Noi e la grande ambizione è un film che parte dal quasi omonimo Berlinguer - La grande ambizione, il film di Andrea Segre sul compianto segretario del PCI, ma nel quale non c’è Berlinguer. Pur nascendo come “costola” - gli anglofoni direbbero “spin off” - di quel film, parla d’altro. Soprattutto parla dell’oggi.
Che cosa è successo? Per capirlo, bisogna fare un passo indietro e provare a ragionare su come è fatta, oggi, la vita di un film. Una volta i registi portavano a termine i film e li lasciavano al loro destino nelle sale, dove avrebbero incontrato il pubblico: e quando un film usciva, quasi sempre il regista era già al lavoro sul film successivo.
Oggi non è più così. Oggi il pubblico va cercato, stanato, sedotto, intrattenuto. Berlinguer - La grande ambizione ha aperto la Festa del cinema di Roma poco più di un anno fa, il 16 ottobre 2024. Più o meno in quei giorni Segre viene chiamato da alcune associazioni stud…
Noi e la grande ambizione è un film che parte dal quasi omonimo Berlinguer - La grande ambizione, il film di Andrea Segre sul compianto segretario del PCI, ma nel quale non c’è Berlinguer. Pur nascendo come “costola” - gli anglofoni direbbero “spin off” - di quel film, parla d’altro. Soprattutto parla dell’oggi.
Che cosa è successo? Per capirlo, bisogna fare un passo indietro e provare a ragionare su come è fatta, oggi, la vita di un film. Una volta i registi portavano a termine i film e li lasciavano al loro destino nelle sale, dove avrebbero incontrato il pubblico: e quando un film usciva, quasi sempre il regista era già al lavoro sul film successivo.
Oggi non è più così. Oggi il pubblico va cercato, stanato, sedotto, intrattenuto. Berlinguer - La grande ambizione ha aperto la Festa del cinema di Roma poco più di un anno fa, il 16 ottobre 2024. Più o meno in quei giorni Segre viene chiamato da alcune associazioni studentesche della Sapienza, l’università di Roma, che vogliono invitarlo a un “dibattito”. Fa subito presente che non è possibile proiettare il film, che in quei giorni è alla Festa e poi deve uscire in sala il 31 ottobre. Gli rispondono che il film non serve: “Vogliamo incontrarvi, e parlare dell’attività politica oggi, non solo di Berlinguer”.
Si concorda una data. Un paio di giorni prima Segre viene richiamato: ci sono problemi, non si riesce ad avere a disposizione un’aula abbastanza grande. “Lì - racconta il regista - ho capito che si stava muovendo qualcosa. Mi richiamano poco dopo e mi dicono che, con la benedizione del meteo, il tutto si svolgerà all’aperto, sulla scalinata della facoltà di Lettere”. A quel punto il regista, lo sceneggiatore Marco Pettenello e l’interprete del film Elio Germano si fanno accompagnare da un operatore e da un fonico e trovano, in quel luogo a suo modo simbolico (lì avvenne, il 17 febbraio 1977, la famosa “cacciata” del segretario della CGIL Luciano Lama da parte dei movimenti studenteschi), centinaia di studenti che senza aver visto il film vogliono porre altre domande. E tali domande sono riassumibili in una domanda sola: e noi? Noi cosa possiamo fare, oggi, per reimpossessarci della politica? Per riprendere non tanto la lezione di Berlinguer, quanto l’idea stessa che la politica possa ancora essere non solo impegno ma anche sogno, investimento personale ed emotivo?
Subito dopo Segre e Germano vanno “in tournée”, manco fossero i Rolling Stones. Come si diceva prima, i film vanno seguiti; le proiezioni devono diventare “eventi”; il pubblico va incontrato, città dopo città, sala dopo sala. E se ci sono questi “eventi” il pubblico arriva. Regista e attore presenziano a decine di proiezioni di Berlinguer in molte città. E dovunque incontrano un pubblico che né loro, né gli esercenti si aspettavano: molti giovani che ai tempi di Berlinguer non erano nemmeno nati, naturalmente assieme ad anziani che invece quell’epoca, quel PCI li hanno vissuti in prima persona.
Noi e la grande ambizione è la documentazione di questi incontri. Come recita il comunicato stampa del film (vale la pena, per una volta, citarlo) Noi e la grande ambizione “è un’occasione di ascolto e di riflessione su una fase storica di grande crisi della partecipazione democratica, dove può esser lo sguardo vivo, ma anche a volte disilluso, dei più giovani ad offrire un’occasione di rielaborazione, di speranza e di coraggio. Un ritratto di una generazione che troppo spesso rappresentiamo come indifferente, frammentata, confusa, ma che invece dimostra nel film un’intelligenza sociale, politica ed esistenziale che ci ha profondamente coinvolti”.
Quindi, se quando avete visto il film con Germano vi è partita la lacrimuccia (sul finale, con le immagini dei funerali nel 1984, era impossibile non commuoversi), stavolta rimarrete a ciglio asciutto. In questo documentario non c’è nemmeno un grammo di nostalgia. Al massimo, se ci passate un paradosso, c’è nostalgia del futuro. Un futuro che è tutto da costruire, e vedendo le facce di questi ragazzi, ascoltando le loro parole, spunta un germoglio di speranza. E a proposito di “eventi”, il film esce in sala da lunedì 10 novembre, distribuito da ZaLab in collaborazione con Lucky Red e Circuito Cinema Distribuzione. con Segre che in serata sarà presente alle proiezioni nei cinema Quattro Fontane, Nuovo Aquila e Tibur. E poi si parte, per una nuova tournée: domani Firenze e Bologna, dopodomani Modena Carpi e Mantova e via via in tutta Italia. Altro che i Rolling Stones.