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Cadute e rinascite a Hollywood, la seconda chance dei divi dimenticati

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Da Pamela Anderson e Demi Moore, che affrontano la fine della loro bellezza giovanile, a Mickey Rourke e Robert Downey Jr., che hanno trasformato le loro vite travagliate in storie di successo, gli Studios celebrano il trionfo contro il tempo. Mentre i ritorni in Italia sono meno eclatanti
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Siete attori hollywoodiani? Siete spariti nel nulla e volete ritornare in auge — fare quello che in America chiamano a great comeback, un grande ritorno/riscatto? È facile: girate un film su voi stessi, o comunque una storia che lasci intuire al pubblico le ragioni della vostra sparizione. Sapete quale sarebbe stato il più grande comeback di tutti i tempi? Un film in cui Greta Garbo raccontasse la parabola… di Greta Garbo, ovvero di una superdiva che sparisce a 36 anni e non si fa più vedere nemmeno in fotografia. Se Greta Garbo avesse fatto Viale del tramonto, sarebbe stata una bomba. Invece lo fece nel 1950 Gloria Swanson, che era stata anche lei una star negli anni 20 e non girava film da quindici anni. Per la cronaca: sapete quanti anni aveva Swanson quando interpretò il personaggio di Norma Desmond? Cinquanta. Ne dimostrava cento.

Siete attori hollywoodiani? Siete spariti nel nulla e volete ritornare in auge — fare quello che in America chiamano a great comeback, un grande ritorno/riscatto? È facile: girate un film su voi stessi, o comunque una storia che lasci intuire al pubblico le ragioni della vostra sparizione. Sapete quale sarebbe stato il più grande comeback di tutti i tempi? Un film in cui Greta Garbo raccontasse la parabola… di Greta Garbo, ovvero di una superdiva che sparisce a 36 anni e non si fa più vedere nemmeno in fotografia. Se Greta Garbo avesse fatto Viale del tramonto, sarebbe stata una bomba. Invece lo fece nel 1950 Gloria Swanson, che era stata anche lei una star negli anni 20 e non girava film da quindici anni. Per la cronaca: sapete quanti anni aveva Swanson quando interpretò il personaggio di Norma Desmond? Cinquanta. Ne dimostrava cento.

Pamela Anderson con The last shwogirl e Demi Moore con The substance hanno reso il comeback l’argomento “caldo” di Hollywood nel 2024. Ed entrambe, nei rispettivi film, parlano di se stesse. Anderson (classe 1967: non si dovrebbe dire, ma in questo caso è importante) interpreta una showgirl di Las Vegas alle prese con l’improvvisa chiusura del suo storico spettacolo. Di Moore (classe 1962) e di The substance si sa tutto. I due casi sono simili: anche se Demi Moore è un’attrice più versatile di Pamela Anderson, si tratta di due splendide donne, non più giovanissime, che sono state amate dal pubblico più per la bellezza che per il talento. I due ruoli sono riflessioni quasi teoriche sull’ossessione dell’eterna gioventù, proponendosi finalmente come interpreti drammatiche. Moore ha vinto la scommessa, Anderson vedremo. Ma il messaggio è chiaro: il tempo è passato, quell’immagine sexy e sbarazzina (Ghost e Baywatch, semplificando) non c’è più ma ora abbiamo ben altro da mostrare.

È uno dei grandi cliché hollywoodiani: la seconda chance, la vittoria contro il tempo. È Rocky II rispetto a Rocky I: se mi dai una chance per il titolo mondiale perdo con onore, ma se me ne dai una seconda, stai sicuro che vinco. Hollwyood è piena di storie così e le ama, perché sono storie che si sovrappongono alla realtà, alla vera biografia delle star cadute e risorte.

Mickey Rourke in The wrestler fa sostanzialmente se stesso. Robert Downey jr. è uscito da un vortice di guai personali e giudiziari trasfigurandosi invece nel supereroe Marvel Iron Man. Rourke si è messo in scena come un fallito e ha toccato i cuori di un pubblico di nicchia: alla fin fine The wrestler ha incassato 45 milioni di dollari in tutto il mondo, però un Leone di Venezia e una canzone di Bruce Springsteen nei titoli hanno assicurato al film una “nobiltà” artistica. Downey si è messo in scena come un vincente (sia con la Marvel sia con Sherlock Holmes) e Iron Man, di milioni di dollari, ne ha incassati quasi 600. Anche nei comeback c’è la serie A e la serie B.

(reuters)

Hollywood dà, Hollywood prende, Hollywood ridà. Altri esempi. John Travolta ha avuto due grandi ritorni: il primo momentaneo con Senti chi parla nel 1989, il secondo definitivo con Pulp Fiction nel 1994. Nel mezzo, dopo il boom con La febbre dal sabato sera a 22 anni, c’erano stati anni di totale oscurità. Brendan Fraser era pressoché scomparso dopo La mummia e il suo successo in The Whale ha percorso la strada opposta rispetto alle dive suddette: il bel ragazzo che si finge obeso, una montagna di carne (prostetica) per un ruolo disturbante e inaspettato. Keanu Reeves invece ha fatto qualcosa di simile a Downey jr.: è sparito o quasi per anni dopo i vari Matrix ed è tornato come formidabile ammazzasette nella saga di John Wick.

In Italia i ritorni sono meno fragorosi. Si tratta spesso di attori e attrici un tempo popolari e ora nell’ombra. Gli specialisti sono Pupi Avati e Ferzan Ozpetek: Edwige Fenech, Renato Pozzetto, Anna Proclemer, Lisa Gastoni, Massimo Girotti, Erika Blanc sono stati da loro ripescati. Ma anche Paolo Sorrentino ha fatto qualcosa di simile regalando a Raffaele Pisu, in Le conseguenze dell’amore, un ruolo importante al cinema che mancava da decenni.

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