Viterbo – Il faro di Mattia Torre a guidare una nuova generazione di comici. La famiglia biologica e artistica dell’autore scomparso nel 2019 ha portato al Teatro dell’Unione di Viterbo i sette finalisti tra i 527 candidati under 35 del premio per autrici e autori a lui intitolato. La giuria — Valerio Mastandrea, Geppi Cucciari, Valerio Aprea, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico — ha premiato con il Faro in legno La mazza dell’aretino Francesco Miluzzi, già assistente alla regia di Amendola, Placido, Milani, l’ironia amara del bastone necessario alla sopravvivenza in un quotidiano violento. «Mattia ne sarebbe uscito pazzo», sorride Aprea.
Menzione a Il grande spettacolo del 14enne Francesco Garofalo, che gioca con le storie dei suoi avi.
Premio del pubblico a L’invasione degli attori di Chiara Migliano, i…
Viterbo – Il faro di Mattia Torre a guidare una nuova generazione di comici. La famiglia biologica e artistica dell’autore scomparso nel 2019 ha portato al Teatro dell’Unione di Viterbo i sette finalisti tra i 527 candidati under 35 del premio per autrici e autori a lui intitolato. La giuria — Valerio Mastandrea, Geppi Cucciari, Valerio Aprea, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico — ha premiato con il Faro in legno La mazza dell’aretino Francesco Miluzzi, già assistente alla regia di Amendola, Placido, Milani, l’ironia amara del bastone necessario alla sopravvivenza in un quotidiano violento. «Mattia ne sarebbe uscito pazzo», sorride Aprea.
Menzione a Il grande spettacolo del 14enne Francesco Garofalo, che gioca con le storie dei suoi avi.
Premio del pubblico a L’invasione degli attori di Chiara Migliano, insegnante di scuola media. «Non cercavamo Mattia nei testi dei ragazzi — spiega Valerio Mastandrea — i sette finalisti sono molto diversi tra loro, alcuni cerebrali, altri emotivi. Mi interessava la voglia di mettersi in gioco e, attraverso l’analisi di sé, parlare del mondo. Così Mattia scriveva i suoi atti comici».
Cucciari, Mastandrea, Aprea: "Nel mondo leggero e profondo di Mattia Torre"
Porterà ancora a teatro Migliore: «Dopo ogni replica penso di non farlo più, è uno spettacolo faticoso e non sono più un ragazzino. Ma il pubblico ha un legame talmente commovente che sento di doverlo a loro e a Mattia». È un testo che fotografa l’ossessione per la competizione e la retorica del vincente: «Mette in scena la parabola di un uomo che vuole essere condannato e invece viene assolto. È ancora più attuale oggi, perché quando Mattia lo scrisse non c’era ancora l’esposizione social dell’essere umano, della sua felicità e delle sue ambizioni. Eppure lui già la raccontava».
Geppi Cucciari è «felice di aver dato vita al mondo di Mattia insieme a sua moglie Fru (Francesca Rocca, ndr) e agli altri amici e colleghi». I monologhi «hanno generato un grande confronto molto acceso. In molti dei testi presentati c’è un senso di rabbia, disillusione, paura, legato al lavoro, ai sentimenti, al futuro. Cose che Mattia avrebbe saputo raccontare con il suo sguardo limpido e affettuosamente impietoso».
Cucciari, Mastandrea, Aprea: "Nel mondo leggero e profondo di Mattia Torre"
Valerio Aprea cercava «una comicità di livello superiore, un’idea di base originale, una quadridimensionalità che rendesse tutto più profondo». Tra i testi scartati ha visto «una certa omologazione di stile, temi, orizzonti». Di appartenere al mondo di Mattia Torre, dice, «lo sento dal giorno in cui mi mandò il manoscritto di In mezzo al mare e ne rimasi trafitto per sempre. Parlava la mia stessa lingua attoriale, una comicità che non si àncora al cronachismo spiccio, ma all’essenza delle cose e fenomeni che restano». Come resta il ricordo di Mattia «quando rileggo i suoi sms. In quel momento lui è lì, vivo, con me, che me li rilegge a voce alta».
Per Cucciari «il filo rosso dei lavori –da Migliore, a Qui e ora, Gola, Perfetta, fino a La linea verticale — è il legame con la verità e la realtà. Le raccontava con disincanto: lucido e insieme cattivo, ironico, dolce, malinconico. Mattia, anche quando parlava di coppie, parlava di società, quando parlava d’amore, parlava di politica, quando parlava di relazioni, parlava di lavoro. Univa tutto in affreschi incredibili, che non perderanno mai attualità. È riuscito a essere un grande classico fin da subito».