Spettacoli

Claudia Gerini: “Un film in Ucraina sulla surrogata. Le donne scongiurerebbero ogni guerra”

Claudia Gerini: “Un film in Ucraina sulla surrogata. Le donne scongiurerebbero ogni guerra”

Nelle aree di guerra per il progetto di una giovane regista sulla maternità. Il successo di “Sara” su Netflix, un doc “gourmet” e l’anniversario di “Viaggi di nozze”: l’attrice, ospite del festival Filming Italy, è in piena esplosione creativa

4 minuti di lettura

“È un momento molto ricco”. Claudia Gerini, 53 anni, porta al festival Filming Italy una lista invidiabile di progetti e la convinzione di quanto le donne potrebbero fare al cinema e soprattutto nella politica.

Primi nel mondo streaming

Il primo motivo di soddisfazione per l’attrice romana è su piattaforma: “È uscita la serie, Sara, e sono felicissima, ho aspettato venti mesi per vederla. L’ho amata molto, io e Teresa Saponangelo, che interpreta Sara, siamo l’una l’antagonista dell’altra, due membri di un’unità dei servizi segreti a Napoli. È un crime, io amo molto i ruoli stratificati: quasi tutti i personaggi in questa serie li hanno ma alcuni, come il mio, sono più ambigui, hanno una doppia faccia. È stato molto stimolante. Carmine Elia ha fatto un’ottima regia. Una cosa molto bella è che siamo stati primi nel mondo su Netflix: Brasile, Argentina, Australia… per due o tre giorni siamo stati in cima alla classifica. Non c’è niente di più esaltante che sapere che la tua performance viene vista in tutto il mondo”.

Ha girato da regista un documentario, Sbrigate (allude alla brigata a cui in cucina lo chef assegna i compiti): “L’ho fatto per l’assemblea capitolina di Roma, racconto gli chef stellati romani, la Roma gourmet, e alcuni luoghi della città attraverso le storie degli chef, ci sarà anche qualche luogo archeologico molto poco conosciuto. Abbiamo cercato di coniugare la storia antica di Roma con l’attualità degli chef”.

Se Nethanyahu fosse una donna

Da attrice Claudia Gerini ha girato il film di Giampaolo Morelli, L’amore sta bene su tutto. È una commedia corale. Io interpreto la sorella del personaggio di Giampaolo, sono un ministro che accoglie in casa un bambino rifugiato. Mio marito è interpretato da Gianmarco Tognazzi, abbiamo due figli… ma scopriremo che questo “bambino” non è proprio un bambino. È alto un metro e novanta. Diciamo che è una ministra che vuole far vedere di essere generosa, aperta, accogliente… ma le cose prendono una piega inaspettata. Lui mi chiama signora mamma. È molto divertente”.

Claudia Gerini è una grande osservatrice di personaggi politici: “Sì, in generale seguo abbastanza, uomini e donne. Anzi, meno male che ci sono le donne. Una donna al potere, una donna primo ministro… è una cosa enorme, non solo per le donne, ma per la crescita di tutto un Paese”. E’ convinta che le donne abbiano un diverso approccio al potere, “sono convinta che abbiano grandi capacità, più degli uomini, di diplomazia. Se il mondo fosse guidato dalle donne, nessuna di queste guerre ci sarebbe. Se Netanyahu fosse una donna non si sarebbe verificato quel che si sta verificando adesso. Però dovevamo prendere il potere cent’anni fa. Si sarebbero potute evitare tante morti, tantissime. Ma va ricordato anche che nella guerra c’è gente che guadagna tanti soldi, lo sappiamo. Quindi le guerre servono anche ad alimentare le economie”.

