Che Italia è quella che decreta il trionfo di FolleMente, il film di Paolo Genovese nei cinema dal 20 febbraio, che si avvia verso i 10 milioni di euro, soglia — commerciale e psicologica — oltre la quale un successo diventa un grande successo? È l’Italia di Italo Calvino o è l’Italia di Carla Lonzi, o di entrambi? È l’Italia che quando lei, nel film, raggiunge l’orgasmo intona Somebody to love dei Queen? Per la cronaca è la canzone che il cast ha replicato a Sanremo: quindi l’Italia di FolleMente è l’Italia di Sanremo? Anche — ma di un altro Sanremo, che ci teniamo da parte per la punch line finale.
Carla Lonzi e Italo Calvino, la teorica del femminismo e lo scrittore degli “antenati”, sono le due citazioni che il copione (scritto da Isabella Aguilar, Lucia Calamaro, Paolo Costella e Flaminia Gressi su soggetto dello stesso Genovese) piazza sapientemente al fine di connotare i personaggi di Lara e di Piero. Un professo…
Che Italia è quella che decreta il trionfo di FolleMente, il film di Paolo Genovese nei cinema dal 20 febbraio, che si avvia verso i 10 milioni di euro, soglia — commerciale e psicologica — oltre la quale un successo diventa un grande successo? È l’Italia di Italo Calvino o è l’Italia di Carla Lonzi, o di entrambi? È l’Italia che quando lei, nel film, raggiunge l’orgasmo intona Somebody to love dei Queen? Per la cronaca è la canzone che il cast ha replicato a Sanremo: quindi l’Italia di FolleMente è l’Italia di Sanremo? Anche — ma di un altro Sanremo, che ci teniamo da parte per la punch line finale.
Carla Lonzi e Italo Calvino, la teorica del femminismo e lo scrittore degli “antenati”, sono le due citazioni che il copione (scritto da Isabella Aguilar, Lucia Calamaro, Paolo Costella e Flaminia Gressi su soggetto dello stesso Genovese) piazza sapientemente al fine di connotare i personaggi di Lara e di Piero. Un professore di liceo e una restauratrice di mobili. Si vedono a cena, a casa di lei: è il primo appuntamento e il film ci dice pochissimo sul loro retroterra, su come si sono conosciuti. Ci dice tutto, invece, sui loro pensieri: perché nella testa di entrambi si muovono e parlano quattro emozioni alla Inside out. È Piero a citare Calvino (il solito luogo comune sulla “leggerezza”), è Lara a citare Lonzi, anche se nel film il suo femminismo non emerge più di tanto.
Una volta si pensava che tra i compiti dell’arte ci fosse quello di épater le bourgeois, di sconvolgere i borghesi, minarne le certezze. Oggi molto cinema italiano sembra vellicare i borghesi (categoria antica ma sempre esistente), confermarli nelle loro tranquillizzanti certezze. Calvino e Lonzi, dentro FolleMente, non disturbano nessuno: così come non disturba né perturba il film, che va giù come un bicchier d’acqua. Per capire come è fatto vi invitiamo a fare un esperimento: immaginatevelo senza la parte Inside out, senza le emozioni, senza le quattro attrici e i quattro attori che fanno da coro.
Attenzione: sappiamo bene che l’operazione si regge su quegli otto, quel controcanto, quella struttura. Ma è, ripetiamo, un esperimento. Immaginate che il film sia solo l’incontro tra Piero e Lara. Ebbene, non esisterebbe. Lara e Piero sono due personaggi poco interessanti, privi di profondità e originalità. Ma qui sta la genialità. Chiunque può identificarsi in loro, nelle loro paure, nei loro desideri, nella loro buffa simpatia e fragilità. Di più: chiunque può sentirsi più sveglio e più scafato di loro. Inoltre — questa è la vera idea potente di Genovese — qui si racconta una storia che finisce bene. Una bella serata che dopo tanti indugi finisce in gloria, nel nome dei Queen.
Paolo Genovese Follemente: "Il pubblico ride e si ritrova nella battaglia del primo appuntamento"
Siamo tornati alla musica. Bisogna ammettere che la scena in cui tutti gli attori cantano Somebody to love è una trovata, girata e montata molto bene (vogliamo dire il nome di chi fa questo oscuro e fondamentale lavoro? Il montaggio è di Consuelo Catucci, già alla moviola in Perfetti sconosciuti). Ma il finale, con la pasta aglio e olio, evoca un’altra canzone, che partecipò a Sanremo nel 1996. La cantavano Elio e le Storie Tese: “Italia sì, Italia no, Italia gnam, se famo du’ spaghi”. L’Italia di FolleMente è la terra dei cachi, che è tanto soddisfatta di sé e si sente tanto più in gamba di quei due che ha appena visto sullo schermo.