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“To a Land Unknown”, vite sospese in una diaspora senza approdi. La recensione

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Tra Atene e l’Europa mancata, Fleifel racconta il limbo dei profughi palestinesi con i codici del cinema di genere
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To a Land Unknown (“Verso un paese sconosciuto”) si apre con una citazione del grande studioso Edward Said: “Il destino dei palestinesi non è finire là da dove sono partiti, ma in qualche luogo inatteso e lontano”. È quanto accade a Reda e a Chatila, due cugini palestinesi fuggiti dal Libano e rimasti insabbiati ad Atene. Il regista Mahdi Fleifel, palestinese con passaporto danese e studi di cinema in Gran Bretagna, racconta di aver concepito il film proprio dopo un viaggio in Grecia: sono numerosi i profughi che dal Medio Oriente finiscono “parcheggiati” lì, in attesa - come dicono loro - di arrivare “in Europa”. I due vivono di espedienti, piccoli furti, micro spaccio di droga: fino al momento in cui pensano, grazie a un connazionale che gestisce il traffico di passaporti falsi, di aver trovato il modo di entrare clandestinamente in Germania.

Il film non è perfetto, lo sviluppo della trama lascia diversi interrogativi; ma è interessante come studio d’ambiente e per come Fleifel appl…

To a Land Unknown (“Verso un paese sconosciuto”) si apre con una citazione del grande studioso Edward Said: “Il destino dei palestinesi non è finire là da dove sono partiti, ma in qualche luogo inatteso e lontano”. È quanto accade a Reda e a Chatila, due cugini palestinesi fuggiti dal Libano e rimasti insabbiati ad Atene. Il regista Mahdi Fleifel, palestinese con passaporto danese e studi di cinema in Gran Bretagna, racconta di aver concepito il film proprio dopo un viaggio in Grecia: sono numerosi i profughi che dal Medio Oriente finiscono “parcheggiati” lì, in attesa - come dicono loro - di arrivare “in Europa”. I due vivono di espedienti, piccoli furti, micro spaccio di droga: fino al momento in cui pensano, grazie a un connazionale che gestisce il traffico di passaporti falsi, di aver trovato il modo di entrare clandestinamente in Germania.

Il film non è perfetto, lo sviluppo della trama lascia diversi interrogativi; ma è interessante come studio d’ambiente e per come Fleifel applica alla diaspora palestinese i codici del film di genere. I personaggi, mai idealizzati, sono al tempo stesso vittime di una tragica contingenza storica e carnefici di coloro che derubano e imbrogliano. L’elenco dei paesi finanziatori (Regno Unito/ Palestina/ Francia/ Grecia/ Paesi Bassi/ Germania) fa capire quanto sia vitale, nel cinema moderno, il meccanismo della coproduzione internazionale. Per l’Italia complimenti a Trent Film che, coraggiosamente, distribuisce.

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To a Land Unknown

regia di Mahdi Fleifel

Voto: 3 stelle su cinque

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