Sergio Castellitto interviene sulla vicenda di Francis Kaufmann, alias Rexal Ford - indagato per l'omicidio di Anastatia Trofimova e della figlia Andromeda, trovate morte a villa Pamphili, a Roma: avrebbe ottenuto dal ministero della Cultura italiano oltre 800mila euro di tax credit per un film nel 2020. L’incontro con l’attore al Filming Italy Sardegna.
Cosa pensa della vicenda?
“Terribile. Non si sa se è una tragedia o una commedia. E’ inquietante il fatto che se è successo una volta potrebbe anche esserne successe dieci. Perché la burocrazia ha le sue leggi e anche la sua logica, e la sua diabolicità: la burocrazia dice che i documenti stanno a posto, questo è a posto, questo è a posto, e scatta il meccanismo del finanziamento nazionale. Nemmeno lo sceneggiatore più diabolico si potrebbe inventare che uno che uccide una bambina, una povera ragazza in quel modo. Lo stato dà 800.000 euro, è una cifra grande che si dà a un progetto importante, con un cast molto importante, e magari anche con una distribuzione già in atto".
Quanto si sente libero adesso che non ha più l’impegno al Centro Sperimentale? Ha detto che è stato un periodo infernale… poi si è corretto dicendo “complesso e difficile”. Ma quanto è stato liberatorio non avere più quella carica? Si è pentito di averla accettata?
“No, pentito no. Perché so che è stato un passaggio importante, comunque. Anche perché mi ha rivelato una serie di meccanismi che conoscevo, ma che avevo sempre immaginato da un’altra parte. Invece li ho trovati lì: meccanismi di clan, di visioni del mondo, di cosche intellettuali, diciamo così. Io ho sempre cercato di ascoltare tutti e poi fare la mia sintesi, metterci del mio. Questo abbiamo cercato di fare anche in casa, con i figli. Se c’è una cosa di cui mi rimprovero è forse un’ingenuità. Mi sono sopravvalutato. Ho pensato di poter cambiare certe rigidità. E invece no".
Il caso Elodie: Matilda De Angelis non ha contestato l’ex aequo in sé, ma il fatto di essere stata candidata insieme a un’altra attrice, come se i due personaggi fossero in “ticket”. Cosa pensa di questa sua posizione?
“Mi sento di ridire la stessa cosa: ha rivendicato la sua individualità, ed è legittimo. Spesso gli ex aequo sono un po’ ecumenici, no? Penso che invece bisognerebbe prendersi la responsabilità di scegliere, di riconoscere l’unicità, l’individualità di una performance. Chiamiamola pure, nel modo più brutale, ‘performance’. E magari suggerirei ai premi principali di creare dei premi a parte che riguardino l’insieme degli attori ma salvaguardando le individualità dei singoli artisti”.
Ha detto che “Conclave” è stato visto da Papa Leone.
“Mi hanno detto che lo ha visto come molti cardinali che poi hanno partecipato al Conclave, per capire come funzionava. E’ stata una avventura artistica eccezionale, e poi c’è stata la tragica coincidenza con la morte di papa Francesco che ha fatto esplodere tutto, come se Conclave fosse uscito tre volte, in qualche modo”.
Torna in una serie, la seconda stagione di “Storia della mia famiglia”.
“Sì, ho visto la prima stagione da spettatore e mi aveva colpito molto. Quando mi hanno chiamato per entrare nella seconda stagione ho pensato subito che fosse una di quelle serie in cui valeva la pena esserci. Era evidente che c’era un progetto forte dietro, una scrittura solida, e poi il cast, la regia… insomma, un lavoro di qualità. E per me è stato stimolante potermi inserire in un racconto già così potente e cercare di portare qualcosa di mio.”