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Isabella Rossellini: “Ho pianto per la mia candidatura agli Oscar e ho pensato a mia madre”

(reuters)

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L’attrice ha avuto una nomination come non protagonista per il film “Conclave”: “Alla cerimonia farò un omaggio a David Lynch”
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“Quest’anno è stato un botto”. Isabella Rossellini, la voce calda e divertita, riassume il susseguirsi frenetico di eventi in questa stagione dei premi del cinema, che la vedono al centro e che culminano con la cerimonia degli Oscar il prossimo 2 marzo: è candidata, non protagonista, per suor Agnés di Conclave, unica voce femminile in una lotta di potere tra vescovi.

E’ combattuta tra i tanti viaggi e festeggiamenti e la voglia di stare nella sua Mama Farm a Long Island?

“No, le celebrazioni vanno benissimo. Solo che dopo i fuochi di Los Angeles si sono accumulati un sacco di premi – Londra, Los Angeles, New York, che erano stati cancellati o rimandati”.

Isabella Rossellini candidata agli Oscar: "Vorrei che i miei genitori fossero vivi per saperlo"

Ci siamo sentite prima delle candidature, ci sperava…

“Quest’anno è stato un botto”. Isabella Rossellini, la voce calda e divertita, riassume il susseguirsi frenetico di eventi in questa stagione dei premi del cinema, che la vedono al centro e che culminano con la cerimonia degli Oscar il prossimo 2 marzo: è candidata, non protagonista, per suor Agnés di Conclave, unica voce femminile in una lotta di potere tra vescovi.

E’ combattuta tra i tanti viaggi e festeggiamenti e la voglia di stare nella sua Mama Farm a Long Island?

“No, le celebrazioni vanno benissimo. Solo che dopo i fuochi di Los Angeles si sono accumulati un sacco di premi – Londra, Los Angeles, New York, che erano stati cancellati o rimandati”.

Isabella Rossellini candidata agli Oscar: "Vorrei che i miei genitori fossero vivi per saperlo"

Ci siamo sentite prima delle candidature, ci sperava, è successo.

“L’ho saputo mentre facevo volontariato per un’associazione di cani. Era venuto il veterinario a portare da mangiare per una cagnolina incinta e la cuccia per i cuccioli. Stavo parlando con lui e sentivo continui alert sul telefono. Mi sono chiesta: “Che succede? Sono le otto del mattino…” Poi, quando il veterinario se n’è andato, mi hanno chiamato i miei collaboratori e l’ho saputo. Mi sono emozionata. Poco dopo è arrivata mia figlia di corsa—vive accanto a casa mia, è venuta a piedi—e mi sono messa a piangere. Ecco, ora mi viene da piangere di nuovo… non mi faccia piangere…perché penso a mia madre”.

Il suo primo pensiero, dopo la nomination, è stato per i suoi genitori. Roberto Rossellini e Ingrid Bergman. Tra l’altro si tratta di uno dei pochi casi di madri e figlie che sono state entrambe candidate all’Oscar.

“Sarebbero stati molto, molto fieri. Mamma soprattutto. Papà era l’anti Hollywood come regista, non andava tanto al cinema, ma ammirava Bette Davis, King Vidor, Robert Flaherty. L’unica foto di un’altra persona del cinema che aveva sulla scrivania era di Charlie Chaplin, con una dedica che lui gli aveva fatto. Mamma aveva un rapporto molto più vicino a Hollywood e benché l’industria l’avesse ripudiata nel periodo dell’amore con papà, mentre era ancora sposata con un altro, quando l’ha riabbracciata lei non è più tornata a vivere in America ma ha fatto film americani. Per mamma questa candidatura sarebbe stata un piacere enorme e quando piango penso a lei. Ma anche papà sarebbe stato fiero. Mamma ha avuto sette nomination e tre Oscar, papà fu nominato per Paisà, regia e sceneggiatura. La cosa buffa è che, come tutto il neorealismo, Paisà non aveva un copione vero e proprio, solo un canovaccio”.

19710818-ROMA-Roberto Rossellini con la figlia Isabella sul set di 'Pascal'. ANSA ARCHIVIO/53962  

Alla vigilia della serata le tornano in mente con più intensità le altre volte in cui c’è stata?

