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Zalone sfida Avatar: “Inutile essere ipocriti: speriamo di fare soldi. Cameron dirà: chi è questo?"

A cinque anni da “Tolo tolo” il nuovo film “Buen camino” diretto da Gennaro Nunziante in sala a Natale in oltre mille copie
5 minuti di lettura

“Rispetto al politicamente corretto io penso che invece di lamentarsene bisogna essere scorretti, ma intelligentemente scorretti. Non avverto questo problema”. Checco Zalone torna dopo cinque anni e, subito dopo la proiezione in anteprima di Buen camino al cinema romano Barberini – ma c’è anche la proiezione gemella all’Anteo di Milano - incontra la stampa.


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Il viaggio nel nuovo film è iniziato con un invito a QR code e dispositivi anti-pirateria. L’uomo d’oro del cinema italiano è tornato e il suo Buen camino è una felice fatica: il riccone protagonista molla la vita firmata per farsi pellegrino, costretto a camminare, a perdere fiato, a sporcarsi le scar…

“Rispetto al politicamente corretto io penso che invece di lamentarsene bisogna essere scorretti, ma intelligentemente scorretti. Non avverto questo problema”. Checco Zalone torna dopo cinque anni e, subito dopo la proiezione in anteprima di Buen camino al cinema romano Barberini – ma c’è anche la proiezione gemella all’Anteo di Milano - incontra la stampa.


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Il viaggio nel nuovo film è iniziato con un invito a QR code e dispositivi anti-pirateria. L’uomo d’oro del cinema italiano è tornato e il suo Buen camino è una felice fatica: il riccone protagonista molla la vita firmata per farsi pellegrino, costretto a camminare, a perdere fiato, a sporcarsi le scarpe, mentre dietro di lui — senza dirlo, senza accorgersene — cammina anche il pubblico. Spettatori ed esercenti ci contano moltissimo, perché ogni film di Zalone non è solo un’uscita ma una prova di resistenza collettiva: riempire le sale, ridere insieme, vedere se il cinema popolare italiano riesce ancora a muoversi. Nelle sale – oltre mille – certifica l’ad Giampaolo Letta, lo porta Medusa: la sfida diretta è alla saga di James Cameron, il titolo che promette battaglia: Avatar; fuoco e cenere.

"Inutile essere ipocriti” ammette Zalone, “speriamo di fare soldi, di incassare. Come dicono i produttori i possibili ricavi futuri possono fare bene, dar da mangiare ai lavoratori, a tutto il comparto. Ci sono grandi aspettative e i dati almeno di oggi sono abbastanza confortanti, dovrebbe svegliarsi James Cameron e dire la mattina del 26 “ma chi cazzo è questo Checco Zalone?”".

Zalone show alla presentazione di "Buen Camino": figlie, paure e scorrettezza

Buen camino è una storia apparentemente minima, ma è una metafora molto precisa del nostro tempo, perché Luca Medici in arte Zalone non è mai stato un profeta che anticipa: è un sismografo che registra, specie ciò che l’Italia preferisce non guardare. E dire quello che è. Lo si capisce fin dall’apertura del film, diretto da Gennaro Nunziante. Una villa immensa e volutamente cafona nella Sardegna migliore, ripresa con un movimento di macchina che indugia sull’eccesso: giardino monumentale, piscina scenografica, opere pop autoreferenziali, una gigantesca testa rossa con il suo profilo e gli immancabili occhiali da sole. Il personaggio vive immerso nel culto di sé: accappatoio con logo dorato CZ, doccia sensoriale, domestici che lo precedono e inseguono nella vestizione, rituali mattutini accompagnati da canzoni spagnoleggianti. È un uomo che non cammina più da tempo, che galleggia nel privilegio. Il mondo che lo circonda è un campionario di stereotipi volutamente spinti: la compagna venticinquenne messicana, le battute sulla differenza d’età e sulla provenienza, l’ambiguità continua tra politicamente scorretto e autodenuncia.

La sala ride, perché Zalone lavora ancora sul rumore e fa ridere cattivo, dall’Olocausto alle battute etniche. In un ostello spagnolo particolarmente spartano, cercando di dire una cosa gentile, dice “mi sembra di essere in un film, Schlinder’s list”, e poi va a controllare le docce “non esce gas, ma acqua”. Dell’intellettuale e nuovo compagno della ex moglie modella, un intellettuale e regista palestinese dice “È l’unico palestinese che ha occupato un territorio, Gaza, gaza mia”. E quando, dopo aver sacrificato un orologio prezioso come voto affinché la figlia non abbia flirt con altre donne ma con maschi e la vede con un ragazzo asiatico dice rivolto a Dio “Io ti do un pezzo pregiato e tu mi rifili una cosa cinese…”.

"Buen camino", il ritorno di Checco Zalone a Natale - Il trailer

Quando il ricco Zalone si mette a seguito della figlia nel cortei dei pellegrini, il Buen camino cambia tono, il film si spoglia progressivamente dell’eccesso iniziale per entrare nella sottrazione: sentieri assolati, pioggia, montagne fredde, ostelli fatiscenti, pasti casuali, corpi stanchi. Il privilegio viene tolto un pezzo alla volta. Il padre perde la chioma riccioluta e ritrova la testa rasata, s’immola al ridicolo. In un’epoca di padri mai cresciuti, assenti, superficiali, inutili, una figlia che se ne va è un atto radicale. Il femminile, qui, è contrappeso morale, funzione narrativa di riscatto.

