Giffoni (Salerno) – Prima di aprire la Mostra di Venezia con La grazia, il 27 agosto, Paolo Sorrentino va al Festival di Giffoni, riceve il premio Truffaut e incontra i ragazzi. Un viaggio che parte dalla sicurezza stradale e s’addentra nel cinema e nel suo vissuto: la malinconia, le bugie e l’immaginazione, i sodali e i maestri.
Del senso di responsabilità dei giovani, che sono stati il grande pubblico di Parthenope, dice: «Ovvio che sia una qualità che matura col tempo. All’inizio deleghi a genitori, scuola. Ma questa generazione non è peggiore delle precedenti, i tratti dell’essere giovane sono gli stessi». Oggi è difficile vivere il momento? «Mi pare che se ne vivano troppi, l’importante è sopravvivere». E se i personaggi dei suoi primi film guardavano al passato, negli ultimi ci sono giovani proiettati nel futuro: «È una strana perversione: da giovane mi preoccupavo del passato e ora mi in…
Giffoni (Salerno) – Prima di aprire la Mostra di Venezia con La grazia, il 27 agosto, Paolo Sorrentino va al Festival di Giffoni, riceve il premio Truffaut e incontra i ragazzi. Un viaggio che parte dalla sicurezza stradale e s’addentra nel cinema e nel suo vissuto: la malinconia, le bugie e l’immaginazione, i sodali e i maestri.
Del senso di responsabilità dei giovani, che sono stati il grande pubblico di Parthenope, dice: «Ovvio che sia una qualità che matura col tempo. All’inizio deleghi a genitori, scuola. Ma questa generazione non è peggiore delle precedenti, i tratti dell’essere giovane sono gli stessi». Oggi è difficile vivere il momento? «Mi pare che se ne vivano troppi, l’importante è sopravvivere». E se i personaggi dei suoi primi film guardavano al passato, negli ultimi ci sono giovani proiettati nel futuro: «È una strana perversione: da giovane mi preoccupavo del passato e ora mi interessa di più il futuro. Forse il rapporto con la malinconia è una stagione della vita, poi viene a noia anche quella». E la malinconia «è uno stato d’animo senza età, io lo ero a nove anni».
Poi il mestiere del cinema. I film sono «frutto di grande lavoro. Per ottenere un buon film bisogna stare concentrati». Del blocco creativo: «Viene spesso sul set, lo supero facendo finta di sapere ciò che voglio. Spesso la creatività è figlia della bugia: dici la prima cosa che ti viene in mente e per un meccanismo arcano che ha a che fare con l’immaginazione si rivela simile alla verità. Ma vale solo con i manufatti di fantasia. Nella vita vera la bugia resta tale».
Di Toni Servillo, 7 film insieme, dice «mi regala serenità». Di Robert De Niro «non conosco autore che non lavorerebbe con lui». Se non avesse fatto il regista «sarei entrato in banca, vengo da una famiglia di impiegati». Sulla sua arte racconta: «Osservo la vita, e ciò che non mi piace lo rimodulo a modo mio. Mi diverte di più vedere un film che vivere certe cose». Per l’atmosfera magica di certe scene, spiega «ci sono trucchetti, ma come Silvan, non li rivelerò».
Non manca una riflessione sulla sua città. La Napoli di oggi «è una città capace di cambiare. Quando ero ragazzo non si vedeva un turista, erano extraterrestri, oggi sono una folla. Ma Napoli sa restare fedele a sé stessa e perciò rassicura».
Sorrentino accompagna lo spot sulla sicurezza stradale di Anas che recita “quando sei alla guida tutto può aspettare”: «Dovrebbe essere naturale guidare e non guardare il telefonino, perché quello che si vede attraverso un finestrino è già di per sé più interessante». E tra i film on the road che preferisce cita Il sorpasso. Infine, gli chiedono quale grande opera o strada potrebbe ispirargli un film: «Non so elaborare un film a partire da una strada, solo dagli esseri umani».
Il ceo di Anas, Andrea Gemme, suggerisce un ponte «come simbolo di unione» e Sorrentino, folgorante: «Magari non quello dello Stretto di Messina».