È davvero singolare, in questo torrido 2025, recensire Di là dal fiume e tra gli alberi: film per altro girato nel 2021, ma che sembra provenire da un passato assai più lontano. Per stile e per temi sembra un’opera del secolo scorso, il che non è necessariamente un difetto: il passo della narrazione è ampio e solenne, la fotografia del basco Javier Aguirresarobe è splendida e il protagonista, l’americano Liev Schreiber, è affiancato da una bella squadra di attori italiani fra i quali spicca la brava Matilda De Angelis.
Siamo nella Venezia dell’immediato dopoguerra e la storia, creata da Ernest Hemingway nel romanzo omonimo, è quella di un ufficiale americano alla caccia del proprio passato, minato da alcolismo e malattie assortite e stregato, in extremis, dal fascino di una giovanissima nobildonna che guida il motoscafo e vive, libera, già nel futuro.
Tutto bello, quindi? Sì e no. La regista spagnola Paula Ortiz fa una scelta bizzarra: gioca sull’identificazione fra il personaggio — i…
È davvero singolare, in questo torrido 2025, recensire Di là dal fiume e tra gli alberi: film per altro girato nel 2021, ma che sembra provenire da un passato assai più lontano. Per stile e per temi sembra un’opera del secolo scorso, il che non è necessariamente un difetto: il passo della narrazione è ampio e solenne, la fotografia del basco Javier Aguirresarobe è splendida e il protagonista, l’americano Liev Schreiber, è affiancato da una bella squadra di attori italiani fra i quali spicca la brava Matilda De Angelis.
Siamo nella Venezia dell’immediato dopoguerra e la storia, creata da Ernest Hemingway nel romanzo omonimo, è quella di un ufficiale americano alla caccia del proprio passato, minato da alcolismo e malattie assortite e stregato, in extremis, dal fascino di una giovanissima nobildonna che guida il motoscafo e vive, libera, già nel futuro.
Tutto bello, quindi? Sì e no. La regista spagnola Paula Ortiz fa una scelta bizzarra: gioca sull’identificazione fra il personaggio — il colonnello Cantwell — e il suo creatore e finisce prigioniera degli stereotipi: la retorica del machismo tormentato che inficia molti romanzi di Hemingway (soprattutto quelli ambientati in Italia e in Spagna) è spiattellata sullo schermo in dialoghi spesso inascoltabili. Di là dal fiume tra gli alberi sarebbe un film dieci volte migliore se fosse muto. Merita, comunque, un’occhiata.
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Di là dal fiume e tra gli alberi
Regia di Paula Ortiz
Voto: 3 stelle su cinque