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Isabella Rossellini per gli 80 anni di Roma città aperta: “Celebriamo la speranza e l’antifascismo”

Isabella Rossellini per gli 80 anni di Roma città aperta: “Celebriamo la speranza e l’antifascismo”

Il 24 settembre al Teatro Quirino di Roma la proiezione del film restaurato, alla presenza dei figli di Roberto Rossellini

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Roma città aperta venne proiettato per la prima volta il 24 settembre 1945 al Teatro Quirino di Roma. Ottant’anni dopo il capolavoro considerato il capostipite del neoralismo rivive in quello stesso luogo per celebrare un film che ha fatto la storia, non solo del cinema.


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La corsa di Anna Magnani, un braccio alzato, la voce che grida "Francesco, Francesco" e il corpo che cade sotto i colpi dei fucili nazisti sotto gli occhi del figlio è una delle più forti e strazianti sequenze del neorealismo e di tutto il cinema italiano. Roma città aperta, il film di Roberto Rossellini girato tra il febbraio e il settembre del 1945, sarà celebrato con una serata alla presenza dei figli del regista Isabella Rossellini e Alessandro Rossellini. Ci saranno anche Benedetta Porcaroli, il critico cinematografico Steve Della Casa. Lidia Vitale, ricorderà Anna Magnani con l’estratto di un suo monologo teatrale e Stefano Fresi, accompagnato dal maestro Alessandro Greggia, dedicherà un tributo ad Aldo Fabrizi, in occasione dei 120 anni dalla nascita, con la canzone Lulù.

"Roma città aperta": la morte di Pina, Anna Magnani

La celebrazione “Tornerà la primavera” prende il nome da una frase pronunciata da Anna Magnani, come spiega Isabella Rossellini “nel film di mio padre che oggi, 80 anni dopo, è ancora visto in tutte le università non solo perché ci ricorda come avevano vissuto i civili durante la Seconda guerra mondiale, ma anche perché è stato realizzato in uno stile che i critici hanno poi chiamato neorealismo, sembrava un documentario tanto era vero. Papà pensava che il cinema potesse essere usato non solo per intrattenere, distrarre, divertire ma anche per capire, per conoscere, per creare compassione, empatia. Quest’anno noi vogliamo celebrare mio padre, la speranza e l’antifascismo”.

Poi l’attrice e regista racconta: “Ero sposata con Martin Scorsese e Martin mi ha raccontato che gli italoamericani, che ovviamente erano dall’altra parte della guerra, non certo con Mussolini, erano visti come i nemici, ma quando sono arrivati questi film con questa compassione, questo senso dell’umanità si sono sentiti ‘redeemed’, si sono sentiti riaccettati. Quando si trova il comune denominatore dell’umanità non possiamo non sentirci tutti fratelli. Questa è la grande potenza di Roma città aperta”.

Isabella Rossellini per gli 80 anni di "Roma città aperta" del padre Roberto

Le tragiche vicende della popolana Pina (Anna Magnani), del compagno antifascista Francesco (Francesco Grandjacquet) e di Don Pietro (Aldo Fabrizi, ispirato alle vere figure di Don Pappagallo e Don Morosini) sono diventate un manifesto storico, politico e cinematografico. “Realizzare Roma città aperta è stato un atto eroico – aveva raccontato qualche anno fa il primo figlio di Roberto Rossellini, Renzo – Fare un film a Roma nell'inverno del '45 è stato un grande atto di coraggio. Da un lato c'erano le difficoltà pratiche: reperire la pellicola, trovare dove girare il film e poi c'erano i problemi di natura politica. I problemi tecnici hanno fatto sì che mio padre reinventasse il modo di fare cinema. Era nato per essere un film a episodi e aveva anche un altro titolo Storie di ieri, poi lo sceneggiatore Sergio Amidei convinse mio padre a mescolare le cinque storie intrecciandole in un film unico. Fino ad allora i film si giravano nei teatri di posa che però in quel momento erano occupati dagli sfollati e per questo il film si girò nelle strade con grande stupore dei passanti che li guardavano come si fa con gli animali da circo. E poi c'era il problema della pellicola, mio padre utilizzò della pellicola di scarto, rimasta ai fotografi che fotografavano le truppe di liberazione davanti al Colosseo. Questo tipo di pellicola finì per condizionare le riprese e di conseguenza fece nascere un linguaggio cinematografico nuovo, quello del neorealismo”.

Renzo Rossellini racconta anche i problemi di natura politica che ebbe il film, soggetto alla censura di epoca fascista. “Chiesero di eliminare la scena finale del film, quella in cui Don Pietro viene fucilato, non capendo nulla del film e di cosa stava rappresentando. Il film raccontava la fine eroica di un partigiano comunista e un parroco antifascista, era un modo che mio padre aveva pensato per ricucire, a livello simbolico, un Paese lacerato dalla guerra civile. Poi è stato trovato una specie di compromesso trasformando l'ufficiale che fucilava il parroco da italiano a tedesco".

Il 27 e il 28 settembre, per rispettare la volontà del regista di tenere la città di Roma al centro della narrazione, la Onni srl., in collaborazione con l’Associazione Quattropassi, organizzerà inoltre delle visite guidate visitando location legate al film, ai suoi protagonisti e scorci insoliti ma significativi. Le parole di Roberto Rossellini, Aldo Fabrizi e Anna Magnani accompagneranno i partecipanti attraverso pagine, brani ed estratti che renderanno questa passeggiata cinematografica vivace, curiosa ed emozionante.

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