Bari – I fan di una popstar non sono lontani dai seguaci di una setta. Basta un vago accenno critico alla “divinità musicale” per scatenare sui social l’intensità tribale dei veneratori attraverso una scia tossica di insulti e minacce. Mark Anthony Green affronta il tema con l’horror musicale targato A24 Opus. Venera la tua stella (al Sundance, al Bif&st, in sala con I Wonder).
Il punto di vista è quello di Ariel Ecton (Ayo Edebiri di The bear), giovane giornalista musicale invitata — con una manciata di super critici — nella tenuta nel deserto di Alfred Moretti, leggendaria popstar scomparsa dalle scene da più di trent’anni, incarnata da John Malkovich, che canta e si muove evocando David Bowie e Elton John. Insospettita da atmosfere e rituali dei fan, e dai modi capricciosi e inquietanti del divo, la nostra realizza che il lancio dell’album è una trappola e cerca la fuga. «Creare la popstar, la sua cultura, il gos…
Bari – I fan di una popstar non sono lontani dai seguaci di una setta. Basta un vago accenno critico alla “divinità musicale” per scatenare sui social l’intensità tribale dei veneratori attraverso una scia tossica di insulti e minacce. Mark Anthony Green affronta il tema con l’horror musicale targato A24 Opus. Venera la tua stella (al Sundance, al Bif&st, in sala con I Wonder).
Il punto di vista è quello di Ariel Ecton (Ayo Edebiri di The bear), giovane giornalista musicale invitata — con una manciata di super critici — nella tenuta nel deserto di Alfred Moretti, leggendaria popstar scomparsa dalle scene da più di trent’anni, incarnata da John Malkovich, che canta e si muove evocando David Bowie e Elton John. Insospettita da atmosfere e rituali dei fan, e dai modi capricciosi e inquietanti del divo, la nostra realizza che il lancio dell’album è una trappola e cerca la fuga. «Creare la popstar, la sua cultura, il gossip è stato il vero divertimento» racconta il regista esordiente, in passato giornalista di costume. «Lo volevo reale e ultraterreno, come era Prince, ma con una sua originalità assoluta. Malkovich era perfetto per renderlo carismatico, cattivo, figo».
La parte musicale è stata realizzata dai produttori Nile Rodgers & The-Dream e ci sono canzoni e videoclip in pieno stile anni Novanta: «Abbiamo studiato a fondo il periodo, quella parte leggera, divertente, accattivante: la musica pop è miele, ti fa stare bene. Ma poi torni alla dura realtà, ai dubbi, ai sentimenti negativi». Il carismatico leader si rivela oscuro. Come in Midsommar o Scappa — Get out, tenta il retrogusto sociale, antropologico. «Negli Stati Uniti c’è il bisogno di credere in qualcosa di grande. Si applica alla politica, alla musica, ai divi. L’interrogativo del film è: dove ci porta tutto ciò? Troppo spesso i leader promettono una cosa facendo il suo contrario».
Mark Anthony Queen non è cresciuto a pane e Neorealismo: «Il primo film che ho visto e mi ha fatto venire voglia di fare il regista è stato Il quinto elemento. Imperfetto, stroncato, senza incassi. Avevo 10 anni, nel 1997, e mi ha lasciato a bocca aperta... la donna aliena, l’hip hop, Bruce Willis». Racconta: «Sono stato un ragazzino strano, appassionato di arte e scrittura, ero sempre a scrivere poesie su qualche ragazza. Da figlio di mezzo ho dovuto lottare per avere l’attenzione della famiglia». Otto anni fa un corto da 32 minuti in 35mm, Trapeze, viaggio di una piccola persona nel grande nuovo mondo del politicamente corretto. «Mi sono indebitato per farlo ma l’emozione è stata tale che oggi continuo ricercarla».
Cresciuto in un ambiente non agiato, Mark Anthony è figlio dell’istruzione pubblica e preoccupato per i tagli dell’amministrazione Trump: «La scuola è la cosa più importante che un governo possa offrire. È l’ascensore sociale che cambia la vita, perderlo è devastante. Dobbiamo lottare perché i ragazzi abbiano accesso alla migliore istruzione possibile». Lavora a un altro progetto: «La sceneggiatura è pronta e sono entusiasta. È il film su un uomo che è perseguitato dalle anatre. Non vedo l’ora di condividerlo con il mondo».