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Ben Affleck torna con The Accountant 2: “Oggi la mia forza è la fratellanza”

Archiviati i drammi sentimentali, l’attore si riscopre uomo di legami autentici e ritorna al cinema nel ruolo dell'enigmatico contabile autistico nel sequel d’azione in uscita il 24 aprile

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Archiviato l’ultimo disastro sentimentale, Ben Affleck punta nella vita e al cinema sulla fratellanza. Del resto fu un film realizzato con l’eterno amico del cuore Matt Damon, Will Hunting, ad aprire a entrambi le porte di Hollywood, e con il fratello Casey Affleck c’è sempre stata una sorta di triangolo creativo.

Sullo schermo l’ex Batman torna a interpretare il contabile letale, autistico, dopo il successo del primo film del 2016. The accountant 2, firmato da Gavin O’ Connor, arriva in sala il 24 aprile con Warner Bros. Un popcorn movie di piacevole intrattenimento, tra sparatorie e sentimento, che coinvolge una rete di assassini, traffici illeciti, la caccia a una misteriosa killer.

Al centro della storia, il rapporto tra “il contabile” e il suo schietto, giocoso e neurotipico fratello assassino Jon Bernthal (la serie The punisher, Daredevil). Un rapporto di incomunicabilità che si modifica strada facendo, tra un ballo di gruppo e tante risse da pub. Abbiamo incontrato la coppia su zoom. Affleck ci racconta com’è stato tornare nel ruolo, ma anche cosa è significato trovare una sorta di nuovo fratello nel collega di set: “Mi ero preparato molto per il primo film – dice il divo a proposito del ruolo - e poi, con il passare degli anni, alcuni aspetti della mia vita mi hanno aiutato a sviluppare un interesse più profondo e una certa empatia per il personaggio. Alla fine, per me è importante fare qualcosa di coinvolgente, che crei coinvolgimento e sia avvincente da guardare. Sono davvero orgoglioso del film”.

I due attori si sono conosciuti sul set del primo film, “non abbiamo avuto molte scene insieme, ma ho sempre apprezzato il nostro breve scambio. Una delle cose che mi ha attratto di più in questo sequel è stata proprio la possibilità di lavorare di più con lui. Questo mi ha dato modo di conoscerlo meglio, di ammirare il suo lavoro e di diventare suo amico. A volte capita di avere una grande intesa con qualcuno nella vita reale, ma poi sullo schermo non funziona. Con Jon è stato tutto molto naturale. Ricordo di aver parlato con Matt (Damon ndr) e di avergli detto: “Mi piacerebbe lavorare con Jon Bernthal, è un tipo fantastico”. E Matt mi prendeva in giro, raccontandomi di come lui e Jon avessero legato. A volte capita di incontrare qualcuno con cui senti subito una connessione, e così è stato con Jon, attore incredibile che il pubblico lo adora. Guardarlo brillare in questo ruolo è stato un vero piacere”.

A proposito di quella fratellanza che ha dato origine al suo percorso artistico e che oggi è la sua scialuppa di salvataggio, Affleck riflette: “La fratellanza e le amicizie maschili sono un tema interessante. C’è mio fratello Casey, c’è Matt Damon e ci sono persone come Jon, e non ce ne sono molte, che definiscono il mosaico della mia vita. Quando ho la possibilità di passare del tempo con loro, sul set e fuori, posso vivere un’esperienza molto più profonda e significativa. Con Jon parliamo di essere padri, di cosa significhi, di come farlo nel modo migliore. E io imparo molto da lui, perché è un uomo di enorme carattere, integrità e forza. Ciò che lo definisce davvero, per me, è il suo essere padre. Penso che questo abbia un significato profondo per lui, e questa è una cosa che mi attira molto e con cui mi relaziono. Sono queste le cose davvero importanti”.

A cinquantadue anni, per Affleck è tempo di bilanci: “Nella vita ho scoperto quanto contino le relazioni davvero significative per te e per il tuo senso di felicità, di conforto, di significato, di amore, delle cose che ci rendono esseri umani. Non hai bisogno, e non puoi avere, un numero enorme di queste relazioni, hai bisogno di alcune per riuscire davvero a trovare quella parte di te che è la migliore, capace di dare, di connettersi, di mostrare amore. E questo è davvero il modo in cui sperimentiamo l’essere amati”. Guardando al passato, aggiunge: “Quando siamo più giovani, forse attribuiamo più significato a cose esteriori, al riconoscimento, agli obiettivi, a quello che consideriamo successo. Ma col tempo ho capito che ciò che ti rende davvero ricco nella vita sono le relazioni che hai e quanto bene riesci a esserci per qualcun altro. E le ricompense che ti danno le amicizie profonde e i rapporti d’amore: sono le uniche cose che contano per davvero.”

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