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Bambi e i suoi fratelli: la cura del pianeta comincia al cinema

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Dopo panda, gatti, pesci, il 26 giugno arriva in sala il remake del classico disneyano del ‘42, ma girato con animali veri. Gli autori accolgono le nuove sensibilità: “Solo nel bosco ritroviamo un pezzo della nostra umanità”
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ROMA – Bisogna avventurarsi nel bosco per ritrovare un pezzo della nostra umanità». Michel Fessler riporta al cinema Bambi il cerbiatto a 83 anni dal classico animato e a 102 dal romanzo di Felix Salten, ripulendolo dall’immaginario disneyano. Il regista francese — già sceneggiatore de La marcia dei pinguini, consegna in live action un racconto di sopravvivenza, crescita e formazione di un cucciolo di cervo. Sullo sfondo le stagioni di una natura magnifica e crudele e la minaccia incombente e invisibile dell’uomo.

Una scena del celebre "La marcia dei pinguini" 

Il nuovo Bambi - Una vita nei boschi, in sala il 26 con Lucky Red, chiude una stagione cinematografica in cui vari titoli hanno immaginato un mondo senza umanità, dall’animato Flow, un gatto da Oscar immerso in uno scenario post apocalittico, a Il robot selvaggio (che adotta un uccello) al live action Mufasa, prequel de Il re leone. R…

ROMA – Bisogna avventurarsi nel bosco per ritrovare un pezzo della nostra umanità». Michel Fessler riporta al cinema Bambi il cerbiatto a 83 anni dal classico animato e a 102 dal romanzo di Felix Salten, ripulendolo dall’immaginario disneyano. Il regista francese — già sceneggiatore de La marcia dei pinguini, consegna in live action un racconto di sopravvivenza, crescita e formazione di un cucciolo di cervo. Sullo sfondo le stagioni di una natura magnifica e crudele e la minaccia incombente e invisibile dell’uomo.

Una scena del celebre "La marcia dei pinguini" 

Il nuovo Bambi - Una vita nei boschi, in sala il 26 con Lucky Red, chiude una stagione cinematografica in cui vari titoli hanno immaginato un mondo senza umanità, dall’animato Flow, un gatto da Oscar immerso in uno scenario post apocalittico, a Il robot selvaggio (che adotta un uccello) al live action Mufasa, prequel de Il re leone. Ragiona Fessler: «Flow e Mufasa sono due approcci opposti, uno ci fa entrare nel linguaggio degli animali, l’altro è una mega-produzione che non ti fa entrare in empatia con loro».

La famigliola del kolossal "Musafa" 

Ribadisce, Fessler, «sono voluto restare molto fedele al libro, che mi aveva colpito. E ho realizzato un film che non ha bisogno di effetti speciali o di spendere una fortuna in tecnologia». Prende deciso le distanze dall’opera del ‘42: «Forse è un classico dell’animazione, ma non è un classico per me. Io ho fatto un film di fiction in cui i miei personaggi sono animali reali. Ho messo al centro la bellezza della natura e il rispetto delle creature del bosco. Ho cercato di realizzare un poema visivo, sono un grande lettore e ammiratore del vostro Eugenio Montale». Il cast del film è formato da cervi, cinghiali, volpi, aquile reali. Una squadra di esperti, la Animal contact, ha affiancato il regista con un approccio rispettoso e crativo. «Ho lavorato — ancora Fessler — con creature che non hanno paura dell’uomo, che vengono curate, nutrite e vivono in un parco. Ho studiato il comportamento degli animali e ho girato in quella foresta che è il loro cortile di ricreazione, qualche volta vengono nei nostri giardini, davanti alle nostre case, sono i nostri vicini. Dopo aver scritto il copione, ho realizzato uno storyboard, gli esperti mi hanno aiutato a capire quali direzioni avrebbero preso gli animali, i luoghi e le loro foglie preferite, il modo in cui rispondevano ai richiami. Non volevo intervenire nella loro vita, volevo trovare la giusta distanza, rispettare il loro mondo, abbracciare il loro punto di vista».

Gli animali di "Flow", premio Oscar 2025 per il miglior lungometraggio d'animazione 

È stato un lavoro lungo, diciassette settimane distribuite su quattro stagioni, «ma molto felice». A guastare la serenità la polemica che ha preceduto l’arrivo nelle sale francesi del film, duramente attaccato dalla PAZ (Projet Animaux Zoopolis) associazione per la difesa degli animali che avrebbe preferito immagini generate al computer al coinvolgimento di animali veri e ha raccolto oltre diecimila firme per boicottarlo. Anche il Bambi disneyano all’uscita fu al centro di una polemica: l’American hunter association chiese — senza successo — che le proiezioni fossero precedute da una prefazione che riabilitasse le armi da fuoco e i cacciatori.

Il "Bambi" disneyano del 1942 

Sebbene il libro di Salten fosse antropomofico, i caratteri degli animali si basavano sulle sue osservazioni da naturalista, ed egli stesso era stato un cacciatore. Walt Disney, innamorato della rappresentazione degli animali data dal libro, chiese ai suoi disegnatori di trascorrere ore ad osservare esemplari reali, fatti arrivare negli studi californiani. Malgrado le imprecisioni, tra i film di animazione della casa di Burbank è Bambi, dipinto a olio e non con gli usuali acquerelli, quello che ritrae gli animali nel modo più accurato. Ai tempi dell’uscita americana molti critici lessero nel film una metafora della guerra, dopo l’attacco di Pearl Harbour; in realta il libro era stato messo all’indice nella Germania nazista del 1936 perché considerato allegoria del destino degli ebrei in Europa.

Infine c’è il tema del trauma dell’uccisione della mamma di Bambi, evento che ha turbato l’infanzia di milioni di spettatori. Sull’evento, il nuovo film ha un approccio più sfumato: «Quando si mostra un predatore, nella mente dello spettatore è già chiaro che ci sarà una vittima. Ma ho trattato il film in modo tale che Bambi e gli altri cuccioli riescano a fuggire. Era così anche in La marcia dei pinguini — sorride Fessler — fa parte del mio dna. I cacciatori qui sono ombre nel bosco, non si vedono mai. Seguo la prospettiva di Bambi: c’è uno sparo lontano, Bambi non vede più la madre. Ma chi dice che è morta? In base alla propria emozione, a ciò che ha vissuto, ciascuno interpreterà l’assenza come vuole. Non volevo traumatizzare, ma lasciare la libertà di percepire la morte come si sente». Forse anche per questo in Francia, racconta Fessler, il nuovo Bambi è stato accolto «da un pubblico più largo rispetto a quello dei bimbi, che si sono emozionati».

Il regista Gilles de Maistre con il panda di "Moon" 

Per generazioni che hanno sempre meno la possibilità un incontro realistico con la natura e gli animali, film come questi hanno una funzione importante: Ne è convinto Gilles de Maistre che si è specializzato con successo in storie d’amicizia tra bambini e animali: leoni, lupi, giaguari, ultimo Moon — Il panda (il prossimo progetto riguarderà gli struzzi africani). «Il pubblico percepisce l’autenticità — assicura — non c’è nulla di finto nei rapporti tra umani e animali nei miei film. Questa sincerità emoziona genitori e figli. Mi colpiscono i bambini di tre, quattro anni che magari vivono il cinema per la prima volta. Credo sia un’esperienza che resta per la vita».

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