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Adriana Asti, l’attrice senza tempo. “Non mi lagno mai, solo se ho a che fare con gli imbecilli”

Adriana Asti 

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Morta a Roma a 94 anni, aveva lavorato con i maestri del cinema e del teatro. Ironia e temperamento, non si fermava davanti a nulla: le fughe, i ruoli estremi, gli uomini più giovani
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“Non ditemi cento di questi giorni perché ci sarebbe da impazzire”, scherzava nelle ultime interviste Adriana Asti, il corpo piccino, sprofondato nella poltrona da cui si muoveva raramente, ma sempre sveglia, pungente, ironica di testa. Se n’è andata a 94 anni, stanotte, serenamente, a Roma. E ora la ricordiamo come una di quelle attrici che non si cancellano nella nostra fantasia, anche solo per due, tre dei tanti film che ha interpretato, Rocco e i suoi fratelli e Ludwig di Visconti, Il fantasma della libertà di Buñuel, Prima della rivoluzione di Bertolucci (anche suo compagno per un periodo della vita), La meglio gioventù di Giordana, o per i capolavori teatrali con Strehler, Ronconi, ancora Visconti, Bob Wilson. Settant’anni di carriera che raccontano un’attrice intelligente, colta, allegra e riservata amica di artisti e intellettuali; una che, in anni, i Cinquanta, in cui alle attrici si chiedeva di essere innanzitutto il fulgore del proprio corpo, si era inventata una sua carica…

“Non ditemi cento di questi giorni perché ci sarebbe da impazzire”, scherzava nelle ultime interviste Adriana Asti, il corpo piccino, sprofondato nella poltrona da cui si muoveva raramente, ma sempre sveglia, pungente, ironica di testa. Se n’è andata a 94 anni, stanotte, serenamente, a Roma. E ora la ricordiamo come una di quelle attrici che non si cancellano nella nostra fantasia, anche solo per due, tre dei tanti film che ha interpretato, Rocco e i suoi fratelli e Ludwig di Visconti, Il fantasma della libertà di Buñuel, Prima della rivoluzione di Bertolucci (anche suo compagno per un periodo della vita), La meglio gioventù di Giordana, o per i capolavori teatrali con Strehler, Ronconi, ancora Visconti, Bob Wilson. Settant’anni di carriera che raccontano un’attrice intelligente, colta, allegra e riservata amica di artisti e intellettuali; una che, in anni, i Cinquanta, in cui alle attrici si chiedeva di essere innanzitutto il fulgore del proprio corpo, si era inventata una sua carica seduttiva personalissima, che poi mostrò magnificamente nella scaltra Becky Sharp che interpretò in tv ne La fiera della vanità del 1967: piccina, magra, viso da bambolina timida, grandi occhi dolci, ma un carattere indomito.

Adriana Asti era nata a Milano, il 30 aprile 1931 e, nonostante da una vita abitasse a Roma, a Milano era rimasta legata. Figlia di un imprenditore a cui aveva voluto molto bene, era stata una bambina timida e infelice, cosa che non nascondeva. “I miei genitori con me avevano provato tutto, cominciando dagli psichiatri. Andai da una fila di professori milanesi anche celebri: uno si metteva in camera mia con un ventaglio e mi fissava; un altro diceva cazzate come ‘immagini di essere in un bosco e si rilasci’, cose così, quando andava bene. Se andava male, ti facevano un bell’elettroshock”. Diventata adulta, si affidò al decano della psichiatria Cesare Musatti, che fu suo eterno amico e, in un certo senso, mentore.

Nel 2014 alla Mostra del cinema di Venezia, con Willem Dafoe e Ninetto Davoli per la presentazione del film "Pasolini" di Abel Ferrara 

Raccontava come un’avventura rocambolesca la scelta di fare l’attrice. “Volevo solo scappare da casa. Cominciai a recitare con la compagnia Il Carrozzone. Io non riuscivo neanche a dire le poesie dietro la porta a Natale, non suonavo bene il piano, ero proprio una bambina molto disturbata. Non pensavo di fare l’attrice. Ma quelli del Carrozzone viaggiavano, andavano in giro per città fantastiche, Cento, Mirandola... Allora ho detto: io vengo. Non so fare l’attrice ma darò una mano. Papà ha pensato: tornerà dopo due giorni, da sola non è capace da sola neanche di aprire una porta o una bottiglia, è del tutto incapace. Mi hanno lasciato andare e non sono più tornata”. Aveva 18 anni.

Tra cinema e teatro, tra Italia e successi internazionali ha recitato con il gotha dello spettacolo: si è detto di Ronconi, Strehler (era nella compagnia della leggendario Arlecchino), Visconti, Bertolucci, Buñuel, Susan Sontag, Pasolini, Patroni Griffi. Natalia Ginzburg scrisse per lei Ti ho sposato per allegria (“io penso che di noia si può anche morire”, diceva), Adriana Asti non ha mai sbagliato un colpo, nemmeno quando fece con Tinto Brass Caligola, un semiporno, “uno dei film più vietati della storia del cinema", diceva lei, “fu ritirato il giorno stesso in cui sarebbe dovuto uscire. Il regista processato per oscenità”. Qualcosa di simile era successo a teatro con Old times con la regia di Luchino Visconti, nel ’73, dove lei appariva nuda in una scena, cosa che scandalizzò anche l’autore, Harold Pinter. Con leggerezza la Asti lo ricordava così: “Visconti era stato il primo. Mi disse: qui tu sarai nuda. Ma come nuda? Non c’è nel testo, risposi. Ma non ci fu scampo. Andai fuori, nuda, e capii che era stupendo: nessuno ascoltava, potevi dire qualunque cosa. Mi fece tingere tutta di biondo, sotto”.

Milano, 1985: Franca Valeri (con il suo cane), il regista Giorgio Ferrara e Adriana Asti 

Il teatro è stato il luogo prediletto della sua vita. "Dal teatro non sono mai più andata via, mai. Una volta che si sale sul palcoscenico, non si scende più. A teatro si vive una vita non vera ma molto bella, una cosa straordinaria che ti fa sentire un essere di un altro mondo”, diceva. E il teatro la legò a Giorgio Ferrara, il suo secondo marito, “il pischello” lo chiamava perché era molto più giovane di lei, ma è morto nel 2023. Il primo marito era stato l’artista Fabio Mauri, un matrimonio lampo. Lo ricordava così: “Dissi a Fabio che andavo a prendere le sigarette. E fuggii dalla casa di via dell’Oca, a Roma, non lo rividi più. Dopo l’annullamento alla Sacra Rota lo incontravo solo ai funerali di personaggi milanesi, più che altro industriali: lui sempre più vecchio e cadente, io con questo marito pischello, tutta contenta”. E questo dice tutto di lei.

Tra le sue ultime interpretazioni ci fu quella con l’amica Franca Valeri, Tosca e le altre due e Memorie di Adriana, regia di Andrée Ruth Shammah, tratta da una autobiografia scritta con René De Ceccatty, in cui ripercorreva le avventure della sua vita e giocava con la vecchiaia e col tempo, che non temeva, perché era fatta così: “Le età sono un’idea - diceva - i miei dodici sono durati quarant’anni, i cinquanta forse due. Ci sono età che corrono e altre che vanno lente. Adesso vediamo quanto durano questi novanta. A me piace guardare avanti, non sono una che si lagna. Mi lagno solo in mezzo alla gente noiosa, quando devo perder tempo con gli imbecilli”.

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