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Russell Crowe, il mostro seducente del processo di Norimberga

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Nel film di James Vanderbilt è la prova d’attore del divo a dare corpo morale a un film tutt’altro che perfetto che si riscatta con un finale potente che va al di là della mera ricostruzione storica
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Ci voleva un criminale efferato come il nazista Hermann Göring per riportare Russell Crowe agli onori delle cronache cinematografiche, e anche - absit iniuria - per regalargli un ruolo che esaltasse un fisico, diciamo così, meno atletico rispetto ai tempi del Gladiatore (sono passati venticinque anni, maledizione…).


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In Norimberga, il film che ricostruisce il primo famoso processo del 1946 ai gerarchi nazisti, Crowe è - in ogni senso - gigantesco. Qualcuno lo accuserà di avere “umanizzato” Göring, ma era necessario: il film racconta in sostanza la storia di un plagio, quello che il successore designato di Hitler esercita sullo psichiat…

Ci voleva un criminale efferato come il nazista Hermann Göring per riportare Russell Crowe agli onori delle cronache cinematografiche, e anche - absit iniuria - per regalargli un ruolo che esaltasse un fisico, diciamo così, meno atletico rispetto ai tempi del Gladiatore (sono passati venticinque anni, maledizione…).


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In Norimberga, il film che ricostruisce il primo famoso processo del 1946 ai gerarchi nazisti, Crowe è - in ogni senso - gigantesco. Qualcuno lo accuserà di avere “umanizzato” Göring, ma era necessario: il film racconta in sostanza la storia di un plagio, quello che il successore designato di Hitler esercita sullo psichiatra americano spedito a Norimberga per valutare la salute mentale sua e degli altri imputati. Il dottor Douglas Kelley (Rami Malek), dopo aver trascorso con i nazisti ore e ore di test e dopo esser diventato quasi “amico” di Göring, finisce per convincersi che il numero 2 del Reich sia sincero nell’addossare tutte le colpe a Hitler, a Himmler e a Heydrich (tutti assai opportunamente deceduti).

È quindi giusto, drammaturgicamente, che il criminale sia inizialmente seducente e che Kelley cambi idea dopo aver visto i filmati che furono effettivamente proiettati durante il processo: si tratta delle celebri, terrificanti riprese effettuate dalle troupe cinematografiche angloamericane che seguivano l’avanzata dell’esercito (quelle di Dachau sono di un grandissimo regista, quel George Stevens che anni dopo avrebbe girato Il diario di Anna Frank). Spezzoni dei filmati sono visibili nel film, e sono ancora oggi insostenibili. Convintosi della mendacia di Göring, Kelley fornisce alla pubblica accusa gli strumenti per far venir fuori la sua abiezione e condannarlo a morte. Anni dopo scriverà sul processo un libro ignorato da tutti, e finirà per suicidarsi con una capsula di cianuro, esattamente come Göring e altri nazisti. Nel finale lo vediamo partecipare a una trasmissione radio e ammonire vanamente l’America sui molti nazisti, o pseudo tali, che sta allevando in seno. Segue, sui titoli di coda, una frase del filosofo R.G. Collingwood: “L’unico indizio su ciò che l’uomo può fare è ciò che l’uomo ha già fatto”.

Il regista James Vanderbilt è davvero un Vanderbilt, ovvero il rampollo di una delle più ricche famiglie americane. Si può dire faccia il cinema per hobby, ma lo fa ad alti livelli. Norimberga è film tutt’altro che perfetto, ma la confezione tradizionale e altamente stereotipata si riscatta in un finale potente che va al di là della mera ricostruzione storica. Non siamo certo ai livelli del celebre Vincitori e vinti di Stanley Kramer (1961), che per altro era imperniato sul terzo dei dodici processi successivamente celebrati a Norimberga, con altri imputati. Ma è nobile e giusto che il film si proponga soprattutto come una riflessione sul presente: non a caso il pubblico accusatore, l’avvocato americano Robert Jackson (lo interpreta Michael Shannon, forse il migliore in campo al di là della super-prova di Crowe), afferma nella sua arringa che il processo non è solo contro i nazisti, ma contro chiunque si renda colpevole di guerre di aggressione e di genocidio. Chi vuole intendere, in questo periglioso 2025…

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