"La prostata inflamada" di Checco Zalone: il videoclip in attesa dell'uscita di "Buen camino"

Rispetto al cuore del film – il rapporto tra un padre e una figlia in cui essere genitore è un mestiere sconosciuto, sono i figli, le figlie, a indicare il cammino, Zalone dice: “Sì, è una cosa che può apparire anche ruffiana diciamo, ma c’è della mia vita vera. Io son papà di due figlie, una ha tredici anni e l’altra dieci, se non erro (la battuta è sul padre del film che non ricorda la data di nascita della rampolla ndr). Non sono come la protagonista del film, sono sempre sui social e a giocare col cellulare. Ma, specie con la più grande comincia a configurarsi quel tipo di rapporto conflittuale. Spesso mi sembra di parlare in una lingua diversa. La ragazza del film rifiuta tutto, ha chiuso i social, è ricchissima ma sa che nella vita c’è qualcosa di più. Siamo partiti da qui”.

Negli ultimi cinque anni sono cambiate molte cose nel cinema e la commedia è forse in genere che ha pagato di più la crisi post-pandemia. Logico che Luca Medici senta la pressione del fatto che i suoi film sono considerati decisivi dal comparto: “Io guardo molto ai ragazzini, alla reazione del pubblico più giovane. Sono abituati a una comicità immediata. Mia figlia non l’ho mai vista attenta a un contenuto che durasse più di quaranta secondi. L’idea di tenerli fermi un’ora e mezza in sala mi spaventa. Questo è un film tradizionale, di un’ora e mezza. Vediamo come va: lo scopriremo insieme”.

Zalone ha un grande seguito anche tra i giovanissimi “non so davvero perché. Posso fare solo riflessioni banali. I ragazzini mi seguono sui social, spezzettano tutto. E io, anche spezzettato, funziono. Ci sono bambini di quattro o cinque anni che mi conoscono. Evidentemente non hanno visto i film interi. I genitori gli mostrano le battute. Però io credo che un film debba essere un racconto, con una drammaturgia. La mia curiosità è capire come si porranno davanti a un racconto intero, anche se semplice”. A chi gli chiede di definire il film con un aggettivo risponde “per famiglie”, a chi gli segnala le esternazioni dell’ex produttore Pietro Valsecchi risponde: “Gli voglio bene”.

A diciassette anni Luca Medici non aveva afflati spirituali, il grande sogno era “diventare un musicista e in parte ci sono riuscito, anche se la carriera è partita come comico”. Oggi quel cammino spirituale lo farebbe? “Sì, ma non da attore, non lavorandoci. Ho visto tanta gente cambiare, ho sentito tanti racconti di persone arrivate alla fine del cammino cambiate in maniera significativa. Chissà che un giorno non lo faccia seriamente, negli ostelli, come si deve. Non so se il termine spiritualità sia quello giusto, però sì: l’idea che la vita non finisca nella vita, che tutto quello che ti succede sulla terra sia una piccola parentesi, questo sì, da sempre”.

Del rapporto ritrovato con Gennaro Nunziante, è stato un ritrovarsi innanzitutto fisico, da vicini di casa “Non è una battuta. Viviamo accanto, questo cammino ci ha portato a frequentarci con più frequenza”. “Per il futuro – continua – non sappiamo non lo sappiamo. Io lo dico pubblicamente: vorrei fare qualcosa in Italia, perché è bello il cammino, ma è una fatica enorme doversi spostare in Spagna. È una terra bellissima, però si mangia veramente di… m. Comunque, al di là delle battute, si è formata davvero una famiglia. Forse perché quel cammino ha un’energia millenaria dentro e ti porta a essere parte di quella cosa lì. Questa famiglia è nata prima del film, da una scelta di grande fiducia nei confronti dei produttori, che ci hanno dato tutto quello che serviva. Quando lavori nella fiducia, nella serenità e nella lealtà, tutto diventa molto bello".

Zalone è nella vita ha pensato di mollare, come la giovane co-protagonista del film? “Quotidianamente, ogni mezz’ora penso di mollare. Io sono una persona – i miei amici lo sanno – parecchio emotiva. Sento molto la tensione, la assorbo tutta. Ogni mattina mi alzo e, a volte, penso davvero di non alzarmi. È un po’ questo tratto, questa mia caratteristica, che abbiamo messo in Cristal: una che ha preso a fare tante, tantissime cose. Nel dipingere il personaggio era proprio questo l’aspetto da evidenziare, cioè l’incapacità di portare a termine le cose, che è spesso motivo di crisi nei ragazzi. Abbiamo anche interrogato degli psicologi, e ci dicevano che uno dei problemi dei giovani di oggi è la mancanza di fiducia in se stessi, che non li porta a scegliere un percorso e quindi li fa andare completamente in crisi”.

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