Aveva 17 anni Ambra Sabatini quando la sua vita di atleta è cambiata. Era il 5 giugno 2019 stava andando agli allenamenti in scooter insieme a suo padre quando un’auto ha invaso la loro corsia. Tre mesi dopo l’incidente e l’amputazione della gamba, Ambra era già in acqua per allenarsi, un anno dopo alle Paralimpiadi di Tokyo vinceva la medaglia d’oro e registrava il record mondiale nei 100 mt.
"Ambra Sabatini - A un metro dal traguardo", il documentario sull'atleta medaglia d'oro paralimpica
Ora la sua storia è un film, Ambra Sabatini. A un metro dal traguardo, realizzato da Mattia Ramberti (produzione Giffoni Innovation Hub e Blackbox Multimedia in collaborazione con Autostrade per l'Italia e con il contributo di Accenture Song) che sta facendo il giro dell’Italia. Dopo alcune anteprime il documentario incontrerà molti studenti il 3 dicembre in occasione della Giornata mondiale delle persone con disabilità. Il film è distribuito da Adler Entertainment.
Partiamo dal titolo, cosa vuol dire ‘A un metro dal traguardo’?
“A un metro dal traguardo fa riferimento un po' ai miei più grandi traguardi, quello di Tokyo, quando a un metro dal traguardo mi sono messa a piangere dalla gioia, e quello di Parigi, dove purtroppo c'è stata la caduta. Sono stati due momenti molto importanti per me di crescita, di conquista comunque. È un titolo che rispecchia il mio percorso. Un titolo che vuol far capire che a volte importante è la partecipazione, l'essere in quel momento lì, proprio a un metro dal traguardo”.
Cosa si aspettava da questo film prima di farlo, cosa l’ha sorpresa, cosa le ha dato?
"Il progetto mi si è presentato quando ero piccolissima, quindi dopo Tokyo. Mi aspettavo di poter raccontare la mia storia di rinascita, però volevo che ci fosse un'impronta sportiva forte. E così è stato, perché alla fine nel film si racconta veramente lo sport paralimpico nei dettagli diciamo più professionalizzanti: l'allenamento, l'infortunio, le persone che ti stanno accanto, che ti seguono. È emerso tanto del mondo paralimpico, di come si sta cambiando anche”.
Il film sta girando l’Italia: Orbetello, Grosseto, Lucca, Livorno poi Firenze, Milano, Roma, Napoli. Lei ha scelto di sostenerlo in tutte le tappe.
“Sì ci tengo a fare un saluto prima della proiezione. Già in queste prime tappe ho potuto percepire come è stata accolta la mia storia dal pubblico di casa, all'Argentario. Le persone si rispecchiano in me, nel senso che riescono a trovare sempre un frangente della mia storia che racconta anche la loro. Questa è la cosa più bella”.
Il film è stato presentato anche al Giffoni film festival. I ragazzi che curiosità avevano?
"Le domande dei ragazzi sono le più belle perché sono le più sincere. A Giffoni hanno spaziato moltissimo: dalle curiosità sulla protesi, quante ne ho, se è difficile usarle, come è nata la mia passione per lo sport, come ho reagito alle cadute, se ho mai pensato di fermarmi. Anche molto profonde nella loro semplicità”.
Ecco una domanda molto semplice, come nasce il rito della treccine prima della gara come portafortuna?
"Le treccine sono un rito che faccio per rilassarmi. Quando ero mezzofondista ce le facevamo a vicenda con le mie compagne di squadra. Dopo sono diventate un portafortuna, poi ho imparato a farmele da sola per entrare nell’ottica della gara”.
A luglio 2023 c’è stato quel piccolo miracolo delle Charlie’s Angels. Con Martina Caironi e Monica Graziana Contrafatto siete finite sulle prime pagine di tutti i giornali per aver conquistato il podio. Come si concilia amicizia e competizione?
"Con Martina e Monica è stato facilissimo. Quando sono arrivata loro già si conoscevano, in realtà sono due persone molto diverse che entrano in competizione facilmente. Io in qualche modo le ho unite. Ho cercato di fare squadra con loro nei momenti pre gara, quando la tensione è al massimo. E fra noi è sbocciata una bellissima amicizia. Non ci sono trucchi per far funzionare questo rapporto: solo rispetto per l’avversario e affetto per le amiche”.
Il film ricostruisce anche il momento dell’incidente e lei si definisce una sopravvissuta. A chi ha avuto un trauma ma non ha la sua forza ed energia cosa vuole dire?
