Nonostante è una commedia romantica che si muove tra vita e morte, con tutta la poesia ironica di Valerio Mastandrea. Apertura di Orizzonti alla scorsa Mostra di Venezia, il film è in sala con Bim. Il regista e attore è il paziente di un ospedale, anima inquieta risvegliata in una sorta di limbo dall’arrivo di una giovane donna (Dolores Fonzi).
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«Il film parla del coraggio di abbandonarsi alle emozioni che rifiuti perché ti fanno sentire vulnerabile. Ma la fragilità non è un difetto: mi piaceva il racconto di un maschile come questo. In amore, come un pavone, all’inizio mostri il meglio di te, è una tecnica di difesa. Poi devi andare avanti e decidere se fuggire o rischiare, metterti in una posizione scomoda».
Il film è dedicato al padre scomparso: «Ci tenevo. Era un “nonostante”, parola con…!-->!-->
Nonostante è una commedia romantica che si muove tra vita e morte, con tutta la poesia ironica di Valerio Mastandrea. Apertura di Orizzonti alla scorsa Mostra di Venezia, il film è in sala con Bim. Il regista e attore è il paziente di un ospedale, anima inquieta risvegliata in una sorta di limbo dall’arrivo di una giovane donna (Dolores Fonzi).
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«Il film parla del coraggio di abbandonarsi alle emozioni che rifiuti perché ti fanno sentire vulnerabile. Ma la fragilità non è un difetto: mi piaceva il racconto di un maschile come questo. In amore, come un pavone, all’inizio mostri il meglio di te, è una tecnica di difesa. Poi devi andare avanti e decidere se fuggire o rischiare, metterti in una posizione scomoda».
Il film è dedicato al padre scomparso: «Ci tenevo. Era un “nonostante”, parola con cui il poeta Angelo Maria Ripellino definiva sé e i suoi compagni di ospedale. Persone imperfette, interessanti, ideali per me da amare e da cui essere amato». Nei film da regista — il corto Trevirgolaottantasette, Ride — Mastandrea parla di lavoro, vita, amore, morte, in modo diretto: «Sono i temi che contano davvero. Quando hai un lavoro che ti permette di esplorare certe tematiche, puoi scegliere di sdrammatizzarle, affrontarle in profondità o prenderle di lato. Io cerco di farlo in modo sano, senza essere autoreferenziale o ricattatorio». Fa il regista e l’attore «con ricerca e istinto. Non voglio insegnare niente, il pubblico deve trovare la propria strada nel racconto. L’unica cosa comune è l’emozione: arriva sempre».
Ottantasei film da grande schermo, il nastro riavvolto al 19enne approdato al Maurizio Costanzo Show, «ero colpito da una botta di egocentrismo, via di fuga da timidezza e costrizioni. Volevo apparire, anche se sempre con basso profilo. Quella trasmissione è stata un’esperienza più umana che professionale. Ha dato una forma di ricerca alla mia identità». Costanzo «mi ha capito subito, si rideva delle stesse cose e lì nasce un legame. Lui e l’autore capo, Alberto Silvestri, papà di Daniele, erano come due zii per me».
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Nella parentela artistica ci sono i fratelli minori Luca Marinelli e Alessandro Borghi. «Abbiamo vissuto un’esperienza anomala. Quest’anno sono dieci anni da Non essere cattivo, ci vedremo per raccontarlo ancora. Ogni volta che ne parliamo, emerge qualcosa di nuovo. Quando ne parlo senza di loro ho un grande rimpianto. Penso a come Claudio (Caligari, ndr) avrebbe fermato il dilagare discorsivo di Luca, reagito alla schiettezza di Alessandro. Mi manca tutto questo».
Poi c’è Marco Giallini: «Dice che sono il fratello piccolo ma in realtà sono quello grande, non per questioni d’età». Erano insieme nel corto Basette di Gabriele Mainetti, «la prima pietra del suo cinema. Guardando La città proibita, che mi è piaciuto un sacco, ho capito che ha mantenuto quello sguardo, quella fusione tra generi».
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E poi c’è Paola Cortellesi, insieme viaggiano con C’è ancora domani, ultima la tappa cinese: «Per fortuna mi conoscevano per Perfetti sconosciuti, non sono solo il marito cattivo». Quel film è importante «sia per il risultato che per ciò che ho imparato, anche se non avrò mai, sul set, l’abnegazione di Paola».
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Mastandrea ha sempre avuto uno sguardo sociale: «Vivo la vita stando con gli altri, non penso solo al mio percorso individuale. Sono preoccupato: attraversiamo un momento storico in cui tutto è sul tavolo, le scelte vanno fatte. Quelle che si stanno facendo, però, mi sembrano rischiose. Il punto è come evitare che il peggio accada e restare insieme».