“Sì. Una volta ci sono stata per mamma, quando è stata nominata per Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman. Aveva il cancro quando aveva girato, e alla cerimonia non è potuta andare. Sarei salita io sul palco se avesse vinto l’Oscar. Quindi io ci sono andata, ma non ha vinto. E poi sono tornata con David Lynch e Martin Scorsese. David Lynch ha avuto solo il premio alla carriera, diciamo il premio del pentimento, dei dimenticati, come Chaplin. Martin invece alla fine lo ha vinto. Con Martin ero lì per Toro scatenato. È stato molto drammatico, perché il giorno prima della cerimonia John Hinckley ha sparato al presidente Reagan, quindi la serata è stata posticipata di un giorno. Martin e io non siamo potuti entrare insieme, lui e Robert De Niro avevano corsetti antiproiettile, sono entrati con l’FBI. Ci siamo ritrovati dentro, ma eravamo tutti molto scossi. Con David Lynch sono stata quando è stato nominato per Blue Velvet, sceneggiatura e regia. Non ha vinto. Dopo la cerimonia, siamo andati a una festa e c’erano Elizabeth Taylor seduta con John Huston. Huston camminava trascinandosi dietro una bombola d’ossigeno, non aveva rinunciato a stare con i colleghi. David ha guardato Liz, si è avvicinato e le ha detto: ‘Signora Taylor, mi dispiace solo di non aver vinto l’Oscar, perché l’avrebbe consegnato lei e così mi avrebbe dato un bacio’. E lei: ‘Ma non devi vincere per questo’. E lui le ha dato un bacio sulle labbra. È stato un momento bellissimo".

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Lynch amava Hollywood

"Sì, si vede in Mulholland drive. Ma quel che gli piaceva era il lato oscuro, la gente che spera ma non riesce, si soffermava su sogni, atmosfere, emozioni. Quando eravamo una coppia volevo che lui venisse a vivere a New York; avevo un accordo con mio marito che sarei rimasta lì, se mi fossi trasferita a Los Angeles avrei perso la custodia di mia figlia. E David voleva fare il pittore. L’ho presentato a Leo Castelli, che ha fatto la prima mostra di pittura di David. Abbiamo fatto di tutto per farlo venire a New York ma David diceva di no: “Hollywood è la mia musa”. E così faceva avanti e indietro da Los Angeles”.

Oltre ai suoi genitori, dopo la candidatura, ha parlato di Lynch.

“Qualche settimana prima della morte, mi aveva scritto, ed è cosa rara. I miei ex non mi dicono mai di aver visto i miei film, stanno sempre zitti. E invece David mi aveva mandato un messaggio dicendo ‘ho visto Conclave, che bel film e tu sei straordinaria’. Tanto che mi sono impressionata, ammazza ma che sta male, perché mi manda questa cosa? Non era mai successo. Due settimane dopo è morto. Non posso dire una morte che ci ha totalmente sorpreso, era molto malato di enfisema. Ma non sei mai preparato alla morte. Alla cerimonia degli Oscar farò un omaggio a lui, ma non posso dire altro”.

(fotogramma)

Lei lo ha definito il più grande amore della sua vita, anche se l’ha fatta soffrire.

“Sì. Difficile fare una graduatoria, ma David è quello con cui ho sentito più affinità, vicinanza. E poi è stato lui che ha deciso di andare via, io me lo sarei tenuto. Si, ho sofferto”.

Come lavoravate insieme? In Velluto blu e Cuore selvaggio lei ha fortemente partecipato alla creazione dell’immagine dei personaggi.

“Il regista è il direttore d’orchestra, l’attore propone. Gli dissi che la Dorothy Vallens di Velluto blu doveva essere una bamboletta e a lui piacque. Per Cuore selvaggio, gli proposi che il mio personaggio, Perdita Durango, nome stupendo, fosse da una parte attraente e sexy, ma anche spaventosa. Mi era venuta in mente Frida Kahlo, che all’epoca non era così conosciuta come adesso, aveva questo aspetto affascinante ma con i baffi, le sopracciglia che si uniscono, cose che noi donne subito eliminiamo. A David è piaciuta l’ispirazione, il sopracciglione. Ma quando ho detto “facciamo un pochino di baffi” ha detto no. Io avrei aggiunto un‘ombra come a volte ha Patty Smith, ma non c’è stato verso”.

Sul set di Blue Velvet

 

Lei ha detto che i personaggi di Blue Velvet e Conclave rappresentano due femminilità opposte.

“E’ così. Quella di Blue Velvet è una donna che ubbidisce agli ordini degli uomini. Ho provato a farne una donna molto vulnerabile, fragile, ma con l’aspetto perfetto: truccata come una bambola, i capelli, i gioielli, l’ombretto blu, le labbra rosse. È completamente oppressa. Sorella Agnés, invece, è l’opposto. Vive in un mondo patriarcale come il Vaticano, quindi non può parlare, deve solo servire, essere a disposizione. Ma, nonostante tutto, ha un’autorità e una presenza incredibile”.

All’uscita di Blue Velvet, le suore della sua scuola da bambina, le scrissero una lettera…

“Sì. Le mie suorine avevano letto gli articoli che dicevano che il film era scandaloso, pornografico. Mi scrissero che avevano fatto una messa per me: non sapevano se fosse stata una scelta artistica o uno sbandamento: “Se è stata una scelta d’arte, bene. Se invece è stato uno sbandamento, dove abbiamo sbagliato nella tua educazione? Ma sappi che siamo qui e preghiamo per te”. Come in Conclave, le suore si interrogavano sul dubbio”.