"Secondo me ognuno di noi ce l’ha dentro, è solo difficile tirarla fuori. In quegli istanti però è il proprio istinto di sopravvivenza e di cercare di recuperare il nostro stile di vita che ti fa reagire. Almeno per me è stato così… È stato come un boomerang, la mia reazione all’incidente. A chi ha avuto un trauma dico di non mollare perché la vita ti può mettere davanti tante sfide ingiuste ma se ne deve uscire. Alle volte anche più forti”.
È diventata testimonial della sicurezza stradale. Nel film c’è la visita alla sua vecchia scuola. È un argomento tragicamente attuale, ogni fine settimana ci sono ragazzi che muoiono in incidenti stradali.
"Purtroppo ogni giorno ci sono brutte notizie. Io con Autostrade per l’Italia ho avviato un progetto per cui vado nelle scuole a parlare dei comportamenti corretti alla guida, le cose da non fare al volante. Dai ragazzi c’è sempre molto interesse, sono stata in tanti istituti, Roma, Livorno, città con alti tassi di incidenti. Si capisce che i ragazzi lo vivono o lo hanno vissuto in prima persona, è l’età in cui si comincia a utilizzare il motorino. Si vuole responsabilizzare, ma la mia impressione è che siamo sulla giusta strada. Certo gli adulti dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio”.
Nel film ci sono le difficoltà che ha avuto quando si è rotta le costole ed è stata costretta a mettersi a riposo. Che significa per un atleta saltare una gara, fermarsi?
“È stato molto, molto difficile per me quel periodo. Nel mezzo della preparazione a pochi mesi dalla gara, ho avuto un brutto infortunio che non mi ha permesso di fare le gare di avvicinamento. Che sono molto importanti. Per un atleta è qualcosa di molto difficile da gestire perché sai che arriverai lì senza sicurezze, devi creartele nella tua testa. Un infortunio è quasi un lutto per un atleta, lo sport per noi è passione e mestiere, è tosta affrontarlo”.
Nel film si ragiona sul diritto al fallimento. Che è un tema che travalica lo sport, che riguarda qualsiasi ambito. I giovani vivono con molta difficoltà questa necessità di performance continua.
"Penso che veramente in tutti i campi ci sia sempre lo sguardo rivolto alle vittorie e al primeggiare, ma forse dalle sconfitte si impara più che dalle vittorie. Ciò che conta è avere la consapevolezza di aver dato il massimo e non aver nulla da recriminarsi. Quel momento può diventare un’occasione di riflessione, su cosa bisogna cambiare e poi fa parte del percorso, cadere e rialzarsi, reinventarsi. Ognuno ha la sua storia”.
A ottobre ha conquistato nuovamente l’oro a Nuova Delhi. Cosa ha significato?
"Nuova Delhi per me è stato un mondiale bellissimo, una vittoria di cui avevo bisogno per recuperare fiducia e scacciare i dubbi dell’anno passato. Ho iniziato un nuovo percorso con il nuovo allenatore Fabrizio Mori, e ho aggiunto una specialità nuova, il salto in lungo che purtroppo non è andato benissimo. Anche Nuova Delhi è stata una grande sfida perché il lungo era il giorno prima dei 100 mt. e dopo quella forte, forte batosta del salto in lungo è stata una missione recuperare energie e fiducia per buttarsi in campo il giorno dopo. Non volevo sbagliare, volevo vincere. Sono state 24 ore intensissime. Che hanno rispecchiato l’anno che ho passato da Parigi all’oro. Ho sentito le sensazioni che cercavo da tanto tempo, è stata una bella rimonta”.
In quella occasione ha preso una posizione forte rispetto alle Olimpiadi, sulla protesi aveva scritto “no war off track” e detto che i paesi in guerra non debbono partecipare ai Giochi. È ancora di quella opinione?
"Sono sempre convinta del mio pensiero. Si può criticare quanto si vuole, i fatti sono fatti. Questo regolamento c’è sempre stato e io sono convinta che sia giusto così. Lo sport deve essere al di fuori dalla politica ma non può essere al di fuori della società, i messaggi che mandiamo sono forti. Non possiamo stare zitti”.
Come si prepara a Los Angeles 2028?
"Questo percorso mi vedrà qui a Livorno, sempre con Fabrizio. L’obiettivo è arrivare lì al massimo delle mie capacità. Punto a due medaglie d’oro: sia nel salto in lungo che nei 100 mt. Le possibilità ci sono, bisogna soltanto pestare il più possibile in questi anni in allenamento. E che tutto fili liscio. Noi ce la metteremo tutta".