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The dark nightmare, la recensione di Alberto Crespi: guai a chi non ha visto Rosemary’s baby

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Una giovane coppia, una casa inquietante, il desiderio di avere un figlio. Un piccolo horror norvegese – con momenti non banali -che deve parecchio a Roman Polanski e Wes Craven
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Una giovane coppia non dovrebbe mai acquistare un appartamento da ristrutturare in un vecchio palazzo un po’ cadente, nel quale sono accadute morti strane, e con dei vicini litigiosi e inquietanti. Ma è evidente che Mona e Robby, i due protagonisti di The dark nightmare, non hanno mai visto Rosemary’s baby e quindi ci cascano con tutte le scarpe. Quando poi Robby diventa ossessionato dall’idea di avere un figlio (come John Cassavetes nel film di Roman Polanski) Mona dovrebbe scappare a gambe levate, ma non lo fa.

Kjersti Helen Rasmussen, regista e sceneggiatrice, è al primo lungometraggio (il film è del 2022, in seguito ha diretto la miniserie Gift!) e nel genere horror è crudele aspettarsi trame originali: i debiti con Rosemary’s baby e con il primo Nightmare di Wes Craven sono evidenti, ma va dato atto a questo piccolo horror norvegese di avere stile grazie alla splendida fotografia di Oskar Dahlsbakken e di sfoderare…

Una giovane coppia non dovrebbe mai acquistare un appartamento da ristrutturare in un vecchio palazzo un po’ cadente, nel quale sono accadute morti strane, e con dei vicini litigiosi e inquietanti. Ma è evidente che Mona e Robby, i due protagonisti di The dark nightmare, non hanno mai visto Rosemary’s baby e quindi ci cascano con tutte le scarpe. Quando poi Robby diventa ossessionato dall’idea di avere un figlio (come John Cassavetes nel film di Roman Polanski) Mona dovrebbe scappare a gambe levate, ma non lo fa.

Kjersti Helen Rasmussen, regista e sceneggiatrice, è al primo lungometraggio (il film è del 2022, in seguito ha diretto la miniserie Gift!) e nel genere horror è crudele aspettarsi trame originali: i debiti con Rosemary’s baby e con il primo Nightmare di Wes Craven sono evidenti, ma va dato atto a questo piccolo horror norvegese di avere stile grazie alla splendida fotografia di Oskar Dahlsbakken e di sfoderare, nel corso della storia, almeno tre-quattro momenti “what the fuck” (per citare Nanni Moretti) non banali. Se piace il genere, accomodatevi.

P.S. Visto che la Scandinavia ha in totale circa 28 milioni di abitanti (meno della metà dell’Italia) un giorno bisognerà fare un’inchiesta seria sul numero di thriller che vengono da lassù. Come se metà della popolazione fosse dedita al crimine e l’altra metà lo raccontasse in libri, film e serie tv. Un fenomeno da studiare.

The dark nightmare

Regia di Kjersti Helen Rasmussen

VOTO: 3 su 5

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