La magia di Claudia Cardinale, così indifferente alla propria grandezza
di Francesco PiccoloMartedì sera tornavo a casa con lo scooter, erano le otto di sera. Al semaforo, ho aspettato il verde accanto a una macchina. Ho guardato per istinto: c’era al volante una donna sola, e piangeva, e piangeva. Ho subito spinto lo scooter in avanti, per non incrociare il suo sguardo e farla sentire vista. Ma ho avuto il tempo di riconoscerla. Abita nel mio quartiere, la conosco da anni, abbiamo anche lavorato insieme. Si chiama Lucilla, ed è la nipote di Claudia Cardinale. E lo giuro, ho pensato subito: è morta Claudia. Ma lei poteva star piangendo per qualsiasi motivo, eppure io ho pensato a sua nonna; mi sono chiesto se era insensato pensarlo, e mi sono detto che non lo era. E subito dopo l’ho dimenticato. E tre ore dopo è uscita la notizia.
Questa storia è vera, anche perché sarebbe impossibile inventarla. Queste sono le cose incredibili che succedono a Roma, queste sono le cose magiche che fa succedere Claudia Cardinale. Ho sempre pensato che Claudia Cardinale esercitasse una magia. …
Martedì sera tornavo a casa con lo scooter, erano le otto di sera. Al semaforo, ho aspettato il verde accanto a una macchina. Ho guardato per istinto: c’era al volante una donna sola, e piangeva, e piangeva. Ho subito spinto lo scooter in avanti, per non incrociare il suo sguardo e farla sentire vista. Ma ho avuto il tempo di riconoscerla. Abita nel mio quartiere, la conosco da anni, abbiamo anche lavorato insieme. Si chiama Lucilla, ed è la nipote di Claudia Cardinale. E lo giuro, ho pensato subito: è morta Claudia. Ma lei poteva star piangendo per qualsiasi motivo, eppure io ho pensato a sua nonna; mi sono chiesto se era insensato pensarlo, e mi sono detto che non lo era. E subito dopo l’ho dimenticato. E tre ore dopo è uscita la notizia.
Questa storia è vera, anche perché sarebbe impossibile inventarla. Queste sono le cose incredibili che succedono a Roma, queste sono le cose magiche che fa succedere Claudia Cardinale. Ho sempre pensato che Claudia Cardinale esercitasse una magia. Che il cinema esercitasse una magia attraverso di lei, e che fosse stata scelta per questo. Che avesse un compito per conto del cinema.
Del resto, Monicelli la fa cercare in Tunisia perché l’aveva vista a Venezia (ci era andata come premio per un concorso di bellezza a Tunisi in cui aveva accompagnato la sorella ma aveva vinto lei), e qualcuno che le dice: alla radio parlano di te, ti vogliono far fare un film; e lei alla fine parte per Roma e interpreta il suo primo ruolo, senza avere ancora idea che quella sarebbe stata la sua vita. Ma se una non è stata investita di una magia, esordisce in un film qualsiasi. Non ne I soliti ignoti.
Ci sono dei visi, degli occhi, dei corpi che abbiamo visto in formato gigantesco nel buio di un cinema, e che restano impressi con quella grandezza nella nostra memoria. Forse quello di Claudia Cardinale è quello che è più impossibile da dimenticare. Quel viso in formato gigantesco sta dentro la testa di tutti noi. Quando balla il valzer con il principe nel Gattopardo, quando esce di casa come La ragazza di Bube, quando è sporca e scompigliata accanto a Brigitte Bardot ne Le pistolere. Quando appare nelle terme di Otto e mezzo. E quando la sua voce roca riempie le sale.
La sua vita è stata difficile, poi avventurosa, poi splendida. Lei con la sigaretta tra le labbra è come l’abbiamo vista poi in qualsiasi intervista. Gli occhiali scuri, enormi. Gli amori che ha cancellato con una risata o un’alzata di spalle, come se non la riguardassero più. E l’amore per Squitieri, quello invece incrollabile e impossibile da dimenticare.
Quando sono stato nella sua casa di Parigi — per chiacchierare con lei dei due film che aveva interpretato in contemporanea, e di come Visconti volesse i capelli neri corvini e senza parrucca e di come Fellini volesse i capelli castano chiari e senza parrucca, e di lei che passava dal set del Gattopardo in Sicilia al set di Otto e mezzo a Roma rifacendo ogni volta il colore dei capelli — ho capito con chiarezza definitiva chi è una diva: una donna del tutto indifferente alla sua epica, alla sua grandezza, al fatto di aver partecipato alla storia; come se dicesse: io quella vita l’ho vissuta, non ho bisogno quindi né di ricordarla né di farne un mito. Questa è una cosa che riguarda voi. Io fumo, penso alla mia famiglia, sto dentro la vita di adesso e non a quella di anni fa. Aveva conservato la sedia del set di Otto e mezzo, ma non ci badava più. Sapeva benissimo di essere Claudia Cardinale, ma soltanto perché lo continuava a constatare negli occhi sgranati degli altri, mentre da sola a casa, probabilmente, la lasciava dimenticata in qualche angolo.
Nelle migliaia di foto che adesso appaiono da ogni parte, quasi sempre la si vede sorridere, o ridere. E quella risata era anch’essa roca e indimenticabile. Moravia ne aveva fatto un ritratto affascinato, comparso su una rivista americana, in cui si possono scoprire le caratteristiche di tutta la vita: l’allegria e l’indifferenza alla bellezza. E questo rivela allora un segreto di cui non ci eravamo accorti (un’altra magia): che Claudia era distante dalla Cardinale fin da subito, si divertiva con lei ma non basta che a guardarsi indietro non ci pensava: nemmeno nel presente dei grandi film, nemmeno con i registi che ha amato, ha mostrato quello stupore per ciò che stava vivendo. Ma non perché la vita glielo dovesse, al limite per il contrario. Per questo sorrideva in quel modo indimenticabile, perché nessuno le avrebbe potuto togliere niente, visto che lei si faceva solo sfiorare dalla gloria, e si faceva investire in pieno dalla vita. Un dono che ha dato a tutti i suoi personaggi, come se avesse catturato per sé stessa il suggerimento che Visconti le aveva dato per Angelica: gli occhi fanno una cosa, e la bocca un’altra. E così ci ha salutati tutti, ridendo di noi, perché si era resa inafferrabile.