«Sono nato al Rione Sanità, il più famoso di Napoli» amava ripetere Antonio de Curtis di Bisanzio in arte Totò ed è da qui che, idealmente, comincia il percorso che, nella sala Belvedere del Palazzo Reale di Napoli, accompagna il visitatore nei luoghi e delle opere attraverso le quali si celebra il legame tra il “Principe della risata” e la sua città.
L’esposizione, intitolata “Totò e la sua Napoli”, curata da Alessandro Nicosia e Marino Niola, è un tuffo nella vita e nelle opere di un artista a lungo «vittima di un pregiudizio ideologico che oggi, per fortuna è caduto», come sottolinea l’antropologo Niola, invitando a non trascurare la «straordinaria attualità di Totò. Era un rivoluzionario, ma anche un globalizzatore. Come Charlie Chaplin, parlava al mondo da quella regione dell’animo che, nel suo caso, è Napoli».
«Sono nato al Rione Sanità, il più famoso di Napoli» amava ripetere Antonio de Curtis di Bisanzio in arte Totò ed è da qui che, idealmente, comincia il percorso che, nella sala Belvedere del Palazzo Reale di Napoli, accompagna il visitatore nei luoghi e delle opere attraverso le quali si celebra il legame tra il “Principe della risata” e la sua città.
L’esposizione, intitolata “Totò e la sua Napoli”, curata da Alessandro Nicosia e Marino Niola, è un tuffo nella vita e nelle opere di un artista a lungo «vittima di un pregiudizio ideologico che oggi, per fortuna è caduto», come sottolinea l’antropologo Niola, invitando a non trascurare la «straordinaria attualità di Totò. Era un rivoluzionario, ma anche un globalizzatore. Come Charlie Chaplin, parlava al mondo da quella regione dell’animo che, nel suo caso, è Napoli».
Ricorda Nicosia come in tutta la produzione artistica di Totò sia possibile ritrovare «la connessione con la sua città». Elena Anticoli de Curtis, nipote di Totò in quanto figlia della figlia Liliana, evidenzia: «Totò è Napoli e Napoli è Totò. A distanza di 58 anni dalla sua morte, continua ad essere presente. Ancora oggi viene vissuto come una persona di famiglia, si può che dire che sia nell’anima di ogni napoletano. Basti pensare che tante persone visitano la sua tomba per lasciare un ricordo, un messaggio, una preghiera. Questo perché, a mio avviso, è stato una persona estremamente umana che ha sempre cercato di restituire un qualcosa alla città, il figlio più amato di Napoli». Niola annuisce e aggiunge: «Totò è una delle divinità del pantheon moderno della città nel quale figurano Diego Armando Maradona, Pino Daniele e Massimo Troisi che può essere definito, per certi versi, un continuatore, se non un figlio di Totò».
La mostra è promossa dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), con la partecipazione degli Eredi Totò, con la collaborazione di Rai Teche e Archivio Storico Luce. Il progetto è organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare. Sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Gangemi Editore, un volume che raccoglie storia, immagini e testimonianze.
“Totò e la sua Napoli” ripercorre questo straordinario legame dalla Sanità fino ai funerali nella Basilica del Carmine, con oltre centomila persone assiepate e il commovente ricordo dell’amico Nino Taranto. A dare il benvenuto al visitatore è il pazzariello dell'Oro di Napoli: si parte infatti da “Le origini” di un ragazzo povero (nato il 15 febbraio 1898) e non ancora riconosciuto dal padre, il teatro, le canzoni, il cinema (scelti i sedici film girati a Napoli in una maggioranza schiacciante di produzioni romane), le poesie. Altre sezioni sono dedicate a “Un maestro insostituibile”, alle bellezze e al saluto della sua città, con focus su “Il Principe di Bisanzio” e “Gli amori di Totò”. Si può ascoltare la celebre “A livella”
Per gli appassionati, non solo filmati e fotografie, ma manufatti, costumi di scena, documenti originali e manoscritti inediti. E una scena esilarante di Totò che interpreta una guida turistica, rigorosamente non autorizzata, mentre accompagna in giro per la città una comitiva di turisti. «Appare attualissima ancora oggi – sorride Niola - visto che si parla tanto di overtourism».