Il pane, le rose, i finanziamenti

"Il fenomeno Cortellesi ha aperto un mondo - dice Gerini – è stato bellissimo e importantissimo. Ma già da prima c’erano stati tanti esordi alla regia da parte di attrici: Micaela Ramazzotti con Felicità, Monica Guerritore, Casa di Ninetta…”. C’è, quindi, un cambio di passo: “Secondo me sì. Anche se ancora solo il 20% del cinema mondiale è diretto da donne. Però stiamo facendo grandi passi in avanti. È un percorso inesorabile: c’è bisogno del punto di vista femminile, c’è bisogno di cambiare la narrazione. E non solo per aggiornare l’immagine della donna, ma anche perché purtroppo i finanziamenti e i riconoscimenti vanno ancora troppo al mondo maschile”. Aprire alla diversità non è contrapporre uomini e donne: “Non si tratta di dire che un bel film è “di una donna” o “di un uomo”. Ma di dare fiducia, soldi, sostegno ai progetti delle donne. È fondamentale. E sta accadendo sempre di più, anche perché il pubblico cerca e apprezza queste storie. Lo dimostrano gli incassi”.

Ritratto di famiglia in un quiz show

Tra i progetti a cui tiene di pù c’è Fuori la verità, “diretto da Davide Minnella, sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma. Uscirà il 6 novembre. È un film che io ho amato molto, secondo me è venuto benissimo. Racconta la storia di una famiglia: mamma e papà – io e Claudio Amendola, formiamo una coppia che funziona molto – e i nostri tre figli ventenni. Partecipano a un programma televisivo, condotto da Claudia Pandolfi, in cui si vincono soldi – prima centomila euro, poi duecentomila, e così via – rispondendo sinceramente a domande sulla propria vita privata - Si chiama proprio Fuori la verità, e chi partecipa deve rispondere con assoluta sincerità. Si mettono le mani su un dispositivo che rileva se si sta dicendo la verità. All’inizio le domande sono più leggere – tipo ‘chi ha speso 1500 euro in un negozio di articoli sportivi?’ – ma poi diventano pesanti: si scopre che una delle due figlie è rimasta incinta, che una ha abortito senza dirlo a nessuno. È una commedia che vira progressivamente nel dramma. Fa ridere, ma fa anche riflettere: la redazione del programma scava nella vita della famiglia e viene fuori di tutto, fino a un twist finale. È scritto molto bene, ricorda un po’ The Millionaire per l’alternanza tra il presente televisivo e il passato reale”.

In Ucraina in cerca di maternità

Ha appena finito un film rumeno, diretto da una regista di 31 anni, Ligia Ciornei. “Abbiamo girato al confine tra Romania e Ucraina. Io interpreto una donna italiana che ha ordinato un figlio da madre surrogata in Ucraina, diventata un hub per la maternità surrogata. Nel film mio marito è di origini ucraine, ma quando arriva il momento di andare a prendere il bambino, sparisce. Così parto da sola. Abbiamo girato anche a ?ernivci (Cernauti), una città ucraina subito oltre il confine rumeno, non bombardata, ma comunque in un clima molto triste, molto freddo. Parte del film include veri filmati d’archivio girati dalla regista durante l’esodo degli ucraini allo scoppio della guerra. Suo padre lavora nei controlli di frontiera tra Romania e Ucraina, quindi lei ha accesso diretto a quel mondo. Quando è andata a fare il pitch per ottenere fondi, tutti gli altri avevano mandato video: lei invece è partita da sola, ha fatto sette ore di macchina durante la guerra, è arrivata a Kiev e ha voluto presentarlo di persona. Dopo 35 secondi dall’inizio del pitch sono partite le sirene dell’allarme, ma lei ha tenuto duro e l’ha raccontato fino in fondo. E ha ottenuto i fondi. È una storia pazzesca”.

Viaggi (eterni) di nozze

Claudia Gerini ha partecipato alla proiezione celebrativa di Viaggi di nozze. Che effetto le ha fatto rivedere Ivano e Jessica oggi? “Secondo me Viaggi di nozze è ancora attualissimo. Ivano e Jessica esisteranno sempre, anche tra vent’anni. È stato molto emozionante: al Petruzzelli c’erano 1200 persone, con altre 400 fuori, in fila alle 8:30 del mattino per rivederlo sul grande schermo. Penso che quel film l’abbiano visto tutti almeno venti volte. Carlo (Verdone) era emozionatissimo. Mi diceva: ‘È difficile trovare un film che dopo trent’anni susciti ancora tutto questo affetto’. Quella romanità lì non muore mai, è sempre attuale”.

I commenti dei lettori