Durante le riprese ha portato il cast di Conclave in un ristorante di suore.

“Sì, L’eau Vive, è in pieno centro a Roma. È un ristorante discreto. Ci andava anche mia mamma per sfuggire ai paparazzi. Ci sono le suore, che servono un cibo semplice e poi cantano e si prega. Loro sapevano che mamma era un’attrice, ma non vedevano i film; quindi, per lei era un posto tranquillo. Stanley Tucci lo ha scoperto grazie a me. Eravamo tutti in un albergo con Tucci e Ralph Fiennes con appartamenti con cucina. Stanley faceva i sughi per tutti, quando non lavoravamo ognuno preparava qualcosa e si mangiava insieme”.

Lei ha capito presto che la vita sentimentale di una donna non è fatta solo di un rapporto di coppia.

“Ho vissuto in anticipo ciò che molte donne vivono adesso, perché mia madre aveva una carriera. Le mie zie avevano lavorato durante la guerra perché c’era bisogno di soldi, ma poi, tornati i mariti, sono rimaste a casa. Il sogno era fare le casalinghe. Oggi si può scegliere. Ma il mondo del lavoro non si è adattato alle donne, le madri fanno sacrifici enormi. A un premio io ho ringraziato le mie babysitter e mia madre faceva lo stesso.

E poi c’è Mama Farm, con sua figlia Elettra come direttrice esecutiva. Anche questo è un progetto tutto al femminile, giusto?

“Sì. Mio padre, quando avevo 14 anni, mi regalò un libro, L’anello di Re Salomone, di Konrad Lorenz, il fondatore dell’etologia. Leggendolo, ho avuto un’illuminazione. Ma solo decenni dopo aver fatto la modella e l’attrice sono tornata all’università e ho studiato etologia. Mama Farm nasce da questo amore per gli animali. Il nome “Mama” è perfetto: abbiamo galline che non hanno bisogno di gallo per fare uova, pecore senza arieti—perché i maschi litigano —tanti animali femmine. E poi le mamme portano i bambini lì a vedere i pulcini, le stagioni…”.

Conclave è un film popolato di uomini, però il suo personaggio è il più carismatico. E c’è nel finale a una potente apertura alla diversità, in contrasto con quanto sta accadendo nella politica oggi in America.

“Non sono un dottore, ma sembra che l’1,7% della popolazione nasca con organi maschili o femminili che non sono assolutamente chiari, la produzione ci ha fatto parlare con esperti. E allora mi domando: perché non abbiamo questa statistica? Io l’ho scoperto solo adesso, a settant’anni. È un grande tabù, il fatto di non poter parlare di queste cose. E soprattutto, che c’entra la politica con i genitali? Non ho mai capito perché la politica debba entrare in questo discorso. Conclave è un film sul dubbio. E quello che mi ha commosso molto è che finisce con un nuovo dubbio. Che è quello che abbiamo oggi su tutto ciò che riguarda la questione del gender”.

Ha seguito le polemiche legate a Karla Sofía Gascón, la protagonista trans del film di Jacques Audiard e i suoi vecchi tweet?

“Sono membro dell’Academy e al momento delle candidature io l’ho votata. Quello che ha fatto è straordinario. Il film è un musical, è un’opera di fantasia, e racconta una storia in cui lei riesce a interpretare un uomo così spaventoso e una donna così tenera. È l’estremo dello stereotipo maschile e dello stereotipo femminile. Non ho mai visto un’interpretazione così. È stata nominata all’Oscar, e per me meritatamente. Poi le polemiche… le ho lette, ma non ho mai approfondito esattamente cosa sia stato detto. Non mi interessa. A me è stato chiesto di giudicarla come attrice”.

Sta girando una serie con Ryan Murphy. Ha detto che il suo personaggio è l’opposto di una suora.

"Ho girato solo un episodio finora. Si chiama Beauty ed è molto fantasioso. Stiamo lavorando sul personaggio. Ma le prime battute erano piene di parolacce, ho detto Ryan: ‘Toglimene qualcuna, mi vergogno a dirne così tante. Ma stiamo agli inizi. Ho il copione con me, ma mi concentro dopo l’Oscar e tutti i suoi appuntamenti organizzativi. Un delirio dalla mattina a mezzanotte. E poi sarò protagonista di un film internazionale”.

Tanti progetti.

“La candidatura ti ricorda a persone che non ti pensavano più. E’ un periodo in cui ricevo più proposte che mai".

C’è un oggetto speciale che porterà con sé quella sera?

“Ecco, il segreto che non le potevo dire: sarà un omaggio a David Lynch, ma non mi tolga la sorpresa”.

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