“Bobò”, Delbono racconta il suo attore più amato. “La prova che l’arte trasforma tutto in bellezza”
di Anna BandettiniAnche chi non conosce il teatro “fuori norma” di Pippo Delbono, e non ha mai visto nei suoi spettacoli l’attore che per più di vent’anni ne è stato l’immagine più importante, resterà commosso, incantato guardando il film.
Si intitola Bobò e lo ha girato lo stesso Delbono: un montaggio di affetto, foto e filmati di archivio sulla stupefacente avventura di Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, microcefalo e sordomuto, vissuto 46 anni nel manicomio di Aversa che, ultracinquantenne, inizia una nuova vita a teatro, applaudito a New York, Parigi, Milano, guadagnando riconoscimenti e onorificenze, Chevalier de l'ordre des arts et des lettres in Francia, prima di morire nel 2019 a 83 anni. Una storia straordinaria. E con straordinaria sensibilità la racconta Bobò, che dopo …
Anche chi non conosce il teatro “fuori norma” di Pippo Delbono, e non ha mai visto nei suoi spettacoli l’attore che per più di vent’anni ne è stato l’immagine più importante, resterà commosso, incantato guardando il film.
Si intitola Bobò e lo ha girato lo stesso Delbono: un montaggio di affetto, foto e filmati di archivio sulla stupefacente avventura di Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, microcefalo e sordomuto, vissuto 46 anni nel manicomio di Aversa che, ultracinquantenne, inizia una nuova vita a teatro, applaudito a New York, Parigi, Milano, guadagnando riconoscimenti e onorificenze, Chevalier de l'ordre des arts et des lettres in Francia, prima di morire nel 2019 a 83 anni. Una storia straordinaria. E con straordinaria sensibilità la racconta Bobò, che dopo l’entusiastica accoglienza della critica internazionale al festival di Locarno, già selezionato al DocLisboa e all’IDFA di Amsterdam, è ora tra i protagonisti del 43esimo Torino Film Festival, nel concorso documentari, poi in tour nelle sale dal 27 novembre distribuito da Luce Cinecittà.
“Bobò per me è stato un fratello, un amico, un amore, un collega - racconta con emozione Delbono che nel film è anche la voce narrante, mentre le musiche originali sono di Enzo Avitabile – ci eravamo conosciuti nel 1995. Io facevo un laboratorio teatrale nel manicomio di Aversa coi pazienti e avevo subito notato che lui era bravo. Era sordo ma misteriosamente ballava sempre con il ritmo giusto. Lui, poi, ogni giorno mi dava segnali che avrebbe voluto venire con me. Così col tacito assenso dei medici, lo portai via”.
Comincia lì un legame umano e artistico destinato a lasciare un segno e non solo nelle loro vite perché Bobò dal ‘97 con Barboni a La Gioia del 2018 diventa attore, l’anima silenziosa del teatro di Delbono, con quel misto di gioia e saudade, di ingenuità e dolore, di resistenza che ha emozionato i pubblici di mezzo mondo.
“Ho fatto il film per mostrare a tutti la grandezza di Bobò. È stato un atto di amore, sì, e anche di dolorosa memoria perché dopo la sua morte, ho passato anni di perdimento”, confessa Delbono che questa stagione tra gli altri, con Emilia Romagna Teatro, riporterà a teatro Gente di plastica, e per l’anno prossimo progetta un nuovo lavoro, Voglio più luce.
“Vivere con Bobò – continua – non era sempre facile, talvolta si impuntava, faceva capricci, era come un bambino inconsapevole, ma io gli sono debitore perché mi ha donato moltissimo e quando per un lungo periodo in cui sono stato depresso, e il malato ero io, mi ha riportato dentro la vita in modo incredibile”.
Ma il film è anche il racconto di un’esperienza felice di inclusione della diversità e della forza trasformatrice dell'arte e dell’amore. “Una storia che, mi hanno confessato i suoi assistenti, sarebbe piaciuta a Basaglia”. E anche per questo le proiezioni sosterranno la Giornata internazionale delle persone con disabilità che si celebra il 3 dicembre.