Era una giovane studentessa di recitazione al Centro Sperimentale Franco Cristaldi, produttore colto e affascinante, e Mario Monicelli, regista principe della commedia all’italiana, la notarono. E la portarono via. Stavano preparando un film che in quel momento si intitolava ancora Le madame, storia di una banda di ladri buffi e scalcinati nata come una parodia del film francese Rififi.
Serviva una bella ragazza per il personaggio di Carmela, una giovane siciliana, sorella di uno dei protagonisti. Lei veniva dalla Tunisia, era mora, scura di carnagione, bellissima. Così nacque Claudia Cardinale. Il film poi cambiò titolo. Lo chiamarono I soliti ignoti.
Era una giovane studentessa di recitazione al Centro Sperimentale Franco Cristaldi, produttore colto e affascinante, e Mario Monicelli, regista principe della commedia all’italiana, la notarono. E la portarono via. Stavano preparando un film che in quel momento si intitolava ancora Le madame, storia di una banda di ladri buffi e scalcinati nata come una parodia del film francese Rififi.
Serviva una bella ragazza per il personaggio di Carmela, una giovane siciliana, sorella di uno dei protagonisti. Lei veniva dalla Tunisia, era mora, scura di carnagione, bellissima. Così nacque Claudia Cardinale. Il film poi cambiò titolo. Lo chiamarono I soliti ignoti.
Claudia Cardinale ricorda Alain Delon: “Eravamo entrambi figli di Visconti. Ora quel ballo è finito”
Claudia Cardinale era nata a Tunisi il 15 aprile 1938. I suoi genitori erano siciliani, ma nati in Africa. La sua lingua madre era il francese, e tale è sempre rimasta. In Tunisia aveva già girato un film, I giorni dell’amore, a fianco di Omar Sharif. Venne in Italia perseguitata da un trauma, una gravidanza indesiderata, che Franco Cristaldi la aiutò a gestire mandandola a partorire a Londra, a sue spese. Presto si sarebbero innamorati, e Cristaldi sarebbe diventato suo marito e suo mentore, mettendola sotto contratto con la sua società, la Vides.
I soliti ignoti fu un enorme successo e i film cominciarono ad arrivare, uno dopo l’altro. Un maledetto imbroglio di Germi, Il bell’Antonio di Bolognini, Rocco e i suoi fratelli di Visconti, La ragazza con la valigia di Zurlini e poi l’anno magico, il 1963.
Visconti la vuole per il ruolo di Angelica per Il Gattopardo, Fellini gliela contende per Otto e mezzo, Claudia fa la spola fra i due set (quello del Gattopardo, in Sicilia, è infinito…) tingendosi continuamente i capelli perché Angelica è nera come un tizzo e la Claudia felliniana è castana, quasi bionda. Ciascuno dei due grandi cerca di carpirle i segreti dell’altro. Lei vive come in un turbine, esaltante e stressante. Due film così enormi (ai quali si aggiunge nello stesso anno La ragazza di Bube) le aprono la strada di Hollywood.
La pantera rosa, accanto a David Niven e Peter Sellers, è girato in Italia ma Il circo e la sua grande avventura (accanto a John Wayne, il numero 1) è un film hollywoodiano a tutti gli effetti e un paio di anni dopo I professionisti è addirittura un rude western con Burt Lancaster (sì, il principe di Salina tornato cowboy) e Lee Marvin. Non è l’unico western: nel ’68 Sergio Leone le apre le porte, prima protagonista femminile, del suo mondo in C’era una volta il West. A fine anni 60 Claudia Cardinale è una delle attrici più note e più importanti del mondo.
Lo rimarrà a lungo. La sua filmografia non conosce alti e bassi. Forse un cruccio: in moltissimi film la doppiavano, all’inizio per il suo italiano un po’… francofono, poi per una voce roca giudicata non “da diva”. Rita Savagnone, doppiatrice suprema, ha contribuito non poco al suo mito (ma in Il Gattopardo la doppia Solveig D’Assunta e Fellini, che doppiava chiunque, in Otto e mezzo la volle con la sua voce). Con Claudia Cardinale il cinema italiano perde uno dei suoi miti più forti e duraturi. Una diva, e un’attrice, così grande non lascia eredi, solo ricordi e rimpianti.