ROMA – Ficarra e Picone, Salvo e Valentino, sono due infermieri pendolari tra Milano e Palermo, cosa che esaspera le famiglie. Stanca dei litigi, la figlia di Picone chiede a Babbo Natale una connessione magica tra le città: spunta un portale-cassonetto, che non risolve i problemi familiari e per una serie di scelta maldestre dà vita a un caso politico nazionale. Sicilia Express, cinque episodi diretti da loro, è su Netflix da domani.
Come nasce la serie?
Ficarra: «Siamo partiti per fare un fantasy e poi ci siamo detti: “Ma questa è un’autobiografia”. Viviamo in Sicilia ma il lavoro da anni ci porta a viaggiare, notare differenze, disservizi, mancanza di strutture».
Picone: «Le differenze tra Nord e Sud nella serie sono quelle tra i cassonetti, quello del Nord pulito e profumato, l’altro più scassato. E poi il malato che va a curarsi al Nord seguito dalle famiglie, l’emigrante per lavoro, il Sud senz’acqua. Volevamo acc…
ROMA – Ficarra e Picone, Salvo e Valentino, sono due infermieri pendolari tra Milano e Palermo, cosa che esaspera le famiglie. Stanca dei litigi, la figlia di Picone chiede a Babbo Natale una connessione magica tra le città: spunta un portale-cassonetto, che non risolve i problemi familiari e per una serie di scelta maldestre dà vita a un caso politico nazionale. Sicilia Express, cinque episodi diretti da loro, è su Netflix da domani.
Come nasce la serie?
Ficarra: «Siamo partiti per fare un fantasy e poi ci siamo detti: “Ma questa è un’autobiografia”. Viviamo in Sicilia ma il lavoro da anni ci porta a viaggiare, notare differenze, disservizi, mancanza di strutture».
Picone: «Le differenze tra Nord e Sud nella serie sono quelle tra i cassonetti, quello del Nord pulito e profumato, l’altro più scassato. E poi il malato che va a curarsi al Nord seguito dalle famiglie, l’emigrante per lavoro, il Sud senz’acqua. Volevamo accorciare le distanze, comicamente e anche olisticamente».
Avete esperienze dirette.
Pic: «Sì. La Salerno–Reggio Calabria, la Palermo–Catania, le strade del Siracusano… hanno un trattamento diverso rispetto al Nord».
Fic: «Infatti abbiamo il fuso orario, a Trapani sono le otto, a Messina sono già le dieci».
C’è il tema del ponte sullo Stretto.
Pic: «Lo Stato ha impiegato 50 anni per completare la Salerno–Reggio Calabria: costava meno ricostruire Salerno accanto a Reggio Calabria. Uno Stato che lascia strade in quelle condizioni può pensare al ponte? Mica ci illudiamo di essere giapponesi».
Fic: «Da un lato scendono i turisti in Sicilia, dall’altro salgono malati e disoccupati verso gli ospedali del Nord. È un riciclo. Il ponte serve anche a questo: al riciclaggio».
Salvini rilancia il ponte e ne propone uno ideale verso la Russia.
Pic:«Un ponte sulla coerenza. Si potesse fare, non sarebbe male».
Fic: «È un ponte multitasking, se lo attraversano i giovani passa pure l’acne».
La distanza Nord–Sud?
Pic: «Riguarda le strutture, non le persone. Gli italiani ci sono. Una volta si diceva: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. Oggi è il contrario».
Fic: «Paghiamo l’alta velocità, ma non arriva da noi, siamo quelli del piano terra che pagano l’ascensore».
Pic: «Pino Caruso diceva “non Trenitalia, ma treni di mezza Italia” perché i treni veri cominciano da Napoli in su. E poi l’acqua, la sanità, l’agricoltura… problemi così radicati che sembra “naturale” che il Sud resti così. Nasce il sospetto che ci sia una volontà politica antica: forse tutte le nazioni hanno bisogno di un Sud più povero, come dice il premier Max Tortora».
Di un uomo delle forze dell’ordine che ha le prove delle malefatte di Stato i politici dicono: “Se ci fossero più persone oneste come questa, avremmo bisogno di più tritolo”.
Pic: «Penso che sia il momento di ricordarsi di quel tritolo. Dei magistrati che si sono immolati per un’idea di Italia più libera».
Mattarella oggetto di attacchi, le istituzioni sotto stress.
Fic: «Il comico dovrebbe distorcere la realtà, invece oggi è la realtà che distorce il comico. È già fin troppo deformata».
Pic: «Abbiamo un presidente del Senato che è super partes rispetto a sé stesso. Non è che se dici: “Non rinuncerò mai al mio essere politico anche se sono presidente del Senato”, allora puoi farlo. Il Presidente Mattarella è garanzia della Costituzione».
Il finale di serie è quasi eversivo.
Pic: «Oggi dire che l’Italia è unita e deve dare pari opportunità è eversivo. È rivoluzionario narrare di un Paese unito da un cassonetto».
Fic: «I cassonetti vanno difesi, tra poco saranno preistoria. Salvini dovrebbe occuparsi del ministero della Difesa del cassonetto».
C’è un cast sorprendente.
Fic: «Abbiamo cercato facce che non si vedono da un po’, per noi hanno un valore affettivo. Con Sergio Vastano siamo tornati al mondo che ci ha fatto ridere da ragazzi. E poi Bertolino, Pisani, Follesa, Tirabassi, Tortora e Tosto, “il signor Giacalone”. Dare loro spazio è un modo per raccontare un’Italia reale, non televisiva».
Siete una coppia aperta, Ficarra ha recitato in una serie e ora è a teatro con “Non ti pago”.
Fic: «De Filippo è uno dei più grandi, la regia di Luca è splendida. Le risate dal vivo ti arricchiscono. E ora che sono in tournée, Valentino sente la mancanza: ogni mattina mi tiene quattro ore al telefono».
Voi su piattaforma, a Natale in sala Checco Zalone.
Fic: «C’è stima reciproca. E siamo felici per quello che fa bene al cinema».
Tornerete in sala nel Natale ‘26?
Pic: «Sì. Dopo film più “storici”, ci interessa tornare all’oggi, raccontare l’attualità. Vedremo come».