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Michael Fassbender in “Black bag”: “Dopo 25 anni sono pronto per le parti da nonno”

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L’attore irlandese di origine tedesca al cinema nel nuovo spy movie di Steven Soderbergh: “Da ragazzo volevo fare il giornalista per sapere cosa succedeva davvero nel mondo”
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Una versione tosta di Mr. and Mrs. Smith, un Mission: Impossible senza le esplosioni, un giallo di Agatha Christie racchiuso in una stanza. Ma, soprattutto, un film di Steven Soderbergh con un pugno di carismatici attori guidati da Michael Fassbender e Cate Blanchett: è in sala (con Universal) Black Bag- Doppio gioco. Nello spionaggio. quando si è coinvolti in operazioni clandestine di raccolta informazioni, c’è una risposta standard a qualsiasi domanda: “black bag”, due parole che indicano che l’agente non può né vuole parlare della missione in corso, anche con i propri cari. Soderbergh costruisce su questo un noir ad alta tensione fatto di doppi giochi e scelte impossibili.

Il film si apre sulla nuca di George Woodhouse (Fassbender), che seguiamo in una lunga e fluida inquadratura notturna per le vie di Londra, fino a un club nascosto. Qui un tizio gli consegna una lista di cinque nomi, tra cui quello della moglie, Kathryn (Blanchett). Uno dei cinque è un traditore e va eliminato. F…

Una versione tosta di Mr. and Mrs. Smith, un Mission: Impossible senza le esplosioni, un giallo di Agatha Christie racchiuso in una stanza. Ma, soprattutto, un film di Steven Soderbergh con un pugno di carismatici attori guidati da Michael Fassbender e Cate Blanchett: è in sala (con Universal) Black Bag- Doppio gioco. Nello spionaggio. quando si è coinvolti in operazioni clandestine di raccolta informazioni, c’è una risposta standard a qualsiasi domanda: “black bag”, due parole che indicano che l’agente non può né vuole parlare della missione in corso, anche con i propri cari. Soderbergh costruisce su questo un noir ad alta tensione fatto di doppi giochi e scelte impossibili.

Il film si apre sulla nuca di George Woodhouse (Fassbender), che seguiamo in una lunga e fluida inquadratura notturna per le vie di Londra, fino a un club nascosto. Qui un tizio gli consegna una lista di cinque nomi, tra cui quello della moglie, Kathryn (Blanchett). Uno dei cinque è un traditore e va eliminato. Fassbender è magnetico: lo sguardo insondabile e la calma apparente creano un personaggio che affascina e inquieta. Un bel ritorno per l’attore, dopo la pausa di tre anni in cui si è dedicato alla vita familiare, sposato da otto anni con la collega Alicia Wikander.

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Un blockbuster da camera?

“Sì. Già dalla sceneggiatura si capiva che malgrado le minacce globali, la tensione della storia era tutta nelle relazioni e non certo su esplosioni e inseguimenti. Certo, ci sono anche momenti violenti, forti, ma la suspance nasce dalle relazioni dei personaggi che popolano questo mondo di spie. E c’è l’intrigante storia d’amore e sospetto tra i due protagonisti. È una storia intelligente, divertente, e conoscendo lo stile di regia di Steven, ero certo che sarebbe venuto fuori qualcosa di speciale»”.

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Lei segue la geopolitica o cerca di escludere la realtà troppo ingombrante dal suo quotidiano?

“Credo che molti cerchino, in un certo senso, di tenere tutto fuori… perché può essere davvero troppo. Ma penso che dobbiamo ricordarci della compassione e della comprensione, e applicarle nel nostro modo di agire”.

Nel film si parla del “black bag”, il sacco nero, simbolo di ciò che nascondiamo. Ognuno di noi ha qualcosa che non mostra. Nella vita reale lei preferisce essere trasparente o mantenere certi aspetti privati?

“È tutta una questione di equilibrio. Se incontri qualcuno che non vedi da tempo e sembra stanco, non gli dici “Ehi, sembri distrutto!”. Gli dici “Stai benissimo!”, cerchi di sollevarlo. Alcuni dicono “Io dico sempre la verità”, ma a volte non è necessario. Essere sinceri va bene, ma bisogna anche capire in che modo esserlo”.

Nella preparazione di questo ruolo, c’è stato qualcosa di nuovo per lei?

“Ho dovuto imparare un pezzo al pianoforte per il film, anche se alla fine non è entrato nel montaggio finale — e forse questo dice qualcosa su come suono. Ma sì, è stato il mio lavoro in più oltre a memorizzare le battute”.

Oggi è sempre più difficile distinguere la verità dalla finzione. Come vive questo scollamento tra ciò che è vero e ciò che non lo è?

“Da ragazzo pensavo di fare il giornalista, proprio perché volevo sapere davvero cosa succedeva nel mondo. Già allora avevo capito che le notizie passano attraverso filtri prima di arrivare a noi. Credo sia sempre stato così. Oggi è solo più evidente. Dobbiamo fare attenzione, verificare le fonti. Quante volte mi capita che qualcuno mi dica: “Hai visto questa notizia?” E poi la controlli e scopri che non è vera. Dobbiamo fare la nostra parte, ma allo stesso tempo credo sia importante concentrarsi sulle cose semplici: amici, famiglia, la nostra comunità. E non dimenticare mai di fare la nostra parte nel cercare la verità”.

Quest’anno celebra 25 anni di carriera. Cosa prova quando guarda indietro?

“Davvero? Wow. Beh, sì… mi sento vecchio. Ora interpreto i padri, a volte anche i nonni. Ma mi sento fortunato. Fortunato di aver trovato qualcosa che amo fare e di essere riuscito a trasformarlo in un mestiere, a vivere di questo, a lavorare con persone straordinarie. Sono grato, davvero”.

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