Claude Lelouche: “La mia idea di amore? La coppia è una tempesta, la noia sarebbe fatale”
di Arianna FinosCapelli brizzolati e fascino ancora invidiabile all’età di ottantotto anni, Claude Lelouch si racconta con un autoritratto consapevole. Al Torino Film Festival ha ricevuto la Stella della Mole. Con il suo nome legato indissolubilmente al successo di Un uomo, una donna del 1966, ma con una filmografia molto più lunga e variegata, il regista è diventato il simbolo del racconto amoroso al cinema. Ora approfondisce il legame tra la sua idea di cinema e la sua idea d’amore, che la vita gli ha mostrato come una una costruzione sempre instabile e perciò rivelatrice: “Si impara che tutto è complicato prima di diventare semplice e che le cose non accadono mai come le avete immaginate. L’amore ha una fantasia folle, gioca con noi, ci testa, misura la nostra onestà e la nostra intelligenza. È un dottore della vita che ci obbliga a migliorare costantemente”.
Per il regista francese, “la più grande storia …
Capelli brizzolati e fascino ancora invidiabile all’età di ottantotto anni, Claude Lelouch si racconta con un autoritratto consapevole. Al Torino Film Festival ha ricevuto la Stella della Mole. Con il suo nome legato indissolubilmente al successo di Un uomo, una donna del 1966, ma con una filmografia molto più lunga e variegata, il regista è diventato il simbolo del racconto amoroso al cinema. Ora approfondisce il legame tra la sua idea di cinema e la sua idea d’amore, che la vita gli ha mostrato come una una costruzione sempre instabile e perciò rivelatrice: “Si impara che tutto è complicato prima di diventare semplice e che le cose non accadono mai come le avete immaginate. L’amore ha una fantasia folle, gioca con noi, ci testa, misura la nostra onestà e la nostra intelligenza. È un dottore della vita che ci obbliga a migliorare costantemente”.
Per il regista francese, “la più grande storia d’amore di tutti i tempi è la storia del mondo. È stata costruita sull’amore e sulla guerra: amore e guerra, amore e guerra. Succede agli uomini – spiega – come succede alle nazioni: ci si ama, poi non si sa perché ci si fa la guerra, e da quella guerra nascono altre riconciliazioni. Una coppia non è un viaggio tranquillo, è una successione di tempeste. Senza tempeste ci si annoia, e la noia è una malattia gravissima”. Nella sua vita le due passioni non si sono mai separate: “Mi sono innamorato della vita e del cinema nello stesso momento. Il cinema è lo strumento ideale per filmare la vita. Ho passato la mia esistenza a filmare la vita, l’amore, la morte, gli amici. Filmo ciò che amo, ciò di cui sono certo. Quello che non amo, non ne sono sicuro: di ciò che amo sì.”
Sollecitato a raccontare il suo legame con Valérie Perrin, ha descritto un incontro che sembra la sceneggiatura di uno dei suoi film: “Diciannove anni fa, all’inaugurazione della piazza a mio nome, una giornalista mi ha infilato una lettera nella tasca dicendo: la leggeta stasera. A casa ho trovato tre pagine splendide, piene di intelligenza, firmate Valérie, senza telefono né indirizzo. Volevo assolutamente rivederla. Poi il mio migliore amico mi ha detto che una donna gli aveva chiesto uno dei miei film: aveva preso il suo numero L’ho chiamata, era lei. Non ci siamo più lasciati. Le ho detto: se scrive cento pagine così, farà un best seller. Oggi è la scrittrice francese più venduta al mondo”.
Prima di chiudere la lunga carriera, vuole consegnare alla storia del cinema ancora un progetto, l’ultimo, un film senza rete che segua il flusso stesso del vivere: “Sto preparando il mio cinquantaduesimo lavoro e non ho alcuna voglia di farne un altro dopo. Voglio che sia un fuoco d’artificio, voglio divertirmi al cento per cento. Ogni sequenza inventerà la successiva, come ogni secondo inventa quello dopo. Ci metterò un anno e mezzo, due anni, tagliando e costruendo via via. Voglio concedermi l’assoluta libertà, la follia totale”.
Interrogato sull’eredità che gli ha lasciato il cinema, ha risposto che tutto quello che gli serviva era già nel presente: “Il presente mi ha spiegato tutto. Il passato non mi interessa: è come avere un morto fra le braccia. Il futuro è talmente complicato che rovina il presente. Io sono un uomo del presente. E il cinema filma il presente. Ho capito molto presto che dovevo combattere politicamente gli estremi e, nella vita privata, gli eccessi. Un buon film è una ricreazione, un cortile in cui ci si diverte e si impara”.
Riflette sul cambiamento della Francia e dell’Europa mediterranea, parla di abbondanza e fragilità: “Francia, Italia e Spagna sono i paesi più belli del mondo. Potrebbero quasi essere un unico paese. Siamo bambini viziatissimi. La crisi che viviamo non è una crisi di mancanza: è una crisi di abbondanza. Abbiamo troppo di tutto. Quando si è sazi, non si ha più fame. Oggi siamo come clienti in un ristorante che non hanno più appetito: non apprezziamo più niente. E come in tutte le crisi dei bambini viziati, c’è il rischio che tutto sfoci in una catastrofe mondiale, anche se spero il più tardi possibile.” Invitato a chiudere con un pensiero personale, ha lasciato un’immagine limpida: “Io sono rimasto un bambino. Mi meraviglio ancora ogni mattina nel vedere il sole alzarsi. È un privilegio, forse il più grande”.