese di stop) e il Nuovo Cinema Palmaro, guidato da un trio di appassionati su concessione della parrocchia. Ha chiuso negli scorsi anni lo storico “Ritz”, cinema d’essai nel quartiere chic di Albaro.

Code al cinema Nazionale di Torino 

Torino: la mossa del Nazionale

di Cristina Palazzo

I cinema di Torino e del Piemonte resistono, gli spettatori sono tornati in sala, trainati dai grandi titoli e da iniziative nuove. Ad esempio, nella città della Mole ha riscosso successo la mossa del Nazionale: la domenica mattina proietta film noir anni 30-40 e cartoni Disney degli anni 80 e davanti al cinema sono tornate le code, nonostante l'orario inusuale. Eppure, dalla pandemia, almeno uno spettatore su quattro continua a guardare i film dal divano di casa. Secondo l’osservatorio culturale del Piemonte, nei primi otto mesi del 2024 c’è stata una flessione del 3% rispetto al 2023, anno in cui i 93 cinema piemontesi hanno incassato 35,8 milioni di euro con 5 milioni di biglietti. Molto meglio del 2022 ma comunque meno del triennio pre-Covid. “Già allora la situazione dei cinema non era florida e la strada è ancora in salita - ammette Gimmi Basilotta, presidente Agis Piemonte -. Non va solo ricostruita la fiducia ma bisogna riflettere sulla modalità della fruizione culturale, individuare nuovi pubblici e intercettare bisogni”. Per questo, con un finanziamento della Regione, è stato avviato un progetto per formare i gestori dei cinema a pensare alla sala come un luogo oltre la pellicola “dove andare per stare bene e condividere”.

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